Il private debt è cresciuto molto sui mercati internazionali negli ultimi anni. Da un lato i nuovi operatori hanno colmato il vuoto lasciato dalle banche che la crescente pressione regolamentare ha reso sempre più avverse al rischio. Il 2023 è stato l’anno del sorpasso: i rendimenti medi generati dal settore (+15,8%) hanno superato quelli del private equity (12,8%).
Il dato - un ulteriore segnale di un fenomeno in piena crescita - è emerso nel corso del seminario promosso da Tenax Capital, società di asset management specializzata nel finanziamento alle pmi, sul tema «Private debt investors e banche: fare sistema per l’economia reale del paese». All’evento hanno partecipato Salvatore Poma (Global Head Syndication & Risk Sharing della Divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo), Andrea Nuzzi (head of Corporate and Financial Institutions di Cassa depositi e Prestiti), Giulio Terziariol (ceo Insurance Generali), Alberto Oliveti (presidente di Enpam), Stefano De Polis (segretario generale dell’Ivass), Federico Eichberg, (capo di gabinetto del ministero delle Imprese e del made in Italy), Dario Focarelli (direttore generale dell’Ania) e Massimo Figna (Founder & Ceo Tenax Capital).
Nel 2023 gli asset che a vario titolo facevano capo al private debt hanno raggiunto nel mondo l’ammontare di 1.620 miliardi di dollari e, al ritmo attuale di sviluppo (+10% medio annuo), raggiungeranno i 2.641 miliardi nel 2029, secondo le stime del data provider Preqin. Solo in Europa nel 2022 sono stati raccolti 293 miliardi ma con grandi differenze tra paese a paese. I paesi viaggiano però a velocità molto diverse: di fronte ai 177 miliardi della Gran Bretagna, l’Italia ha contribuito con appena 6,1 miliardi.
«È il risultato di una storica arretratezza» ha spiegato nella sua introduzione Massimo Figna, fondatore e ceo di Tenax Capital. «Ha pesato la natura bancocentrica del nostro sistema finanziario, la caratteristica di un sistema industriale frammentato caratterizzato dalla prevalenza delle pmi, più refrattarie rispetto alle grandi imprese ad accedere al mercato dei capitali. Ed anche, dal lato degli investitori, l’impropria concorrenza esercitata dai titoli di stato». Un ulteriore elemento frenante negli ultimi anni è stato il necessario destocking di npl attuato dalle banche italiane dal 2015 (anno di picco), un fenomeno che ha ritardato lo sviluppo e l’investimento in asset class alternative e complementari al canale bancario stesso.
Occorre comunque ricordare che diverse nuove iniziative stanno rendendo sempre più vivace il mercato italiano. L’esperienza di Tenax Sustainable Credit Fund, nato nel 2023 su iniziativa di Tenax Capital e Intesa Sanpaolo, e al quale ha aderito anche Cdp, dimostra come sia possibile far convergere gli interessi dei diversi stakeholder in un originale modello di originate to share. Ora del resto, si è ragionato nel convegno, di finanziamenti privati c’è sempre più bisogno per finanziare la crescita delle aziende del made in Italy in uno scenario economico divenuto nel mondo più competitivo e sfidante. Perchè queste risorse possano affluire sempre più velocemente al sistema produttivo occorre - ha spiegato ancora Figna - «è necessario che gli investitori istituzionali, banche e assicurazioni in primo luogo, si incamminino con più decisione in questa direzione, e che i regulator disegnino un quadro normativo favorevole e non penalizzante rispetto a quello in essere in altri paesi del continente». «Il private debt è uno strumento che può diventare fondamentale per sostenere l’economia reale del nostro Paese», ha puntualizzato Eichberg, aggiungendo che il governo sta già lavorando su iniziative che mirano a incentivare il coinvolgimento del settore privato, soprattutto nel finanziamento delle pmi.(riproduzione riservata)