Il Vaticano si prepara, lavorando a una task force apposita, ad ospitare gli incontri di pace tra Russia e Ucraina. La Santa Sede fornirebbe la location, fungendo da osservatore imparziale, più che mediatore.
Papa Leone sin dal suo discorso di presentazione al mondo come nuovo Pontefice ha fatto appello per la pace a livello globale. Ecco che quindi gli sherpa della democrazia vaticana si sono mossi.
Per quanto nulla risulta definito, il presidente ucraino Volodomyr Zelensky e lo statunitense Donald Trump sarebbero d'accordo a tenere i colloqui in Vaticano. Il presidente russo Vladimir Putin un po' meno, ma potrebbe essere convinto dalla tradizione diplomatica della Santa Sede.
Nella squadra diplomatica della Santa Sede non potrà di certo mancare il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che negli ultimi mesi si è guadagnato la fiducia di entrambe le parti, avendo visitato sotto Papa Francesco sia la Russia che l'Ucraina.
Similmente il Vaticano punterà sull'arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri vaticano, anche lui attivo nei rapporti sia con Russia che con Ucraina, e stimato da entrambe le parti.
L’ufficiale della Segreteria di Stato che si occupa del desk che include anche l’Ucraina è il monsignor lettone Antons Prikulis, subentrato al monsignor Paul Butnaru, che era stato il collegamento del cardinale Matteo Zuppi nelle missioni in Russia, Ucraina, Cina, Stati Uniti, ma è stato trasferito lo scorso febbraio alla nunziatura in Canada.
Per il cardinale Zuppi non è ancora ufficializzata la posizione che dovrà ricoprire. L’incarico ad personam di inviato speciale per le questioni umanitarie era legato al pontificato di Papa Francesco. Anche se sembra che Leone XIV gli abbia chiesto di continuare ad occuparsi delle questioni umanitarie, e per questo ha incontrato sia Zelensky che il segretario di Stato Usa Marco Rubio nel giorno della messa di inizio pontificato il 18 maggio. A prescindere la posizione di Zuppi sarà più defilata.
Negli incontri di pace non potrà non essere coinvolto anche l'arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio a Kiev, che è rimasto nella capitale anche nei momenti più difficili dell'aggressione russa e che non manca mai di mandare rapporti dettagliati sulla situazione. Nondimeno Leone XIV ha mostrato di ascoltare particolarmente l'opinione di Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, anche lui sempre in prima linea dai tempi della guerra.
Da non sottovalutare la gestione della sicurezza per l’eventuale incontro per la pace. In questo ambito, un ruolo chiave sarà ricoperto dal comandante della Gendarmeria Vaticana, Gianluca Gauzzi Broccoletti.
Il cerimoniale dell’incontro sarà invece affidato all'ufficio del protocollo della Segreteria di Stato, guidato dal monsignore venezuelano Javier Domingo Fernández González. D’altronde è stato lui a porgere le sedie a Zelensky e Trump per il loro téte a téte in Basilica Vaticana lo scorso 26 aprile, a margine del funerale di Papa Bergoglio. (riproduzione riservata)