Il venture capital internazionale snobba il fintech che nel primo trimestre di quest’anno ha registrato il minimo storico di finanziamenti a livello globale. Lo spiega la società americana di analitycs CB Insights nel report State of Venture appena pubblicato. Nel periodo in esame le risorse per la finanza digitale sono diminuite del 16% a 7,3 miliardi di dollari, il livello più basso toccato dall’inizio del 2017.
La flessione del settore
Nel dettaglio ci sono stati 904 investimenti tra cui il finanziamento da 430 milioni di dollari della challenger bank Monzo e quello da 200 milioni dell’americana Bilt Rewards. Le aziende con sede negli Stati Uniti sono state le maggiori destinatarie di capitali, con una raccolta complessiva di 3,3 miliardi di dollari attraverso 393 operazioni.
L’Europa comunque non è rimasta indietro e le sue startup hanno raccolto 2,2 miliardi di dollari in 203 operazioni. I numeri di inizio 2023 erano stati molto diversi, con 16 miliardi di finanziamenti andati a 1.271 startup fintech, il 54,3% in più rispetto agli ultimi dati. Ancora più netto è stato il calo rispetto al primo trimestre del 2022 quando si erano registrati finanziamenti per 32,9 miliardi di dollari a 2.026 startup fintech.
Il problema principale del settore è la ridotta marginalità espressa sinora. Dopo anni di attività molte fintech a livello globale non hanno ancora prodotto un centesimo di profitti. Il problema non riguarda soltanto start up, ma anche aziende ormai affermate con una storia decennale alle spalle. Il mancato breakeven non deriva solo da problematiche finanziarie contingenti ma anche, più in generale, da un modello di business scelto appositamente per spingere volumi e quote di mercato.
Decisamente meglio le cose stanno andando negli altri settori in cui investe il venture capital internazionale. Nel primo trimestre i finanziamenti complessivi sono cresciuti dell’11%, grazie a una manciata di round miliardari concentrati in particolare nell’intelligenza artificiale generativa.
Amazon per esempio ha investito altri 2,75 miliardi di dollari per sostenere Anthropic, una startup con sede a San Francisco considerata all’avanguardia in questo settore. Disney ha iniettato 1,5 miliardi di dollari in Epic Games, produttore del videogioco Fortnite e del motore grafico Unreal Engine. La cinese Alibaba invece ha guidato il più grande round di finanziamento per una startup cinese di intelligenza artificiale.
Nonostante questi mega round, il numero delle operazioni è sceso per l'ottavo trimestre consecutivo, con un calo del 7% a 6.238 deal. Asia ed Europa hanno registrato rispettivamente una contrazione dell’8% e del 9%, mentre gli Stati Uniti, si sono mossi in controtendenza rispetto al trend globale, registrando una crescita delle operazioni dell’1%.
Il primo trimestre di quest’anno ha visto affermarsi 19 nuovi unicorni distribuiti tra Stati Uniti, Asia ed Europa, in leggero calo rispetto ai 23 del trimestre precedente. Tra questi il più grande è stato Figure, uno sviluppatore di robotica umanoide valutato 2,7 miliardi di dollari. In Europa invece i due unicorni più rappresentativi sono stati l’italiana Bending Spoons (2,6 miliardi di dollari) e Mews con sede nei Paesi Bassi (1,2 miliardi di dollari).
Alcuni settori stanno attraendo più capitali di altri. Le startup nel settore della salute digitale, ad esempio, hanno visto i finanziamenti aumentare del 48% nel primo trimestre del 2024, raggiungendo quota 3,7 miliardi di dollari. Le operazioni più significative in questo ambito sono state messe a segno dalle aziende biotecnologiche Freenome (254 milioni di dollari) e BioAge Labs (170 milioni di dollari). (riproduzione riservata)