I "devastanti effetti" della pandemia, specie sulle piccole e medie imprese, hanno ampliato ulteriormente "il divario economico tra Nord e Sud, in termini di pil e di reddito pro-capite". Un gap storico mai attenuato dall'unificazione nazionale, salvo una minima riduzione nel secondo dopoguerra grazie allo strumento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno. A lanciare questo allarme è il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro.
I piani di investimento legati alle risorse europee del Next Generation Eu e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non riusciranno infatti a frenare la disparità crescente Nod-Sud. E questo innanzitutto per l’assenza, “ormai patologica”, di una politica sia industriale che tecnologica, dedicata specificatamente al Mezzogiorno. E non di meno, per il mancato utilizzo dei fondi a disposizione che ha portato, spesso in passato, a ritardi o fallimenti dei progetti annunciati, a causa dell’inerzia realizzativa delle regioni e degli enti locali. Peseranno, inoltre, secondo Lauro, "l’inarrestabile emorragia di cervelli e laureati" verso o il Nord o l’estero, come anche la crescente carenza di materie prime. Non da ultimo occorre tenere d'occhio il fenomeno dell’inflazione che "ha ripreso a galoppare, senza freni, in Italia e in Europa".
A preoccupare il numero uno di Unimpresa resta soprattutto il fatto che "nessuna forza politica mostra consapevolezza di come e quanto questo divario, destinato ulteriormente a incancrenirsi, peserà sul prossimo futuro, anche sociale, dell'Italia". Il rischio concreto è che i partiti si presentino alle elezioni senza una proposta organica, seppur a carattere straordinario per il Mezzogiorno. (riproduzione riservata)