L’impatto dei dazi imposti da Donald Trump e nondimeno la reazione della Cina, che ha imposto tariffe al 34% sulle importazioni statunitensi e imposto controlli sulle esportazioni di terre rare, condizionano le performance delle materie prime.
Il prezzo del rame è in calo del 4,1%, arrivando a 8.975 dollari a tonnellata. Dopo essere sceso brevemente del 5,1% a 8.890,50 dollari, il calo giornaliero più grande da luglio 2022.
Di conseguenza i future sul rame perdono il 4,7% a 4,6 dollari per libbra, segnando una perdita settimanale del 10,2%, a causa delle preoccupazioni che i dazi statunitensi e le azioni di ritorsione dei partner commerciali potrebbero portare a una recessione globale.
I metalli preziosi hanno un destino a parte. I prezzi dell'argento scendono dell'1,7% a 31,4 dollari l'oncia, portando le perdite settimanali a circa l'8%, poiché le preoccupazioni economiche e commerciali globali hanno innescato una svendita diffusa sui mercati finanziari.
Mentre il prezzo dell'oro rimbalza leggermente dello 0,3% a 3.130 dollari l'oncia, avvicinandosi di nuovo ai massimi storici. E sul settimanale l'oro è aumentato di circa l'1%, segnando il suo quinto guadagno settimanale consecutivo. D’altronde nei momenti di crescente tensione sui mercati, tendenzialmente cresce la domanda di beni rifugio sui mercati.
Goldman Sachs infatti conferma «la sua previsione di oro a 3.300 dollari/once per la fine dell'anno, con i rischi relativi alla nostra previsione inclinati verso l'alto» questo perché «non solo vediamo un supporto strutturale ai prezzi derivante dall'acquisto di banche centrali dei mercati emergenti, ma vediamo anche un ulteriore supporto dalla maggiore domanda di ETF a causa dei tagli della Fed e dei timori di recessione, in un contesto di probabilmente meno elevata posizione netta lunga gestita, rispetto ai livelli molto alti precedenti». (riproduzione riservata)