L’inchiesta condotta dal procuratore di Milano Marcello Viola e dall’aggiunto Roberto Pellicano è coperta dal massimo riserbo e ben poco è trapelato finora sui giornali. Da quello che è emerso, ma il condizionale è d’obbligo, l’inchiesta riguarderebbe anche un presunto concerto tra alcuni azionisti di Mps, Mediobanca e Generali, tra cui Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. La matassa è molto ingarbugliata, proprio perché riguarda la partecipazione in società tra di loro collegate se dovesse andare in porto l’Ops della banca senese su Mediobanca, con a cascata il controllo sulle Generali.
È una matassa resa ancora più complessa dal recente ingresso di alcune casse di previdenza pubbliche sulla scena del risiko bancario. Un ingresso massiccio, da quando Mediobanca ha lanciato essa stessa un’operazione su Banca Generali, con l’opposizione da parte di Caltagirone, che ha chiesto e ottenuto dalla stessa Mediobanca il rinvio dell’assemblea che avrebbe dovuto approvare l’ops su Banca Generali. Rinvio motivato anche, secondo molti, dalla concreta possibilità che il fronte anti ops su Banca Generali avrebbe potuto essere più ampio di quello a favore, facendola saltare.
E qui le partite si ricongiungono, perché quello stesso fronte di azionisti Mediobanca viene dato per certo aderire all’altra Ops, quella che dovrebbe portare l’istituto milanese nelle braccia di Mps, la cui procedura di vendita da parte del Mef della propria quota è adesso sotto la lente della procura di Milano.
Tra gli azionisti di Mediobanca vi sono alcune casse di previdenza, quella degli agenti di commercio Enasarco, quella dei medici Enpam, quella degli avvocati Cassa Forense. Enasarco non ha manifestato apertamente la sua posizione, ma era di fatto assente dal capitale di Mediobanca e ha cominciato a comprare i titoli subito dopo l’annuncio dell’Ops, arrivando a possedere il 2,5%.
Un attivismo che fa chiedere: perché entrare nel capitale di un’emittente proprio nel momento in cui essa annuncia un’operazione verso cui verosimilmente si è contrari? E come mai investire su un titolo a prezzi molto alti, visto che Mediobanca è ai suoi massimi storici?
L’investimento è ingente: agli attuali prezzi, si tratta di quasi 400 milioni di euro, un ammontare notevole posizionato su un unico titolo azionario, visto che l’intero patrimonio gestito dalla cassa è inferiore ai 10 miliardi di euro. Ma sono valutazioni del rischio che spettano al consiglio della cassa, peraltro nel pieno del rinnovo della sua governance, per fortuna con un crescente ruolo della componente dei consulenti finanziari rappresentati dall’Anasf.
L’altro caso è quello della cassa dei medici Enpam, a cui viene attribuito di aver raddoppiato la propria quota in Mediobanca dall’1 al 2%, anch’essa in presunta opposizione all’ops su Banca Generali. All’ultimo stacco dividendi, il 19 maggio scorso, l’Enpam aveva l’1%, per cui gli acquisti sono avvenuti dopo. Il presidente Alberto Oliveti (che tra l’altro siede nel consiglio di Banco Bpm), dopo un lungo confronto con il Ministero del Lavoro (ente controllante di Enpam), sulla mancata modifica statuaria che impediva il suo rinnovo per scadenza di mandato, ha ottenuto a inizio aprile sia il cambio di statuto, sia (all’assemblea che si svolgerà a fine mese) il rinnovo. Anche gli acquisti più recenti di Enpam sono avvenuti con un titolo Mediobanca ai massimi storici.
Le ragioni di questo attivismo degli enti di previdenza sono difficili da comprendere, per due motivi: le risorse ingenti impiegate su un unico titolo in un momento in cui il prezzo è ampiamente influenzato dall’andamento del risiko, quindi plusvalenze teoriche attuali, ma con un significativo potenziale rischio di ribasso post esito delle offerte (che ne fanno in questo momento più un’azione da hedge fund che da cassa che deve custodire le pensioni dei futuri agenti e dei futuri medici).
E poi perché la contrarietà all’operazione su Banca Generali contrasta con l’orientamento espresso dai proxy advisor per gli investitori istituzionali, esattamente quello che sono, o che dovrebbero essere, questi enti di previdenza. (riproduzione riservata)