Dalla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano a via Condotti a Roma. Il filo rosso che unisce due dei simboli del lusso italiano è la crisi dell’Ospedale israelitico della capitale, proprietario dello storico Caffè Greco (via Condotti 86). Per il locale ci sarebbe infatti un pretendente milanese: il ristorante Savini della famiglia Gatto, situato in Galleria di fronte a Prada.
L’interesse dei Gatto per il Caffè Greco emerge dalla sentenza del concordato preventivo dell’Ospedale israelitico, consultata da MF-Milano Finanza. Il Ristorante Savini avrebbe così presentato un’offerta vincolante tre settimane fa, con l’obiettivo di ottenere la locazione del Caffè Greco per 26 anni.
L’immobile di via Condotti, tuttavia, rimarrà all’Ospedale israelitico che potrà contare sui proventi dell’affitto per sostenere il piano di concordato e ripagare (almeno in parte) i creditori.
Riavvolgendo il nastro, l’origine della vicenda risale all’autunno del 2015, quando medici e dirigenti dell’Ospedale israelitico finiscono indagati per falso e truffa. Negli anni successivi due eventi minano la stabilità finanziaria della struttura: un netto taglio del budget (identificato nei documenti come la «causa principale» della crisi), deciso nel 2017 dalla Regione Lazio come conseguenza delle indagini, e l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.
L’Ospedale finisce così per accumulare debiti e nel 2024 fa domanda di concordato, assistito dall’avvocato Francesco Marotta. La procedura procede fino all’omologa di un piano quinquennale che certifica un passivo concordatario di oltre 105 milioni di euro, decisa il 21 aprile 2026 da una sentenza del Tribunale di Roma (giudice delegato Daniela Cavaliere). Da qui al 2031 l’Ospedale israelitico si impegna a rimborsare almeno parzialmente i creditori contando di generare in questo arco di tempo 36,9 milioni di liquidità.
Le risorse, secondo le stime del piano, arriveranno dalla gestione operativa della struttura (5,4 milioni), ma anche dall’apporto di nuovi capitali da parte della comunità ebraica (6 milioni) e dagli investimenti immobiliari (7,2 milioni), tra cui proprio il Caffè Greco.
Dalla riapertura dello storico locale di via Condotti, chiuso a ottobre 2025 dopo lo sfratto dei precedenti gestori, potranno infatti arrivare fondi aggiuntivi da utilizzare a servizio del debito. E, vista l’ubicazione e la fama dell’asset, è lecito aspettarsi che altri player del lusso possano essere interessati a sfidare il ristorante Savini per accaparrarselo. (riproduzione riservata)