Per il risparmio è stato l’anno del ritorno dei fondi nei portafogli delle famiglie italiane, complici sia il brillante andamento delle borse, sia il calo dei tassi. Mentre le obbligazioni, sia pubbliche che emesse da società, hanno attirato un pò meno interesse proprio per via dell’inizio del ciclo di riduzione del costo del denaro iniziato a giugno dalla Bce. In base ai dati Abi a fine giugno 2024 la consistenza delle obbligazioni nel portafoglio finanziario delle famiglie italiane ammontava a 484 miliardi, il 14,2% in più da fine 2023 quando rispetto a fine 2022 la variazione era stata del +66,9%. Si sta esaurendo dunque la spinta del rialzo dei tassi che fino al 2023 aveva permesso ai risparmiatori di comprare bond con cedole interessanti che hanno dato molte soddisfazioni agli investitori. Ma poi l’inizio della nuova fase di politica monetaria ha tolto appeal alle emissioni obbligazionarie e le previsioni indicano che nel corso del 2025 la Bce continuerà su questa strada come ha ribadito di recente la presidente Christine Lagarde chiarendo che se i «dati in arrivo continueranno a confermare lo scenario di base, prevediamo di abbassare ulteriormente i tassi». I mercati monetari stimano che il tasso terminale arriverà nel 2025 all’1,75% dall’attuale 3% dopo che finora quest’anno la Bce ha fatto quattro tagli da 25 punti base ciascuno.
Della perdita di appeal delle obbligazioni, dunque, ne hanno approfittato in primis i fondi che dopo molti mesi in rosso, confermano i dati Assogestioni, hanno ripreso ad avere da agosto scorso una raccolta positiva, portando il bilancio tra gennaio e novembre 2024 a oltre 16,7 miliardi. Un ruolo importante in questa dinamica lo hanno sicuramente gli Etf che sono compresi nelle statistiche dell’associazione del risparmio gestito. In particolare gli Etf non soltanto passivi, ma anche quelli attivi, la vera novità dell’anno che ha visto diversi asset manager tradizionali entrare nell’arena di questi prodotti che replicano, come i passivi, un indice, ma a differenza di questi ultimi, lasciano spazio al gestore di modificare i pesi dei singoli titoli che lo compongono. Una formula, quella degli Etf attivi che combina la capacità di analisi delle società di gestione, con l’approccio low cost dei passivi. In questo modo molte società di gestione hanno trasposto le loro strategie attive nel mondo dei prodotti indicizzati proponendo una soluzione a basso costo nel tentativo di arginare il boom dei passivi ed intercettare flussi. anche la continua crescita degli Etf attivi. «Detto questo, la stragrande maggioranza degli asset rimane con strategie timide o consapevoli del benchmark, nonostante il probabile ingresso di operatori più attivi, ci aspettiamo che ciò continui», dice Kenneth Lamont, strategist di Morningstar, che tra i trend dominanti nel 2025 vede proprio la continua crescita degli Etf attivi.
E anche le polizze Vita unit linked (il cosiddetto ramo III), ovvero contenitori assicurativi che hanno come sottostante proprio fondi o sicav, sono tornate alla ribalta nel corso del 2024 dopo le uscite del 2023, come emerge dalle statistiche dell’Ania che rilevano sempre per i dieci mesi del periodo gennaio-ottobre 2024 una nuova produzione pari a 20,5 miliardi, il 63,1% in più rispetto al corrispondente periodo del 2023, quando si registrava invece una diminuzione annua del 38,9%. E le polizze Vita legate alle gestioni separate (il ramo I), ovvero contratti che investono i premi in un paniere composto soprattutto da obbligazioni in grado di offrire una certa stabilità di rendimenti, chiudono i dieci mesi, sempre secondo i dati Ania, con un volume di nuovi premi pari a 51,6 miliardi (il 63% dell'intera nuova produzione Vita), in aumento del 12,5%, rispetto all'analogo periodo 2023 (quando si registrava una variazione annua pari a +14,7%). Di questo importo 13,2 miliardi (+8,6% rispetto al dato dei dieci mesi del 2023) fa riferimento a prodotti multiramo (una combinazione tra ramo I e polizze di ramo III), la parte restante, quasi 40 miliardi, è relativa alle ramo I pure. «La raccolta premi lorda delle ramo I quest'anno cresce ancora, anche se in modo un po' più debole rispetto al 2023 perché le compagnie hanno ricominciato a puntare sulle polizze unit linked e sulle multiramo, che assorbono meno capitale ai fini dei requisiti di bilancio».
Ma la raccolta netta delle polizze unit linked, rileva ancora l’osservatorio Prometeia, resta in rosso (nei dieci mesi fa segnare un dato negativo per 7,5 miliardi, si veda tabella) perché l’andamento positivo dei mercati ha spinto molti investitori a chiudere le posizioni per consolidare i guadagni finora ottenuti. «La raccolta netta delle unit linked è in negativo a causa di prese di beneficio», conferma Stefano Frazzoni, senior partner e responsabile della business line Insurance di Prometeia, «mentre per le ramo I il rapporto fra entrate e uscite è ormai quasi in pareggio. Con i tassi dei Btp in calo le ramo I sono avvantaggiate in questa fase perché nell'ultimo anno e mezzo, quando invece i tassi erano in aumento, le loro gestioni separate hanno potuto incamerare titoli di Stato con tassi interessanti che hanno già iniziato a produrre effetti positivi sui rendimenti di questi portafogli».
Nel frattempo, spostando il focus sulla liquidità, si è mantenuto alto l’appeal per i conti di deposito almeno nella prima parte dell’anno, fino a che con la discesa dei tassi, anche questi parcheggi sono stati costretti a ridurre il rendimento proposto. E se fino a pochi mesi fa era possibile trovare depositi vincolati con rendimenti lordi che arrivavano fino al 5%, oggi i migliori tassi sono attorno al 4% annuo lordo, come emerge dal comparatore di ConfrontaConti.it. In ogni caso i conti di deposito continuano ad attirare l’interesse dei risparmiatori per via dell’assenza di costi e della facilità di apertura anche se bisogna tenere presente che sono legati alla solvibilità dell’istituto presso cui si aprono pur nel limite della garanzia del Fondo intebancario di tutela dei depositi. Le banche italiane sono obbligate ad aderire a questo fondo che garantisce ogni singolo depositante, per le disponibilità risultanti sul conto, quindi compresi i conti correnti, fino a 100 mila. Le banche estere operanti in Italia invece, non sono tenute ad aderire al fondo italiano, ma possono limitarsi ad aderire al fondo obbligatorio nel proprio Paese di origine.
Guardando invece a un orizzonte di più lungo termine, si registra il continuo lento avanzare dei fondi pensione che tra allungamento delle vita media e carriere più intermittenti sono diventate un’urgenza per molte categorie di lavoratori, soprattutto i più giovani. Sulla base dei dati Covip più aggiornati a settembre 2024, il totale di posizioni in essere delle forme pensionistiche complementari è di 11 milioni, il 3,3% in più rispetto alla fine del 2023. Nel corso dei nove mesi del 2024, fondi negoziali, fondi aperti e polizze individuali pensionistiche hanno raccolto nel complesso 10,5 miliardi, in crescita del 7,9% sul corrispondente periodo del 2023. Il sistema contributivo italiano che coinvolge tutti i lavoratori dal 1996, pur garantendo una migliore auto-sostenibilità, rischia di non essere altrettanto efficace in termini di adeguatezza delle pensioni perché, evidenza l’Enpap (la Cassa previdenziale degli psicologi) mette sulle spalle di ciascun lavoratore l’onere di costruire interamente la propria pensione attraverso l’accantonamento di una quota importante dei propri redditi. Onere esposto all’attuale incertezza e discontinuità del lavoro, anche per i liberi professionisti, che rischia di far raggiungere solo parzialmente l’obiettivo di proteggere la società da una povertà diffusa quando si cessa l’attività lavorativa. E nel 2025 il governo ha assegnato un nuovo ruolo alla previdenza integrativa: lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 (interamente contributivi), dal 1° gennaio 2025, potranno accedere alla pensione anticipata con almeno 64 anni (e 25 anni di versamenti) utilizzando la rendita della pensione complementare per raggiungere la soglia richiesta di importo minimo del trattamento, pari a tre volte l’assegno sociale.
Sempre sul fronte degli investimenti a lungo termine, Un altro strumento che nel 2025 potrebbe prendere slancio è quello degli Eltif, ovvero i fondi di investimento che investono nei mercati privati (private market, ovvero attività non quotate). Avendo una soglia di accesso limitata, anche a partire da 10 mila euro, sono stati pensati proprio per portare le potenzialità di questi attivi nei portafogli degli investitori privati, ricalcando strategie da tempo in uso dagli istituzionali. A patto però di detenerli per periodi di tempo non brevi perché, come tutti i veicoli specializzati nel mondo del non quotato, gli Eltif presentano dei vincoli di liquidità che impogono una permanenzna nell’investimento di alcuni anni con poche possibilità di uscita anticipata.
Tra l’altro i Pir alternativi, ovvero i Piani individuali di risparmio esentasse (a determinate condizioni) possono essere costruiti sotto forma di Eltif, con una marcia in più quindi sul fronte dei rendimenti grazie al fisco più leggero. In particolare la tipologia di Eltif che più potrebbe conquistare quote di mercato è quella legata all’obbligazionario, ovvero il private debt, quindi emissioni non quotate, ma proprio per questo con un profilo di rendimento (ma anche di rischio) maggiore rispetto ai bond quotati. L’ultimo operatore a entrare nell’arena è Zurich Bank che a metà dicembre ha lanciato sul mercato italiano il primo Eltif del gruppo svizzero (Zurich Private Debt Eltif). «I mercati privati, e in particolare l’asset class del private debt, si sono dimostrati i veri vincitori dell’ultimo biennio. Con una crescita significativa e un valore di oltre 450 miliardi di dollari, il mercato europeo del debito privato offre moltissime opportunità inesplorate», spiega Silvio Ruggiu, direttore generale di Zurich Bank. Ma avverte Lamont: «il modo esatto in cui gli operatori offriranno un’esposizione liquida ad asset illiquidi rimarrà il punto chiave su cui concentrarsi man mano che l’offerta sul mercato crescerà. Gli investitori dovrebbero rimanere cauti. I rendimenti fuori misura che abbiamo visto in alcuni asset privati potrebbero essere un miraggio che svanisce prima ancora che arrivino i risparmiatori meno sofisticati». Secondo Lamont i temi chiave dell’asset management che guideranno il 2025 includono, oltre al citato boom atteso degli Etf attivi, anche la convergenza tra asset quotati e non quotati.
E proprio sulle sfide del risparmio alle ultime tendenze demografiche e alla ricerca di performance alternative nel segmento dei private market è dedicata la prossima edizione annuale del Salone del risparmio organizzata da Assogestioni, in programma a Milano dal 15 al 17 aprile 2025. Come spiega Fabio Galli, direttore generale dell’associazione italiana del risparmio gestito: «L’aumento delle aspettative di vita, la crescente spinta verso l’innovazione e le opportunità offerte dai mercati privati rappresentano temi centrali per il futuro del nostro settore». (riproduzione riservata)