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Iban non italiani respinti, pronte segnalazioni a Bankitalia e Antitrust. Da Revolut a N26, le fintech coinvolte
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Iban non italiani respinti, pronte segnalazioni a Bankitalia e Antitrust. Da Revolut a N26, le fintech coinvolte

02 aprile 2026, 07:00 Ultimo aggiornamento: 10:40

Altroconsumo ha raccolto 800 firme e 80 segnalazioni contro la discriminazione dei conti con iban esteri in Italia

Sulla scrivania della Banca d’Italia e dell’Antitrust stanno per arrivare un’ottantina di segnalazioni sul caos dei pagamenti con iban non italiani bloccati. Si tratta della prima tranche di testimonianze raccolte da Altroconsumo nell’ambito di una petizione, firmata da circa 800 persone nel primo mese dal lancio, che si propone di combattere la discriminazione dei conti con iban non italiano (o con iban italiano ma collegati a soggetti stranieri).

La maggioranza relativa delle segnalazioni, secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, coinvolgerebbe Revolut, ma nella lista ci sarebbero anche numerose neobank e fintech come Trade Republic, N26 e Wise. In qualche caso pare sia citata persino la banca spagnola Bbva.

Pagamenti rifiutati dalle bollette ai pedaggi 

I clienti di queste società lamentano disservizi variegati. Dalle difficoltà nell’usare il conto per l’accredito della pensione o l’addebito delle bollette fino all’impossibilità di pagare pedaggi autostradali e tasse. «La discriminazione dell’iban è illegale, ma ancora molto diffusa», osserva Anna Vizzari, coordinatrice public affairs di Altroconsumo.

Le norme prevedono infatti che pagamenti e addebiti in euro debbano avvenire alle stesse condizioni nei Paesi dell’area Sepa (Single Euro Payments Area), in totale 41 tra cui i 27 membri dell’Unione Europea. Tuttavia, in Italia è attivo un sistema aggiuntivo, identificato con la sigla Seda. Si tratta di uno schema tecnologico - all’apparenza un tecnicismo - adottato dal sistema bancario per facilitare la gestione degli addebiti Sepa. Fintech e neobank, però, non ne fanno parte.

Il caso Revolut

Per risolvere i problemi a volte non basta nemmeno il passaggio a un iban italiano. Revolut, ad esempio, ha iniziato a offrire l’iban italiano a gennaio 2025. Tuttavia, gli ostacoli non sono finiti lì e i clienti hanno continuato a condividere le loro disavventure sui social. «Finalmente ho l’iban italiano, apro il conto e comincio a spostare le utenze. Arrivo a Telepass. Sorpresa: mi becco un errore. Iban non ammesso», scriveva un utente su LinkedIn qualche mese fa.

Al messaggio aveva risposto direttamente Nicola Vicino, general manager di Revolut per l’Italia, dichiarando che «è uno dei temi su cui stiamo lavorando» ma che «non è così immediato risolverlo». 

Il problema, però, rischia di propagarsi in fretta dal momento che fintech e neobank raggiungono un pubblico sempre più vasto. La sola Revolut ha superato i 4 milioni di clienti in Italia. E l’iban lanciato un paio di mesi fa da Satispay, con il codice Lu targato Lussemburgo, andrà incontro alle stesse beghe?

I prossimi step 

La petizione di Altroconsumo è ancora aperta (chiunque può inserire la sua esperienza sul sito), ma intanto l’associazione si prepara a portare nelle prossime settimane le prime segnalazioni alle autorità competenti. La Banca d’Italia, che sorveglia il rispetto delle regole sul mercato, e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), a cui sono sottoposte le presunte pratiche commerciali scorrette.

L’Agcm del resto è già intervenuta sulla discriminazione degli iban non italiani e a gennaio 2026 ha imposto una multa di 800 mila euro ad Agos Ducato. Altri provvedimenti erano stati presi nel 2019. (riproduzione riservata)



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