Il direttore generale di Fondazione Cariplo Sergio Urbani alza la leva del rischio nella gestione del patrimonio e grazie in primis alla performance della conferitaria Intesa Sanpaolo porta il patrimonio della prima fondazione italiana di origine bancaria a sfondare la soglia dei 11 miliardi di euro di valore (di mercato). «Siamo sempre stati fra i 7 e gli 8 miliardi di patrimonio (vedere grafico in pagina), ma negli ultimi due anni abbiamo registrato uno strappo molto potente», ha spiegato ieri Urbani in occasione della presentazione dell’attività filantropica per il 2025 dell’ente presieduto da Giovanni Azzone.
Cariplo è passata dai 7,9 miliardi di fine 2022 ai 10,4 di fine 2024, per balzare ulteriormente a 11,2 miliardi di euro nella prima settimana di febbraio. Sono 3,3 miliardi aggiuntivi in poco più di 25 mesi. Il 70% della crescita (2,2 miliardi) è dovuto all’apprezzamento della quota nella conferitaria (il 5,4%) e ai dividendi distribuiti dalla banca guidata da Carlo Messina (circa 240 milioni di euro solo lo scorso anno). L’altro miliardo restante si deve alla «crescita organica legata al Fund One che è il nostro veicolo d’investimento gestito da Questio Capital Management, la nostra sgr di riferimento».
Per Urbani la scelta decisiva è stata «l’aver aggiunto in maniera coraggiosa maggior rischio in tutto il portafoglio dell’ente», incrementando dell’1% nel 2022 la quota in Intesa ma anche spostando gli investimenti verso asset più illiquidi. «In bilancio la partecipazione nella banca è passata da circa 2 miliardi ai quasi 5 miliardi attuali», ha aggiunto. La forza patrimoniale si è riflessa nell’attività filantropica della fondazione entrata nel secondo anno di mandato di Azzone. Quest’anno verranno girati al territorio 215,7 milioni, anche questi in crescita del 40% rispetto ai 153,3 milioni del 2024. Un picco, perché «siamo sempre stati fra i 140 e i 160 milioni di erogazioni», ha precisato Urbani.
Quest’anno, alle quattro aree classiche d’intervento (ambiente, ricerca scientifica, servizi alla persona, arte e cultura), Azzone ha affiancato altre tre sfide, a cui sono stati destinati 60 milioni (20 milioni ad ognuna) in tre anni. Su una di queste tre sfide, imperniata sui giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet (le altre due sono l’aiuto alla disabilità e alla prima infanzia), è stata annunciata un’alleanza con Intesa: i due enti collaboreranno per il contrasto del fenomeno che a livello nazionale conta 1,4 milioni di giovani, circa 157 mila in Lombardia.
«Background socio-economici svantaggiati, reti familiari poco supportive, percorsi di vita accidentati sono solo alcuni dei fattori che portano ad essere Neet», ha spiegato la fondazione. Cariplo e Intesa intendono contribuire alla diminuzione del tasso di Neet al 9%, traguardo indicato dalla Ue entro il 2030. Significa accompagnare e attivare 20 mila giovani tra quelli che in Lombardia si trovano in questa condizione. Per farlo i due enti uniranno competenze e budget: 10 milioni arriveranno dalla banca.
«In Italia abbiamo risorse che bisogna valorizzare. I giovani e il loro talento sono le nostre terre rare», ha chiosato Messina riferendosi al fatto che oggi si misura la ricchezza delle nazioni con la quantità di materie prime possedute. Sarà importante il contributo del mondo produttivo per poi inserire questa parte della popolazione nel mondo del lavoro. «È un progetto aperto», ha sottolineato Azzone. La chiamata è diretta a Confindustria e al mondo produttivo che lamentano spesso la mancanza di figure professionali specializzate. (riproduzione riservata)