La riforma del Testo unico della Finanza varata ieri con lo schema di decreto attuativo della Legge capitali disegnata dal governo potrebbe ridefinire le geografie della finanza italiana. Le due misure destinate ad avere il maggiore impatto sono da un lato l’innalzamento della soglia per l’opa al 30% (dall’attuale 25%) per le grandi quotate, dall’altro la procedura degli acquisti delle azioni su autorizzazione dei soci.
Ufficialmente, il decreto – per il quale servono i regolamenti tecnici della Consob che saranno emanati non prima di sei mesi, secondo le stime – mira ad allineare l’Italia agli standard europei, ma c’è già chi lo ricollega agli sviluppi nell’ex Galassia del Nord. E cioè la presa di Mediobanca e, a cascata, del 13,2% di Generali da parte di Montepaschi. Il ceo di Siena Luigi Lovaglio ha definito il Leone un asset non determinante, anche se i suoi due grandi soci Delfin e il gruppo Caltagirone hanno da tempo grandi ambizioni su Trieste. L’obiettivo è quello di imprimere un cambio di passo alla compagnia, anche attraverso la creazione di un gruppo di azionisti che supporti la crescita e difenda l’italianità del gruppo. L’innalzamento della soglia d’opa potrebbe favorire questo disegno, rendendo più remoto il rischio di un’opa obbligatoria sul Leone.
Nei mesi scorsi Mediobanca e Generali hanno più volte sollevato l’ipotesi di concerto tra i loro grandi azionisti in una serie di esposti presentati in varie sedi. La materia è finita anche al centro di un’indagine della procura di Milano che si è focalizzata sulla vendita del Tesoro della terza tranche di Rocca Salimbeni che ha dato via alla scalata della banca toscana da parte di Delfin e Caltagirone. Se mai un concerto tra i grandi azionisti venisse dimostrato dalle indagini, la Consob potrebbe far scattare un’opa obbligatoria visto che, da fine settembre, la compagine Montepaschi-Delfin-Caltagirone si attesta al 29,52%, dunque ben al di sopra dell’attuale soglia del 25%.
L’altro effetto a cascata delle nuove previsioni normative riguarda l’attuale assetto di Piazzetta Cuccia. Dopo l’opas Siena si è fermata all’86,35% della merchant e per il momento non ha fatto altre mosse. Secondo la normativa attuale, una volta raggiunto il 90% dovrà ripristinare il flottante o far scattare l’opa residuale. Quest’ultima potrà avvenire solo ai prezzi dell’offerta chiusa a settembre, dunque molto superiori rispetto agli attuali corsi azionari dell’istituto, che nell’ultimo mese Mediobanca ha perso in borsa quasi il 13%.
Le nuove regole potrebbero però offrire un assist alle casse senesi. Come? Il decreto legislativo arrivato martedì in Cdm introduce nell’ordinamento la procedura di acquisto totalitario delle azioni su autorizzazione dei soci. Questo strumento riprende lo «scheme of arrangement» di alcuni ordinamenti di common law, utilizzato anche per la vendita di partecipazioni in società quotate. In sostanza, con alcune restrizioni come il voto della maggioranza dei presenti in assemblea straordinaria diversi dal socio di controllo, gli azionisti possono autorizzare l’acquisizione sul mercato dei titoli di una società da parte di un soggetto individuato dal consiglio.
Secondo alcuni esperti legali, nel caso di Montepaschi questo potrebbe rendere meno oneroso l’acquisto del 14% di Mediobanca rimasto sul listino. Come? Siena potrebbe proporre un prezzo di acquisto inferiore a quello dell’opas ma comunque superiore rispetto alla media dell’ultimo semestre (che è il range di riferimento temporale fissato dalla legge per queste operazioni).
Ieri intanto il vertice di Montepaschi ha incontrato le prime linee di Mediobanca dopo il meeting avvenuto il 30 settembre a Siena. Il vertice è andato «bene», si è limitato a commentare all’uscita dal faccia a faccia durato circa due ore Andrea Maffezzoni, cfo di Rocca Salimbeni. Ad aprire i lavori del confronto tra i top manager dei due gruppi bancari sarebbe stato il ceo Lovaglio. Rispondendo a chi gli chiedeva se avessero programmato nuovi incontri, Maffezzoni ha detto: «Per questo progetto di combinazione, sì». Poco prima, anche Clemente Rebecchini, storico manager di Mediobanca e consigliere delle Generali, si è limitato a salutare i cronisti e commentare: «Stiamo lavorando». (riproduzione riservata)