Si chiude con 423 operazioni e il secondo miglior anno di sempre il 2024 del private equity italiano. Secondo quanto censito dall’Osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Esw Europe, Fondo Italiano d’Investimento sgr e Riello Investimenti sgr, il dato annuo ha segnato una crescita del 4% rispetto ai 406 investimenti andati in porto nel 2023. Lontano invece, di quasi 20 lunghezze, il primato storico messo a segno nel 2022, quando erano stati realizzati 441 deal.
A contribuire al risultato del 2024 ci sono stati anche i 44 investimenti realizzati a dicembre, che si confrontano con i 36 dell’anno precedente (incremento annuo del 22%). Tra i più rilevanti si segnala l’attivismo di Clessidra sgr, protagonista di due investimenti realizzati attraverso la controllata Impresoft: l’acquisto del 100% della cremonese Nuovi Soci e della maggioranza assoluta di Perigeo, entrambe aziende attive nel settore informatico. Ancora, degna di nota è l’operazione con cui Kyip Capital, società di gestione indipendente da 190 milioni di euro di masse, ha acquisito il 70% di Errevi System, azienda emiliana che si occupa di infrastrutture cloud, cybersecurity e business application. Tra i protagonisti del mese si segnala anche Equita, che tramite il fondo Smart Capital-Eltif ha proseguito la sua strategia di espansione del polo per la produzione di calzature di lusso con l’acquisizione di GT Emme, specializzata nella produzione di soletti e strisce per calzature di alta gamma.
Più in generale, guardando all’intero 2024 «i dati di mercato, vista anche la progressiva normalizzazione dei tassi e i rendimenti attesi elevati, confermano il trend del private equity come opportunità strutturale per investire nell’economia reale del Paese», afferma Claudio Scardovi, senior partner, private equity & real asset leader di Deloitte. «La valorizzazione, pari a meno della metà del mercato nordamericano, suggerisce una crescita molto importante nel medio periodo per investimenti in imprese eccellenti e relativamente poco costose», aggiunge.
Dati alla mano, l’Italia è sempre più terra di conquista per i grandi fondi di private equity internazionali. L’attività di investimento degli operatori esteri verso le imprese tricolore ha infatti rappresentato, nei 12 mesi, oltre la metà (56%) di quelle concluse. Un dato che rappresenta il massimo storico da quando è stato lanciato l’osservatorio Pem, e che conferma l’interesse crescente per il sistema imprenditoriale italiano, che si unisce anche all’opportunità, in questa precisa fase storica, di comprare eccellenze industriali a prezzi competitivi.
Nel corso dell’anno le operazioni di buy-out hanno rappresentato la stragrande maggioranza del totale: 81%, con gli add-on (cioè le aggregazioni aziendali) al 51%. Segnale del fatto che i fondi sono interessati sia a nuove acquisizioni sia a strutturare la crescita delle aziende già presenti in portafoglio.
Poche le novità a livello geografico: il Nord Italia costituisce il principale polo catalizzatore degli investimenti, con la Lombardia mattatrice. Alla regione fa riferimento quasi un’operazione ogni tre che vengono concluse in Italia. A livello settoriale invece si segnala una diversificazione tra una serie di comparti d’eccellenza, che vanno dai prodotti per l’industria ai beni di consumo, passando per alimentare, cleantech e informatica. (riproduzione riservata)