Il Nikkei festeggia le elezioni con un balzo del 2,6% alle ore 7:20 italiane. Gli investitori hanno accolto con favore i risultati, la coalizione di governo del primo ministro Fumio Kishida ha mantenuto la maggioranza conquistando 274 seggi alla fine di domenica, eliminando le incertezze politiche e aprendo la strada allo stimolo fiscale. Ma la Cina viaggia debole, l'Hang Seng cede l'1% e Shanghai lo 0,11% a causa dei dati marco poco brillanti.
L'oro guadagna lo 0,23% a 1.786 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano cede lo 0,5% a 83,14 dollari il barile, mentre il dollaro alza la testa sulle maggiori valute, con l'euro (-0,05%) che passa di mano a 1,1558, lo yen (-0,25%) a 114,31, la sterlina (-0,12%) a 1,3678. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dall'1,58% di inizio sessione asiatica all'1,55% mentre i futures su Wall Street sono positivi in media per lo 0,10%.
Il Caixin China General Manufacturing Pmi ha raggiunto un massimo degli ultimi quattro mesi a 50,6 lo scorso ottobre, rispetto al consenso di mercato e al livello di 50,0 di settembre, in un'ulteriore ripresa della domanda interna, con il sottoindice per i nuovi ordini totali che ha raggiunto il massimo da giugno. Tuttavia, la carenza di energia e l'aumento dei costi hanno pesato sulla produzione, la pressione inflazionistica si è intensificata e il sentiment è leggermente diminuito.
Il Pmi manifatturiero ufficiale cinese, invece, è sceso a 49,2 a ottobre da 49,6 di un mese prima (sotto il livello di 50 è contrazione) e ha mancato le aspettative di mercato di 49,7. Questo è stato il secondo mese consecutivo di contrazione dell'attività produttiva. Il Pmi servizi ufficiale è calato a sua volta lo scorso mese a 52,4 da 53,2 registrato a settembre. Il Caixin è un indice che misura soprattutto l'attività delle aziende private, il Pmi ufficiale è quello pubblicato dal governo e fa riferimento per lo più ai grandi gruppi statali.
I futures sul greggio Wti sono scesi leggermente dopo che la Cina ha detto di aver rilasciato sul mercato riserve strategiche di benzina e diesel per aumentare l'offerta e la stabilità dei prezzi. Le imprese energetiche statunitensi hanno a loro volta aumentato il numero di piattaforme estrattive di petrolio e gas naturale per il 15° mese consecutivo ad ottobre, secondo la società di servizi energetici Baker Hughes. Tuttavia, i prezzi del greggio restano vicino ai massimi degli ultimi 7 anni prima della riunione Opec+ prevista il 4 novembre, con gli analisti che si aspettano che il cartello mantenga il progetto di aggiungere solo 400.000 barili al giorno alla produzione il prossimo dicembre nonostante le richieste di aumenti da parte di diversi Paesi, inclusi gli Stati Uniti.
Venerdì i prezzi del gas in Europa sono crollati di oltre il 15% a 64,9 euro al megawattora, il valore più basso nelle ultime sei settimane, a causa delle crescenti speranze che le forniture aumenteranno con l'aiuto della Russia (nel frattempo, oggi il gas americano cede lo 0,4% a 5,37 dollari, mentre i futures su quello europeo non sono aperti). Il gigante statale russo del gas Gazprom ha dichiarato che completerà i rifornimenti per lo stoccaggio domestico entro l'8 novembre, dopo che il presidente Vladimir Putin ha ordinato al gruppo di iniziare a riempire gli impianti di stoccaggio in Germania e Austria. Il 5 ottobre i prezzi del gas naturale hanno toccato il massimo storico di 162 euro aper megawattora, in vista di una forte domanda e di scorte ridotte all'inizio della stagione invernale. (riproduzione riservata)