Lo yen ha ripreso a rafforzarsi, venerdì 1 maggio, la valuta giapponese si è apprezzata fino allo 0,7% a 155,5 contro dollaro, superando il livello toccato il giorno prima quando era balzata del 3% dopo l’intervento del governo con acquisti di yen e vendite di dollari.
Il ministero delle finanze giapponese non ha confermato l’operazione come è accaduto già in passato, ma una fonte di Bloomberg ha riferito che le autorità sono effettivamente entrate sul mercato dopo aver informato gli Usa, molto attenti al mercato monetario.
Senza ulteriori interventi, il rialzo dello yen rischia di svanire, secondo i trader, che vedono crescere la probabilità di un nuovo intervento per sostenere il cambio. Un’eventuale erosione dei guadagni iniziali seguirebbe lo schema del 2024, quando il Giappone intervenne più volte per contrastare la debolezza della valuta.
Atsushi Mimura, vice ministro delle Finanze per gli affari internazionali, ha lanciato venerdì un avvertimento implicito ai mercati in vista della Golden Week (4-6 maggio). «Non commento gli sviluppi futuri, ma ricordo che siamo solo all’inizio di un lungo periodo di festività», ha detto Mimura. «Siamo in contatto stretto con gli Stati Uniti e condividiamo valutazioni e azioni».
Mimura ha esteso l’avvertimento anche ai trader del comparto energetico, aggiungendo che «in generale siamo pronti ad agire anche sulle transazioni sui futures del petrolio».
Nel 2024 il governo intervenne nuovamente durante lo stesso periodo festivo di maggio. «Con la possibilità di un secondo step in, le autorità potrebbero puntare a spingere il dollaro verso quota 153-154», ha spiegato Takeru Yamamoto di Sumitomo Mitsui Trust Bank. Le autorità giapponesi impiegarono 100 miliardi di dollari nel 2024 per sostenere lo yen, dopo che era sceso fino a circa 160,17 per dollaro, intervenendo anche a quota 157,99, 161,76 e 159,45.
Il Cme Group ha registrato un forte aumento degli scambi sui futures legati allo yen: giovedì i contratti hanno superato quota 631.000, il livello giornaliero più alto di sempre. «L’andamento dei prezzi conferma che quota 160 è la linea rossa per il ministero delle Finanze giapponese», ha detto Carol Kong di Commonwealth Bank of Australia. «Ma tra il rischio di un’escalation in Iran e la cautela della Bank of Japan sui tassi, il cambio potrebbe presto risalire, rendendo questo intervento solo il primo round».
L’intervento di giovedì non è arrivato dopo un improvviso crollo. Tuttavia, con una Fed meno accomodante e una Bank of Japan riluttante ad alzare i tassi a giugno, lo yen appariva destinato a indebolirsi ulteriormente. L’azione delle autorità segnala un crescente disagio per la sua debolezza prolungata, che aumenta i costi delle importazioni e alimenta l’inflazione.
Anche in caso di nuovi interventi, l’impatto potrebbe essere limitato, secondo Neil Newman di Astris Advisory Japan: «L’intervento non è mai una soluzione di lungo periodo. La vera soluzione è ridurre il differenziale dei tassi tra dollaro e yen, con rialzi in Giappone e tagli negli Stati Uniti, eliminando di fatto il carry trade».(riproduzione riservata)