C’è grande attesa sui mercati (specialmente quelli energetici) in vista del pacchetto di misure economiche degli Stati Uniti contro l’Iran, definite dal segretario al Tesoro di Washington, Scott Bessent, come «il D-day economico contro Teheran».
Nel frattempo il ministro degli Esteri dell’Oman è atteso in Iran, dove parlerà col suo omologo per parlare di Hormuz, di cui i due Paesi condividono la responsabilità.
Lunedì 24 agosto in mattinata i prezzi del petrolio sono in calo in attesa dei dettagli di quella che Washington ha definito la sua più dura campagna di sanzioni contro l’Iran, mentre Teheran ha minimizzato la minaccia di un’intensificazione della pressione economica.
Alle ore 9 i futures sul Brent scendono dell’1,7% a 92,8 dollari al barile, quelli sul Wti sono in flessione del 2% a circa 85 dollari.
Il ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, si recherà a Teheran per colloqui sullo Stretto di Hormuz. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che Albusaidi terrà un colloquio con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sulle relazioni bilaterali e sulle questioni regionali. La visita, ha aggiunto, si inserisce nel dialogo politico in corso tra i due Paesi, che condividono la responsabilità dello Stretto di Hormuz.
Secondo gli ultimi dati del servizio di monitoraggio navale Kpler, meno di 20 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz questo fine settimana.
Secondo i dati, sabato tredici imbarcazioni hanno attraversato lo stretto, mentre domenica solo quattro. Tuttavia, il numero effettivo di navi che transitano nello stretto potrebbe essere superiore, poiché alcune imbarcazioni potrebbero aver spento i propri transponder di notifica.
Blocchi separati imposti da Stati Uniti e Iran continuano a limitare il traffico attraverso questo punto strategico per le spedizioni di energia.
Lunedì gli Stati Uniti lanceranno «la più grande offensiva finanziaria di sempre» contro l’Iran, ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, mentre Teheran ha minacciato di sequestrare le navi che violano le norme di transito nello Stretto di Hormuz.
L’imminente escalation giunge mentre entrambe le parti hanno mancato la finestra di 60 giorni per il cessate il fuoco, condizione necessaria per raggiungere un accordo, chiudendo di fatto il meccanismo formale di tregua volto a porre fine alla guerra in Medio Oriente, giunta ormai al sesto mese.
In un post pubblicato domenica sera su X negli Stati Uniti, Bessent ha affermato che «all’alba inizia il D-Day economico», definendo le misure in arrivo come la «fase finale» della campagna di Washington contro Teheran. (riproduzione riservata)