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Raffaele Fitto, ministro Affari Europei, Politiche di Coesione e Pnrr
Raffaele Fitto, ministro Affari Europei, Politiche di Coesione e Pnrr
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Pnrr, partono finalmente i cantieri: ecco i grandi gruppi, quotati e non, che si divideranno oltre 194 miliardi per le opere

di Angela Zoppo
19 aprile 2024, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:42

Quasi 50 miliardi sono distribuiti tra i primi 13 destinatari, col record di Rfi (Fs). La spinta di Enel sulle reti al Sud. Per il piano tlc si litiga ancora sui numeri civici. Ecco la prima ricognizione sulle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con qualche sorpresa | Open Fiber, come sta ripartendo il leader della fibra che punta su risorse per 2 miliardi di euro entro l'estate

Dai circa 24 miliardi di euro di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs) ai 553 euro del liceo Bertrand Russell di Cles, in provincia di Trento: è così, seguendo per ordine di grandezza i mille rivoli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che si pesano i progetti dei big ma si scoprono ancora sorprese, imbattendosi anche in enti e società misconosciuti, ai quali a vario titolo è riservata parte degli stanziamenti del Piano.

Nel frattempo, le risorse del Pnrr, modificato dopo la decisione del Consiglio Ue di dicembre 2023, sono salite da 191,5 miliardi a 194,4 miliardi di euro, costituiti per 122,6 miliardi da prestiti e per gli altri 71,8 miliardi da sovvenzioni.

Com’è cambiato il Pnrr

L'aumento, va ricordato, si deve proprio a quest’ultima voce, che ha visto l’aggiunta di circa 2,76 miliardi come contributi a fondo perduto (sovvenzioni, appunto) per la realizzazione del RePowerEu, oltre ai 145 milioni di euro che hanno aggiornato il contributo finanziario massimo. Nelle previsioni governative, il Pnrr dovrebbe generare una crescita aggiuntiva del 3,4% entro il 2026, superando la precedente previsione autunnale del +3,1%.

«Una revisione coraggiosa e inevitabile», la definisce il ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, ricordando che la prossima settimana il decreto dedicato al Piano completerà l’iter in Senato, dopo aver ottenuto l’approvazione della Camera. Al 20 aprile, il conto alla rovescia segna esattamente 984 giorni alla scadenza di giugno del 2026 per l’attuazione del Pnrr. Ma, nonostante le voci sempre più insistenti di una proroga al 2028 (qui l’anticipazione di MF-Milano Finanza), Fitto assicura che il governo resta concentrato sui tempi originali.

«Tuttavia», sottolinea l’Orep (l’Osservatorio Recovery Plan dell’Università Tor Vergata e Promo Pa Fondazione) «nonostante le ambiziose previsioni, il ritmo attuale di spesa è inferiore alle stime iniziali, e vi è un ritardo nei dati sulla piattaforma telematica del Mef da parte dei soggetti attuatori».

Il club dei big

Sono 13 i soggetti destinatari di risorse del Pnrr dal miliardo in su, secondo i dati di OpenPolis che li ha messi in fila sul portale OpenPnrr. Da Rfi alla Regione Veneto, passando per Enel e vari ministeri, cumulano 47,7 miliardi di euro, una ricchezza ridistribuita sui singoli progetti che hanno passato l’esame di Stato.

Il peso massimo è Rfi, la controllata di Fs titolare della rete ferroviaria. In generale, come emerge dal bilancio 2023 del gruppo guidato dall’ad Luigi Ferraris, alla fine dello scorso anno l’avanzamento degli investimenti da fondi Pnrr ha raggiunto gli 8 miliardi di euro, circa il 30% delle risorse complessive, in linea con il crono-programma.

Di questi, 5,8 miliardi di euro sono andati all’infrastruttura ferroviaria dell’Alta Velocità, altri 1,9 miliardi di euro agli interventi di miglioramento della rete, comprese le stazioni e il sistema Ertms (European Rail Traffic Management System). I 200 milioni di euro restanti sono stati assorbiti dalla rete stradale, dalle linee turistiche e patrimonio culturale, e dal rinnovo dei mezzi. L’ad Ferraris, commentando i conti del 2023 che hanno visto il record di investimenti con oltre 16 miliardi di euro, ha ricordato il valore dei fondi assegnati col Pnrr, che a livello di gruppo ammontano a ben 26 miliardi di euro.

Enel spinge sulle reti nel Mezzogiorno

Anche Enel ha un posto sul podio. Il gruppo guidato dall’ad Flavio Cattaneo è assegnatario di fondi per circa 4 miliardi di euro, principalmente nell’ambito della missione «Rivoluzione verde e transizione ecologica». Di questi, ben 3,5 miliardi sono per E-Distribuzione, che ne impegnerà più della metà nel Mezzogiorno.

Complessivamente, sono previsti la realizzazione di circa 110 nuove cabine primarie e interventi di rifacimento e potenziamento di circa 10mila km di linee a media e bassa tensione. Nel 2023 sono state realizzate 11 nuove cabine primarie ed effettuati cinque grandi rifacimenti in alta tensione. I fondi del Pnrr sono stati destinati al rafforzamento delle smart grid e all’aumento della resilienza della rete elettrica rispetto agli eventi climatici, all’elettrificazione dei consumi per 1,5 milioni di utenti, e all’integrazione dell’energia verde, secondo la cosiddetta hosting capacity, per almeno 4 Gw.

Tlc, si litiga sui numeri civici

Passando alle tlc, qualche modifica, intanto, si è resa necessaria per il Piano «Italia a 1 Giga», anche se la relazione sul nuovo Pnrr ricorda che «era già previsto che i target numerici venissero rivisti a valle dell’attività di mappatura delle reti». Cos’è successo? Dopo la stipula delle convenzioni con Infratel Italia, i soggetti aggiudicatari hanno verificato sul campo la reale consistenza dei civici collegabili e delle corrispondenti unità immobiliari. Ebbene, si è scoperto così che molti dei numeri civici messi a gara erano addirittura inesistenti, o non corrispondevano a unità immobiliari, oppure erano riferiti a utenze già connesse con prestazioni pari ad almeno 1 Gbps.

L’obiettivo di collegare le unità immobiliari effettivamente esistenti, comprese almeno 450mila case sparse qua e là, è rimasto inalterato ma le polemiche non si spengono. Come segnala l’Osservatorio Recovery Plan, l’Associazione italiana degli internet provider, guidata da Giovanni Zorzoni, ha sollevato obiezioni contro l’ emendamento del governo che permettere a Open Fiber di estendere la propria rete anche ai numeri civici adiacenti a quelli previsti nei bandi delle aree grigie finanziate dal Pnrr. Proprio Open Fiber aveva precedentemente segnalato che alcuni di questi numeri erano inesistenti o non opzionati commercialmente. La partita tlc del Recovery Plan per Infratel vale circa 4,4 miliardi di euro.

Per Simest record di velocità

Nel club del miliardo, in un’ideale classifica per velocità di esecuzione, balzerebbe in vetta Simest, la società del gruppo Cdp per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Tutte le risorse previste dal Pnrr, una cifra vicina a 1,2 miliardi di euro, sono già state assegnate, tanto che il Portale operativo ha chiuso esattamente due anni fa, a maggio 2022, «per totale assorbimento dei fondi a disposizione».

Quasi un unicum nel panorama del Pnrr, con qualche aspetto che merita di essere ricordato: per esempio, c’è stata una risposta fulminea dalle imprese meridionali, che hanno inviato domande di finanziamento per circa 500 milioni di euro, superando il plafond di 480 milioni a loro dedicato (pari a circa il 40% delle risorse complessive). Si tratta di risorse del NextGenerationUe, finanziamenti a tasso agevolato con una quota a fondo perduto fino al 25%, che sale al 40% per le imprese del Sud.

Gli enti territoriali valgono oltre 50 miliardi

La carica delle Regioni, invece, è guidata da Lombardia e Campania, entrambe abbondantemente sopra i 2 miliardi di euro, seguite da Puglia (1,6 miliardi), Sicilia e Lazio (alla pari, con 1,4 miliardi ciascuna). Tutti insieme, gli enti territoriali valgono oltre 51 miliardi di risorse. Nella categoria Pubblica Amministrazione, anche Roma Capitale rientra nella top 13, superando il miliardo di euro. 

Leggermente distanziato il Comune di Milano, con 850 milioni di euro. Tra i ministeri, quello della Salute resta decisamente indietro con 983 milioni di euro rispetto a quelli della Giustizia (2,3 miliardi di euro) e delle Imprese e del Made in Italy (1,3 miliardi)

Outsider e soprese

Ma le vere chicche si trovano addentrandosi più a fondo nell’elenco dei beneficiari. C’è spazio per la fisica nucleare, per gli edifici di culto, per lo studio degli ecosistemi e delle biodiversità. Un caso a sé è l’Übergemeindliches Seniorenzentrum Brixen, il progetto dell’avveniristico centro anziani di Bressanone, assegnatario di risorse Pnrr per 2 milioni di euro. Nulla, comunque, in confronto ai 30 milioni di euro di finanziamento che gli ha appena concesso la Banca europea per gli investimenti, a fronte di un costo stimato di oltre 50 milioni di euro. (riproduzione riservata)



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