I rumor su un accordo commerciale tra Unicredit e Nexi sono bastati a riaccendere i riflettori sul mondo dei pagamenti. Martedì 7 marzo il ceo del gruppo milanese Paolo Bertoluzzo ha aperto alla possibilità di un’intesa con la banca di piazza Gae Aulenti che da qualche tempo sta ragionando su un cambio di passo in questo business: le valutazioni sulla strategia degli istituti nei pagamenti sono «tipiche della maggior parte delle grandi banche» e Nexi «ha conversazioni con altri istituti, anche fuori dall'Italia», ha commentato Bertoluzzo, presentando i conti di Nexi al mercato.
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La storia del gruppo è fatta di operazioni straordinarie. Lo dimostrano i deal con Sia e con Nets e le numerose partnership commerciali con il mondo bancario, in Italia e all’estero. L'ultimo grande accordo in ordine di tempo è stato quello con Bper, che nel giugno scorso ha incassato 318 milioni di euro dall'operazione. Prima si era mossa Intesa Sanpaolo, che, a seguito della partnership annunciata nel 2020, era diventata azionista di Nexi al 5,12% (quota liquidata però alla fine dell'anno scorso).
Se il mercato si aspetta novità su Nexi, è perché in generale prevede che il settore dei pagamenti possa rimettersi in movimento. Questa opinione è condivisa da Bain & Co nel suo quinto report annuale dedicato alle attività di m&a. Dal 2000 ad oggi gli investimenti nel comparto hanno toccato quota 42 miliardi di dollari. Dopo un 2021 da record nel valore e nel volume delle operazioni, c’è stato un rallentamento, con una brusca contrazione a metà anno, proprio come si è verificato in molte altre industrie. Anche il boom delle operazioni per alimentare il comparto Buy Now, Pay Later, si è esaurito, ma per ragioni diverse: i venti contrari, dall’aumento delle perdite sui crediti, alla maggiore concorrenza fino a un più stringente controllo normativo, hanno reso nervosi sia gli acquirenti che i venditori. Durante la bolla la crescita ha stimolato molte operazioni di m&a, sia negli Usa che in Europa: Total System Services in Global Payments, Worldpay in Fidelity National Information Services, First Data in Fiserv, Ingenico in Worldline, Sia e Nets in Nexi. Poi però tutto si è fermato, complice anche la brusca contrazione dei multipli di prezzo.
«Si tratta, tuttavia, di un settore dinamico che non potrà mantenere il trend di rapida evoluzione senza M&A: per questo ci aspettiamo un nuovo impulso quest’anno e negli gli anni a seguire», spiega a MF-Milano Finanza Mariagiovanna Di Feo, partner di Bain & Company. «Nel mercato italiano – coerentemente con quanto sta accadendo in altri Paesi europei, come la Spagna e la Francia – gli operatori bancari stanno valutando come posizionarsi sul mercato dei pagamenti e dell’open finance in generale, in alcuni casi, muovendosi verso cessioni o joint venture con operatori specializzati per le attività di merchant aquiring, in altri casi cercando competenze specifiche (per esempio sul digital o sull’open banking)», conclude Di Feo.
Nonostante l'esiguo numero di operazioni di scala realizzate nel 2022, il consolidamento dell'ecosistema dei pagamenti ha contribuito in modo determinante al valore dei deal, che si stanno manifestando in tutte le varianti. La più grande operazione a livello globale registrata nel 2022 è stata l'acquisizione di Evo Payments da parte di Global Payments per un valore di quattro miliardi di dollari. A livello regionale, sono da segnalare l'acquisizione di Axepta Italia da parte di Worldline e la joint venture di Nexi con Alpha Bank in Grecia, e, nel febbraio scorso, con Banco Sabadell. Si registra inoltre un consolidamento anche sul piano locale: basti pensare all'acquisto di Card Cutters da parte di Dna Payments nel Regno Unito. Nei pagamenti B2B, le operazioni di fusione e acquisizione nel settore dei pagamenti sono motivati dalla necessità di fornire un insieme standard di corridoi globali per il pay-in/pay-out. L'acquisizione di Global Reach Group da Fleetcor, quella di Cornhill da parte di iBanFirst e quella di Bexs da parte di Ebury ne sono esempi. Inoltre, i player cercano di espandere la loro copertura globale di metodi di pagamento locali. Infine il mercato dei fornitori di software degli Stati Uniti ha aperto la strada all'integrazione dei pagamenti con soluzioni più ampie e focalizzate su settori specifici (fra cui ecommerce, ristorazione e hospitality). È una tendenza che si sta gradualmente consolidando anche in Europa (in particolare nel Regno Unito), aprendo opportunità per fusioni e acquisizioni in questo ambito, seppur in diverse forme. (riproduzione riservata)