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Matteo Minelli, Ecosuntek
Matteo Minelli, Ecosuntek
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I Colaiacovo fanno cassa e vendono la partecipazione in Ecosuntek. Ecco perché

di Lucio Sironi
02 aprile 2026, 22:15 Ultimo aggiornamento: 03 aprile 2026, 11:04

La ricca e litigiosa famiglia di cementieri di Gubbio dice addio alla quotata Ecosuntek, attiva nel trading e nella produzione di energia, di cui era tra i fondatori

Sarà uno degli effetti dello scontro familiare che da anni tormenta la ricca dinastia dei cementieri umbri Colaiacovo? Probabilmente sì. Nei giorni scorsi Il fondatore e ceo di Ecosuntek, Matteo Minelli, ha aumentato la sua partecipazione nell'azienda - attiva nella produzione e vendita di energia rinnovabile - al 55,37%, attraverso una riorganizzazione delle partecipazioni che ha comportato appunto l’uscita dal capitale, dove aveva una quota pari al 22,62%, di Fin.Doc, società che fa capo alla famiglia Colaiacovo. A rilevare le azioni è stato in prevalenza Minelli, in parte tramite Ecosuntek Energy, una controllata che si occupa della costruzione di impianti fotovoltaici e della loro gestione. A valori di mercato, con il titolo Ecosuntek scambiato a circa 2,3 euro, l’operazione ha fatto incassare alla litigiosa casata eugubina attorno ai 9 milioni di euro.

Il nuovo assetto proprietario

Liquidare Fin.Doc non è stato semplicissimo, trattandosi di una società dal flottante ridotto, almeno fino a quel momento, e scambi rarefatti. Alcune quote vendute dai Colaiacovo sono state cedute fuori mercato e potrebbero avere a che fare con l’ingresso con una quota del 5,3%, reso noto il 2 aprile, del Deep Value Club che fa capo a Stefano Preda e a Jody Vender. Per il resto il ceo Minelli e in misura minore uno degli altri soci fondatori, Matteo Passeri, si sono dovuti impegnare in prima persona, col risultato che Minelli ha finito per superare abbondantemente la soglia rilevante per il lancio di un’opa. Per evitare di farlo ha dovuto dichiarare la temporaneità dell’operazione, impegnandosi a scendere sotto la soglia entro 12 mesi attraverso la cessione del 13,89% del capitale e limitando i diritti di voto sulle azioni eccedenti, tenendo conto che le recenti modifiche al Testo Unico della Finanza potrebbero innalzare la soglia rilevante ai fini del lancio di un’opa, con eventuali effetti sull’ammontare di azioni da cedere e sui diritti di voto esercitabili.

Il flottante raddoppia al 35%

Di per sè la vicenda non è priva di aspetti positivi, in quanto porta il flottante di Ecosuntek dall’attuale 17,99% al 34,61% e in prospettiva salirà fino a circa il 48%, quando il ceo avrà completato le vendite che gli consentiranno di rientrare sotto la soglia dell’opa.

I due rami in conflitto

Come noto, la famiglia Colaiacovo ha un certo rilievo nel panorama industriale del Paese, essendo proprietaria della Colacem, terzo produttore di cemento d’Italia, e di altre attività (tra cui l’Autodromo Simoncelli del MotoGP) riunite nella cassaforte Financo e che sviluppano nel complesso ricavi per 1,5 miliardi. Tra i loro beni anche numerosi immobili di pregio nel centro storico di Gubbio. Figura di spicco è Maria Carmela, nominata l’anno scorso presidente del quotidiano confindustriale Il Sole 24 Ore. Attorno a lei si schierano due rami della famiglia in aspro conflitto tra loro. Uno degli esponenti, Giuseppe, finito in gravi difficoltà finanziarie (si parla di 200 milioni di debiti) con la sua azienda personale, la FC Gold, accusa gli altri rami della famiglia di tenerlo in disparte. Per brevità si può dire che la saga dei Colaiacovo racconta di un impero industrial-finanziario diviso a metà, in quanto ciascuno schieramento, che conta decine tra figli e nipoti, controlla il 50% della Financo. Finita in mezzo alla lite, la cassaforte ormai da anni non riesce ad approvare il bilancio per l’ostruzionismo dei vari rami. Un bel problema, visto che in precedenza aveva pompato lauti dividendi a beneficio di tutti e ora ha smesso di fare questo prezioso lavoro.

Ecosuntek cresce nell’agrivoltaico

Quanto a Ecosuntek, la società con sede a Gualdo Tadino a cui la casata umbra ha dovuto dire addio sta affrontando una nuova fase di crescita puntando sul business dell’agrivoltaico. Durante il 2025 ha acquisito partecipazioni in società di progetto titolari di autorizzazioni per realizzare impianti di questo tipo, con un investimento che si avvicina ai 15 milioni. A seguito di queste operazioni la potenza installata di proprietà del gruppo è destinata a crescere da 17 a circa 52 MWp, rafforzando il posizionamento del gruppo nel settore delle energie rinnovabili.


Se sul fronte della produzione di energia su impianti di proprietà, l’anno scorso si è registrata una leggera flessione, che si spiega soprattutto con le attività di revamping programmate che hanno riguardato alcuni impianti. Le cose sono andate meglio sul fronte, di gran lunga prevalente a livello di gruppo, delle compravendite di energia elettrica e gas, attività per la quale la società parla di «marcato incremento».

Ecosuntek capitalizza in borsa 40 milioni. In attesa di conoscere i risultati 2025 (29 maggio), nel 2024 ha registrato ricavi per 750 milioni con ebitda di 17,4 milioni e posizione finanziaria netta di 10,5. Lo specialist Intermonte indica un target price di 4,75 euro. (riproduzione riservata)



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