La filiera dell’idrogeno italiana è giovane ma non si risparmia in investimenti e innovazione. I primi risultati si vedono: nel 2022 il fatturato è cresciuto per il 71% delle imprese del comparto e il 58% ha incrementato il giro d’affari dell’attività dedicata all’idrogeno, con aspettative di ulteriore crescita nel prossimo futuro. Questa la fotografia scattata dalla seconda edizione dell’Osservatorio H2IT, realizzato congiuntamente dalla Direzione Studi e Ricerche e l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo.
La parola d’ordine per descrivere la filiera italiana dell’idrogeno è investimenti. Certo il Pnrr ha stanziato 3,64 miliardi di euro proprio per il comparto, ma sono soprattutto gli investimenti privati a spingere la crescita. Lo si evince da alcuni dati. Il 65% delle aziende ha chiuso il 2022 con una crescita degli investimenti sull’idrogeno, di cui il 70% finanziati attraverso fondi propri, mentre il 22% coperto da fondi europei, nazionali o regionali.
La correlazione tra investimenti e innovazione è elevata. Infatti il 71% degli operatori della filiera indica la ricerca e sviluppo come strategia d’investimento prioritaria, davanti alla formazione e all’assunzione di nuove risorse (58%). Non sorprende quindi che sempre il 71% delle imprese abbia un centro di ricerca interno dedicato all’idrogeno, percentuale destinata a salire al 78% nei prossimi anni. Un’intenzione che già si è concretizzata, per oltre un’azienda su tre in almeno un brevetto ottenuto o in procinto di ottenerlo. Però non può esistere innovazione senza un capitale umano adeguatamente formato. Per questo le aziende guardano sia alla formazione interna che alle nuove assunzioni. Tanto che il 42% aumenterà i profili di project manager entro fine anno e punterà ancor di più sul reclutamento di tecnici specializzati (49%), sempre più difficili da reperire. Inoltre quasi un’impresa su due ricerca anche le figure junior da formare (47%) e project manager (42%).
La crisi energetica e l’incerto scenario geopolitico non spaventa la filiera dell’idrogeno italiana. Anzi i 35% scorge in questa situazione nuove opportunità di business e sta quindi accelerando gli investimenti, perchè tale contesto potrebbe dare un’accelerazione decisiva verso la transizione energetica, di cui l’idrogeno è un vettore energetico fondamentale per raggiungere gli obiettivi di transizione e sicurezza energetiche voluti dall’Ue e dall’Italia.
Restano degli ostacoli sul percorso di sviluppo del comparto. Le aziende soffrono soprattutto la mancanza di un quadro normativo chiaro (78%), l’incertezza di una domanda di mercato non ancora definita (64%) e tutto ciò che ruota attorno ad autorizzazioni (53%) e burocrazia (51%). Però dal Pnrr, così come dalle altre risorse messe a disposizione dallo Stato e dall’Unione Europea, «stanno arrivando fondi che danno certezze al settore e ci permettono di guardare al futuro con grande ottimismo», sottolinea Alberto Dossi, il presidente di H2IT.
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