Arriverà a ottobre la roadmap italiana del nucleare, la tabella di marcia affidata al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la riapertura ai reattori. Sebbene si tratti di reattori piccoli e di ultima generazione, serviranno 40 miliardi di investimenti per arrivare a 8 Gigawatt di capacità al 2050, quella cioè che potrebbero produrre 15 -20 Smr (Small Modular Reactor) e Amr, (Advanced Modular Reactori) per coprire l’11% del fabbisogno elettrico nazionale.
Intanto settembre è stato denso di tappe preliminari: a Bruxelles la Smr Alliance, di cui l’Italia fa parte, ha approvato il nuovo Strategic Action Plan, mentre a Vienna il governo italiano ha confermato all’Agenzia Atomica Internazionale la scelta dei reattori modulari. Sul fronte industriale, a maggio è stata costituita Nuclitalia, la società a guida Enel, con Ansaldo Energia e Leonardo, che verificherà la fattibilità del ritorno al nucleare.
L’Italia, pur avendo tenuto l’atomo a distanza per decenni, dispone già di una filiera. Oltre al nucleo formato dai big Enel, Leonardo e Ansaldo, operano aziende che presidiano segmenti critici: Atb Riva Calzoni nei forgiati e nei recipienti in pressione, Belleli Energy Cpe per le apparecchiature in pressione, la Siet di Piacenza con i simulatori per i reattori Pwr, solo per citarne alcune. A queste competenze si affiancano quelle tecnico-scientifiche di Enea, che partecipa a diversi programmi di sviluppo, e del Politecnico di Milano, attivo nella ricerca sulla sicurezza.
Ma soprattutto a settembre c’è stato un passaggio tecnologico cruciale per il nucleare del futuro prossimo: il progetto Eagles, sostenuto dalla Commissione Ue e coordinato con l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica. La fase di autorizzazione preliminare per il reattore Smr raffreddato a piombo Eagles 300 è partita in Belgio, Italia e Romania. Tra i partner ci sono Ansaldo ed Enea, segno dell’interesse italiano per questi impianti modulari avanzati.
I tempi della rinascita nucleare però devono fare i conti con le stime di Roberto Cingolani, ceo di Leonardo. Nella sua analisi gli Small Modular Reactor ad acqua di generazione III+ partiranno non prima del 2030. Un decennio più tardi, quindi dal 2040, sarà possibile introdurre gli Amr di generazione IV, con particolare attenzione alla tecnologia a piombo liquido. Per i primi reattori a fusione invece Cingolani ipotizza un esordio tra il 2045 e il 2050.
La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, istituita dal Mase nel 2023, nel suo rapporto 2025 delinea tempistiche simili: un ritorno dell’atomo in Italia con l’avvio degli Smr dal 2030 e degli Amr intorno al 2040, mentre la prospettiva della fusione è un po’ più in là, dopo il 2050. Accanto agli impianti di generazione elettrica è prevista l’installazione di microreattori per cogenerazione e processi industriali hard-to-abate.
Guardando ai numeri del rapporto «L’atomo fuggente» di Bankitalia, l’investimento pubblico iniziale è stimato in 2 miliardi, mentre per raggiungere gli 8 Gigawatt di capacità nucleare modulare i 40 miliardi previsti coprirebbero solo i costi di costruzione. Le stime indicano un potenziale fino a 16 Gigawatt. L’introduzione di Smr e Amr è comunque considerata economicamente ed energeticamente conveniente, utile a ridurre l’uso di combustibili fossili, in particolare gas, anche con l’ausilio delle tecnologie di cattura e stoccaggio della Co2.
Quanto alle forme di finanziamento, tra le ipotesi c’è il più elastico e adattabile degli incentivi: i Cfd-Contract for Difference, che stabiliscono un prezzo base per l’energia prodotta sotto il quale lo Stato copre il gap e mantiene la sostenibilità finanziaria degli operatori. L’alternativa è la Rab-Regulated Asset Base. Quanto alle forme di prestiti agevolati, la Bei non finanzia direttamente i reattori ma ha aperto uno spiraglio approvando, la scorsa primavera, un prestito da 400 milioni al gruppo Orano per potenziare la capacità di arricchimento dell’uranio. Alla Bei si può guardare dal momento che gli Smr potrebbero rientrare nei progetti eleggibili.
La Francia intanto ha ottenuto 300 milioni di aiuti Ue per lo sviluppo del progetto Nuward, mentre il Regno Unito ha selezionato Rolls-Royce Smr come tecnologia di riferimento e ha messo sul piatto 2,5 miliardi di sterline. L’Italia dovrà fare i conti in fretta perché gli altri Paesi europei hanno già un buon vantaggio. Al momento in Europa, secondo i dati dell’Associazione Italiana Nucleare, si contano 166 reattori operativi per una capacità di quasi 150 Gigawatt e nove in costruzione. Gli occupati sono circa un milione. (riproduzione riservata)