Il Reddito di Cittadinanza è stato abolito da tempo, ma i controlli non sono ancora finiti, tanto che spuntano nuovi abusi proprio nei giorni a ridosso della festa del lavoro del Primo Maggio. Si tratta dell'esito degli ultimi controlli effettuati dall'Inps, che quell'assegno, voluto dal primo governo di Giuseppe Conte, doveva erogare per legge. E i risultati sono interessanti, secondo quanto può rivelare MF-Milano Finanza.
Sul Reddito di Cittadinanza l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha sviluppato negli ultimi anni un sistema di controlli progressivamente più avanzato, basato su analisi massive dei dati e scenari di rischio costruiti dalla Direzione Centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode.
E proprio queste verifiche effettuate hanno consentito di individuare oltre 30 mila posizioni collegate a Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) con omissioni reddituali rilevanti, per un indebito potenziale superiore a 300 milioni di euro, principalmente legato alla mancata dichiarazione di redditi da lavoro.
Con la digitalizzazione che avanza il sistema dei controlli si è evoluto: non si interviene più solo ex post, ma soprattutto ex ante, integrando stabilmente nelle procedure di istruttoria delle nuove domande le evidenze prodotte dall’Antifrode. In questo modo, spiegano i tecnici, ogni miglioramento individuato attraverso l’analisi dei rischi viene immediatamente tradotto in controlli automatici sulle richieste successive, rafforzando la prevenzione e riducendo in modo significativo il rischio di indebiti.
E in questo senso, partendo sempre dalla buona fede dei cittadini, la suddetta Dsu diventa fondamentale, perché è il documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare, necessario per ottenere il calcolo dell'Isee, l’indicatore della situazione economica. È usata per richiedere bonus, agevolazioni e prestazioni sociali e va presentata all'Inps entro l’anno. Da lì sono partiti i controlli.
Prima di queste verifiche dell'Inps, che si sta dotando di strumenti digitali sempre più approfonditi sotto la guida della direttrice generale Valeria Vittimberga, era stata la Guardia di Finanza a portare avanti tutte le verifiche.
In particolare, nel 2025, a seguito dell'abolizione del Reddito di cittadinanza, le Fiamme Gialle hanno compiuto un vasto giro d'orizzonte sullo strumento di supporto sociale bandiera del Movimento Cinquestelle.
In poco meno di cinque anni di vita il reddito di cittadinanza ha raggiunto in media, compreso il periodo del Covid, ben 3,3 milioni di persone per un costo complessivo di 34 miliardi di euro e avrebbe evitato che un milione di individui precipitassero nella povertà assoluta.
La Guardia di Finanza, dal 2019, anno di entrata in vigore della misura, sino a novembre 2024, ha eseguito complessivamente 75.910 interventi, riscontrando irregolarità in 60.111 casi, pari al 79,55% del totale, accertando contributi fraudolentemente percepiti e indebitamente richiesti per oltre 665 milioni di euro; in tutto sono state segnalate 62.215 persone all’Autorità giudiziaria, per varie ipotesi di reato e sono state attivate le condizioni per il recupero delle risorse indebitamente erogate e la sospensione di quelle in corso.
Le elevate percentuali di irregolarità emerse durante i passati controlli testimoniano la capacità dei finanzieri di andare quasi a colpo sicuro ma anche un’estrema facilità ad individuare le posizioni connotate da elevati alert di rischio.
Oltre i numeri occorre fare un paio di considerazioni se si vuole davvero rimettere al centro della società italiana il lavoro, nel momento in cui l’Italia affronta una crisi energetica importante e ha la necessità di aumentare i salari. La prima: i soldi indebitamente percepiti per ottenere l’assegno, tra i controlli ultimi dell’Inps e quelli della GdF, raggiungono la considerevole cifra di quasi un miliardo di euro, somma con cui si sarebbe completamente finanziato il decreto occupazione del governo.
Si tratta dell’ennesima conferma che ad un euro di evasione, perché tale è percepire un sostegno sociale quando non se ne ha diritto, corrisponde un euro di debito in più. La seconda valutazione da fare è sugli effetti dell’abolizione del RdC sull’occupazione. Il Reddito di cittadinanza è stato sostituito dall'Assegno di inclusione e tale supporto è percepito attualmente da oltre 1,9 milioni di persone per un importo medio di 638 euro, dunque ben oltre un milione di beneficiari in meno rispetto a quelli che avevano il vecchio sostegno.
Dove sono finite queste persone? Probabilmente lavorano, se si prendono per buoni i dati forniti da Palazzo Chigi. La premier Giorgia Meloni, nel presentare il decreto legge sul Lavoro, ha infatti sottolineato come la disoccupazione sia ai minimi di sempre: «Abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno». Questi numeri dimostrerebbero che chi non incassa più il bonus caro ai Cinquestelle si è messo a lavorare. Percependo un salario giusto? Questo è tutto un altro discorso, ma almeno è un primo passo verso uno Stato più equo che evita gli sprechi. (riproduzione riservata)