Il governo canadese ha avviato un procedimento formale di risoluzione delle controversie contro Stellantis per impedire il trasferimento della produzione del modello Jeep Compass dallo stabilimento di Brampton (Ontario) a Belvidere, negli Stati Uniti.
Secondo Ottawa, la decisione del gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa, che fa parte del piano da 13 miliardi recentemente annunciato, violerebbe gli impegni assunti con il Paese, che negli ultimi anni ha concesso al costruttore incentivi miliardari per sostenere la transizione elettrica.
«Questa azione non è simbolica. Quando un impegno verso il governo canadese non viene rispettato, ci sono conseguenze», ha dichiarato la ministra dell’Industria Mélanie Joly davanti a una commissione parlamentare. «È una questione di vita o di morte per il nostro settore automobilistico».
Il Canada, insieme alla provincia dell’Ontario, ha versato oltre 1 miliardo di dollari canadesi (circa 710 milioni di dollari statunitensi) nel 2022 per modernizzare gli impianti di Brampton e Windsor, destinati alla produzione di veicoli elettrici. L’anno successivo, Ottawa ha ulteriormente rafforzato il pacchetto di aiuti con incentivi fino a 15 miliardi di dollari canadesi per sostenere l’espansione del sito di Windsor, dove Stellantis sta costruendo - in partnership con NextStar/LG Energy Solution - un maxi impianto per batterie Ev.
Secondo il governo canadese, tali finanziamenti erano condizionati al mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali nello stabilimento di Brampton, che impiega circa 3.000 lavoratori.
La ministra Joly ha precisato che il governo intende «recuperare parte dei fondi pubblici concessi» e ha annunciato l’avvio di un periodo di 30 giorni di risoluzione formale delle controversie, previsto dai contratti, per tentare di riportare la produzione in Canada.
In una nota Stellantis ha ribadito che il Canada resta «una parte integrante delle operazioni nordamericane del gruppo» e ha precisato che lo stabilimento di Brampton non è stato chiuso, ma solo «messo in pausa». Secondo un portavoce della società, «nessun posto di lavoro è stato perso e stiamo lavorando con il governo e gli altri stakeholder per trovare soluzioni che garantiscano un futuro sostenibile e di lungo periodo alla produzione automobilistica in Canada».
Fonti governative, tuttavia, sostengono che alcune clausole occupazionali sarebbero già a rischio di violazione, come confermato in audizione da Philip Jennings, vice ministro dell’Innovazione, Scienza e Sviluppo Economico.
Il caso Stellantis si inserisce in un contesto geopolitico e industriale complesso. La decisione di spostare la produzione della Compass negli Stati Uniti arriva dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione Trump di tariffe del 25% sui veicoli importati, che ha spinto il gruppo italo-franco-americano a riorientare parte degli investimenti sul mercato americano.
Per il Canada, però, la posta in gioco è alta: il settore automobilistico rappresenta circa 120.000 posti di lavoro diretti nella manifattura e costituisce un pilastro strategico per la transizione verso la mobilità elettrica. «Siamo a un momento cruciale in cui dobbiamo lottare per ogni singolo posto di lavoro», ha ribadito Joly. «Tutti vogliamo la stessa cosa: riportare la produzione a Brampton». (riproduzione riservata)