Il decreto Energia prende forma modellandosi sulle richieste del mercato. Tra queste c’è la novità economicamente più rilevante: la cartolarizzazione degli oneri di sistema, che coinvolge direttamente Cassa Depositi e Prestiti. Per questo il tasso di gradimento del decreto legge in arrivo sale e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, potrebbe annunciarlo già domenica 14 dicembre dal palco di Atreju.
Secondo ambienti vicino a Confindustria, la cartolarizzazione libererebbe risorse per circa 30 miliardi di euro, ossia 5 miliardi l’anno nel periodo 2026-2031, tagliando i costi dell’energia di 20 €/Mwh per tutti gli utenti, senza distinzione di reddito e consumi perché dalla bolletta sparirebbe la voce Asos, che oggi va a remunerare «gli oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione».
Come riportato giovedì 11 dicembre da MF-Milano Finanza, nell’ultima versione del dl Energia la misura è riportata fedelmente nell’articolo «Proposta cartolarizzazione-abbattimento Asos + Repowering», che autorizza Cassa Depositi e Prestiti a trasferire fino a 5 miliardi di euro annui, attraverso l'utilizzo di fondi della gestione separata, alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali. Per finanziare l’intervento il gruppo guidato da Dario Scannapieco potrà emettere titoli obbligazionari di ammontare corrispondente, con scadenza non superiore ai 20 anni e un tasso di interesse allineato a quelli sui titoli di Stato di pari durata. La sola differenza con le attese degli operatori è l’estensione della misura: non sei, ma cinque anni (2026-2030) per un totale di 25 miliardi di euro. C’è anche l’ipotesi di limitarla al 2026-2028, e in quel caso Cdp si fermerebbe a 15 miliardi, ma la formula a cinque è la più accreditata.
I desiderata degli industriali, che dopo la conferma della Zes e dell’iperammortamento sui beni strumentali per il triennio (il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva chiesto al governo 18 miliardi complessivi) si preparano ad incassare anche le misure per contenere la bolletta, non si fermano qui.
C’è, per esempio, un’altra misura contro il caro-energia con effetti immediati e strutturali, che riguarda il gas: eliminare lo spread Ttf-Psv, integrando i due sistemi – olandese e italiano – dove si forma il prezzo. Il risparmio atteso è stimato in circa un miliardo di euro l’anno sulle bollette del gas, con un ulteriore beneficio indiretto anche su quelle elettriche di cittadini e imprese. E in prospettiva si apre il capitolo del nucleare, altro tema caro a Viale dell’Astronomia.
Nuclitalia, la newco a maggioranza Enel con Ansaldo Energia e Leonardo, ha il compito di verificare la fattibilità dei reattori Smr, i più piccoli e scalabili già disponibili sul mercato.
Da quanto trapela, Confindustria vorrebbe entrare nel libro soci con una partecipazione anche simbolica, sufficiente però a coinvolgerla nei lavori in corso per riportare il nucleare in Italia. La confederazione di Orsini potrebbe giocare un ruolo importante nell’individuazione delle aree del Paese dove costruire i mini-reattori in relazione alla funzionalità degli stessi: i nuovi impianti devono servire anche ad alimentare i distretti industriali maggiormente energivori. (riproduzione riservata)