La produzione nazionale di gas cresce ma resta ancora al di sotto degli stoccaggi strategici: da sola insomma non basterebbe nemmeno a garantire quel quantitativo minimo di metano ritenuto di sicurezza per coprire emergenze e picchi di domanda. Se infatti i giacimenti italiani nel 2025 hanno sfiorato quota 3,2 miliardi di metri cubi dai 2,8 del 2024, il volume previsto per lo stoccaggio strategico è di almeno 4,5 miliardi. Per l’esattezza il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha confermato per l'anno contrattuale 2026-2027 una riserva di gas naturale pari a 4,6 miliardi di metri cubi standard. Numeri che crescono d’importanza nella situazione attuale di escalation energetica e militare in Medio Oriente, nella quale persino le coperture del decreto bollette approvate il 18 febbraio scorso sono già sotto revisione.
Va decisamente meglio sul fronte degli stoccaggi, con l’Italia che si conferma in posizione di vantaggio rispetto alla media europea. Nella mappa dei 23 Paesi censiti giornalmente da Gas Infrastructure Europe infatti ce ne sono soltanto tre evidenziati in verde e l’Italia è tra questi con una percentuale di riempimento dei depositi superiore al 46%. Meglio fanno solo Spagna (55,7%) e Portogallo (77,7%). Francia e Germania invece sono scivolate entrambe sotto il 22%. La percentuale europea è scesa ormai al 29,4%, tanto che si valutano forme di solidarietà. Secondo l’agenzia russa Tass, che non perde occasione per sottolineare i consumi dell’Europa rispetto alle scorte, molti Paesi dell'Ue avrebbero «esaurito tutto il gas che hanno pompato negli impianti di stoccaggio» e starebbero «attingendo alle riserve rimaste degli anni precedenti».
In questo contesto Italia, Germania e Belgio hanno convocato nella serata di martedì 10 marzo una videocall tra capi di governo per fare il punto su semplificazione e energia alla luce della nuova crisi dei prezzi causata dal conflitto in Medio Oriente. Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever si erano già riuniti con la stessa modalità a margine del summit Ue sulla competitività dello scorso 12 febbraio. Nella videocall, estesa agli altri Paesi europei, Meloni si è in particolare soffermata sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo di tassazione del carbonio, il cosiddetto sistema Ets, sulla produzione di energia, «in attesa», spiega una nota di Palazzo Chigi, «di una rapida e più ampia revisione del meccanismo per affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe Eta nonché dell’interazione del meccanismo Ets con le regole del mercato elettrico europeo».
La riunione è stata preceduta da un confronto tra i ministri dell’Energia del G7 a Parigi (al quale per l’Italia ha partecipato Gilberto Pichetto Fratin), che hanno concordato di chiedere all’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) di valutare l'attuale sicurezza dell'approvvigionamento e le condizioni per decidere se rendere disponibili sul mercato le scorte d'emergenza dei Paesi aderenti, che ammontano a oltre 1,2 miliardi di barili, più altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenuti sotto obbligo governativo.
Da Bruxelles intanto arriva una notizia più rassicurante. Ditte Juul-Jorgensen, direttore generale per l'Energia della Commissione Europea, ha incontrato Saad Sherida Al-Kaabi, ministro di Stato per gli Affari Energetici del Qatar, per discutere dell'impatto del conflitto in corso sull'industria energetica globale e sulla sicurezza delle forniture energetiche, ottenendo la rassicurazione che il Paese resterà «un fornitore di energia affidabile» e ha interesse «a continuare e rafforzare la sua cooperazione di lunga data con l'Unione Europea». (riproduzione riservata)