«Pubblico, vogliamo parlarti chiaro». Con queste parole si apriva l’articolo di fondo intitolato “Al pubblico” che il 5 marzo 1876 inaugurava il primo numero del Corriere della Sera. Sono passati 150 anni da quel debutto che segnò la nascita di uno dei quotidiani destinati a diventare un punto di riferimento nel panorama giornalistico e culturale italiano.
All’epoca la redazione e l’amministrazione avevano sede negli “uffici” al numero 77 della Galleria Vittorio Emanuele, nel cuore di Milano. Il giornale aveva un costo di 5 centesimi di lira nel capoluogo lombardo e di 7 centesimi nel resto del Paese, mentre gli arretrati potevano essere acquistati al prezzo di 10 centesimi.
A fondare il quotidiano fu Eugenio Torelli Viollier, giornalista e scrittore nato da padre napoletano e madre francese. Grande estimatore di Giuseppe Garibaldi, Torelli Viollier era stato anche allievo di Alexandre Dumas padre. Prima dell’avventura milanese aveva lavorato nel mondo del giornalismo dirigendo L’Indipendente, quotidiano d’ispirazione liberale pubblicato a Napoli tra il 1860 e il 1876.
Le celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera sono iniziate, il 6 marzo, al Teatro alla Scala di Milano con un evento che ha riunito numerose figure della politica, dell’economia, del sindacato, delle istituzioni e della cultura. Tra i presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, l’ex premier Mario Monti e la senatrice a vita Liliana Segre, che ha ricordato il suo affetto per il quotidiano fin dall’infanzia.
«Il Corriere nella sua gloriosa storia non ha mai dimenticato la sua missione fondativa: informare i cittadini in modo autorevole e contribuire alla forza e alla solidità della nostra democrazia», ha scritto la premier Giorgia Meloni in un intervento su "Il mio Corriere”, l'inserto speciale per i 150 anni del Corriere della Sera.
Il Corriere della Sera «è la casa di tutti, ognuno viene accolto e rispettato, nessuno deve sentirsi escluso», ha detto il direttore Luciano Fontana dal palco del teatro alla Scala. «Soprattutto quando il giornale esprime una opinione che magari non è condivisa da tutti», ha aggiunto il direttore che ha evidenziato come il quotidiano si è innovato negli ultimi anni e a fianco della copia cartacea sono arrivati i progetti digitali.
«La scelta è semplice, ogni interesse deve essere soddisfatto, ogni lettore ha diritto alla stessa qualità di informazione con qualsiasi strumento. Abbiamo una comunità di abbonati digitali che non ha pari in Italia, di oltre 750 mila abbonati. Continuare a soddisfare tutte le esigenze di informazione è l'unica garanzia che abbiamo per il futuro», ha concluso.
«Il compito di chi guida un grande quotidiano non è soltanto quello di garantirne la continuità nel tempo, ma soprattutto di tutelarne l’indipendenza e la qualità, preservandone il ruolo pubblico». Con queste parole il presidente di Rcs, Urbano Cairo, è intervenuto dal palco del Teatro
Secondo Cairo, il quotidiano deve continuare a essere «uno spazio aperto e pluralista», capace di interpretare i cambiamenti della società senza perdere la propria identità.
Nel suo intervento l’editore, che controlla Rcs attraverso la holding Cairo Communication, ha ripercorso anche la battaglia finanziaria del 2016 per il controllo del gruppo editoriale. All’epoca la sua offerta pubblica di acquisto e scambio si scontrò con quella promossa dall’imprenditore Andrea Bonomi insieme ad alcuni soci storici di Via Solferino.
«In un momento difficile per il giornale e per Rcs sono diventato azionista di minoranza. Le cose purtroppo non andavano bene, ma vedevo comunque un grande potenziale», ha ricordato. «Quando ho compreso che era arrivato il momento ho deciso di assumermi quella responsabilità».
Una sfida che Cairo definisce «impegnativa anche dal punto di vista finanziario», combattuta contro «interlocutori di grande peso nel mondo dell’imprenditoria italiana». Nonostante questo, ha aggiunto, «sentivo di avere la determinazione e la credibilità per farcela».
L’editore ha infine rievocato un episodio simbolico di quei giorni: «Con alcuni dei miei collaboratori andai sotto il palazzo di via Solferino, sede storica del Corriere, che sei anni dopo sarebbe tornata ad essere del gruppo», dopo l’accordo raggiunto con il fondo Blackstone.
Guardando al presente e al futuro dell’informazione, Cairo ha sottolineato come l’epoca attuale sia segnata da «trasformazioni profonde nel modo di produrre e fruire le notizie». «L’intelligenza artificiale apre scenari nuovi e complessi. Mai come oggi, tuttavia, emerge con forza il valore di un’informazione verificata, responsabile, autorevole, in un contesto in cui la distinzione tra vero, verosimile e falso si fa sempre più sottile. Il ruolo di una testata storica come il Corriere della Sera assume una rilevanza ancora maggiore», ha concluso. (riproduzione riservata)