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Il private equity italiano cresce del 20%: ecco le principali operazioni di maggio
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Il private equity italiano cresce del 20%: ecco le principali operazioni di maggio

29 giugno 2026, 20:00

Osservatorio Pem: in cinque mesi realizzate 228 operazioni, di cui 48 solo a maggio. Quasi i due terzi dei deal dell’ultimo mese sono arrivati da fondi internazionali

Il private equity italiano arriva a quota 228 deal in cinque mesi: si tratta di un incremento del 20% rispetto al 2025, anno record per l’industria. I dati emergono dal Private Equity Monitor-Pem di Liuc Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Am.

Il ruolo dei fondi internazionali

A dare linfa al settore sono state anche le 48 operazioni di maggio, dato perfettamente in linea con quello del 2025 (erano state invece 30 nel 2024). Tra queste, quasi i due terzi (64%) sono attribuibili a fondi internazionali: un dato superiore rispetto alla media degli ultimi anni e che rappresenta, secondo i curatori del rapporto, un segnale di crescente maturità del settore.

Altro elemento interessante emerso dallo studio è che, a fronte dell’87% delle operazioni di maggio rappresentate da buy-out, il 64% ha riguardato i cosiddetti add-on, cioè le aggregazioni aziendali.

La crescita delle aggregazioni aziendali

Un dato che mostra come gli operatori continuino sempre più a perseguire la crescita per linee esterne delle loro società in portafoglio. «Si rileva ancora una volta la predominanza delle operazioni di buy-and-build, che ormai rappresentano stabilmente oltre il 60% delle transazioni del mercato, a testimonianza della necessità di un approccio industriale per la creazione di valore delle partecipate», è il commento di Roberto Travaglino, senior partner di Fondo Italiano d’Investimento sgr.

Molti imprenditori, gli fa eco Luigi Terranova, ad di Riello Investimenti sgr, «iniziano a vedere nell’aggregazione non una perdita di identità, ma uno strumento per crescere, rafforzare il management, creare sinergie e competere su scala più ampia». Il punto quindi, aggiunge, «non è costruire poli mettendo insieme molte aziende solo per fare massa. La vera leva strategica sta nelle aggregazioni selettive: poche operazioni, ben governate, con complementarità industriali reali e capacità di migliorare marginalità, processi e presenza commerciale».

Lo spaccato geografico e dei settori

Tornando allo spaccato delle operazioni di maggio, a livello geografico l’osservatorio segnala, a fianco al tradizionale strapotere della Lombardia, una buona dispersione geografica, con un peso rilevante anche del Lazio. Invece a livello di settori (seppur anche in questo caso con un elevato livello di dispersione) sul podio salgono prodotti per l’industria, informatica e tecnologia (Ict) e terziario.

Le operazioni più importanti del mese

Quanto ai singoli investimenti del mese, tra gli operatori che si sono messi in luce c’è per esempio Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo), che tramite Gruppo Servizi Associati (Gsa) ha perfezionato l’acquisizione del 70% del capitale di Ats, azienda di security e ticketing management. Degna di nota anche l’acquisizione del fondo di Francesco Canzonieri, Nextalia sgr, che a fine mese ha annunciato l’acquisto per 115 milioni di euro di Costa Edutainment, il gruppo dei parchi tematici che gestisce tra gli altri l’Acquario di Genova, l’Aquafan di Riccione e l’Italia in Miniatura.

Infine, da segnalare l’operazione con cui Cdp Equity ha firmato accordi per l’acquisto di una quota di minoranza (8,9%) in 2i Aeroporti, la holding che controlla il principale network aeroportuale italiano, comprensivo anche di Milano Linate e Malpensa. (riproduzione riservata)



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