Ion Group bussa al mercato per raccogliere nuove risorse finanziarie. La conglomerata fondata da Andrea Pignataro sta cercando di collocare due obbligazioni a investitori istituzionali per un importo complessivo di circa 650 milioni di euro (720 milioni di dollari). Nel dettaglio a muoversi è la controllata Ion Corporates (affiancata dal veicolo Helios Software Holdings) che ha emesso due tranche di senior secured notes con scadenza al 2029, di cui una da 375 milioni denominata in dollari e una da 280 milioni denominata in euro.
La società spiega che i proventi dell'offerta (per cui sono previsti rendimenti tra l’8 e il 9%) saranno utilizzati principalmente per ripagare term loan esistenti e per aumentare la liquidità in bilancio. In particolare Bloomberg parla del rimborso integrale di un prestito da 599 milioni di dollari con scadenza nel 2028.
L'esito dell'offerta è soggetto alle condizioni di mercato e alla domanda e una prima call con gli investitori si è tenuta all’inizio della settimana.
Il debito è uno degli aspetti delicati per il gruppo Ion. Anche se non esistono numeri ufficiali, stime di mercato parlano di un’esposizione complessiva di oltre 10 miliardi di euro a fronte di ricavi per circa tre miliardi di euro (con un cagr del 35% rispetto al 2005), un ebitda di 2,2 miliardi e 1,8 miliardi di cash flow.
Ion è da qualche anno molto attiva anche Italia dove ha già impegnato quasi un terzo delle risorse investite dal 2005 a oggi. Negli ultimi anni il gruppo londinese ha infatti comprato prima Cedacri (servizi di outsourcing per il settore bancario) poi Cerved (credit information e credit management) quindi List (software per il settore finanziario). L’anno scorso poi Ion ha ottenuto luce verde da Bankitalia per l’acquisto del 32% della Cassa di risparmio di Volterra, l’istituto toscano in fase di turnaround.
In queste settimane Pignataro (che Forbes ha recentemente proclamato secondo uomo più ricco d’Italia dopo Giovanni Ferrero, con un patrimonio di un patrimonio di 27,5 miliardi di dollari) è alle prese con l’acquisizione di Prelios. La società specializzata nella gestione di asset alternativi, nel servicing e nei servizi immobiliari specializzati è stata comprata da 1,35 miliardi dal fondo Davidson Kempner. A fine febbraio il governo ha rilasciato l’autorizzazione Golden Power, ma manca ancora all’appello il via libera della Banca d’Italia.
Anche in questa operazione il debito ha giocato un ruolo centrale. L’acquisto di Prelios è passato infatti attraverso un finanziamento da circa 600 milioni arrivato da un pool capitanato da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bnp Paribas e composto anche da Banco Bpm, Standard Chartered Bank e Mediobanca a fronte di una leva complessiva di gruppo stimata a inizio 2023 cinque volte l’ebitda. (riproduzione riservata)