Gli esperti di Capital Group mettono in luce i vantaggi legati alla varietà dell’universo dei bond corporate IG globali. Una selezione dei titoli bottom-up diventa cruciale per sfruttare svariate opportunità. Esistono sei fattori alla base dei rendimenti delle obbligazioni corporate investment grade globali. È quanto evidenziano gli analisti di Capital Group ricordando che tale varietà di fattori consente da una parte di diversificare la strategia di investimento e dall’altra di avere maggiori fonti di rendimento.
Primo fattore: esposizione ai tassi. Il mercato delle obbligazioni corporate globali presenta un’esposizione di circa il 70% all’America settentrionale e di circa il 25% all’Europa. «Nel caso delle obbligazioni di alta qualità, utilizzare le ponderazioni di mercato per valutare rischio ed esposizioni può essere fuorviante», chiarisce Flavio Carpenzano, investment director reddito fisso di Capital Group, in quanto «prese singolarmente, le ponderazioni non sono sufficienti per una corretta valutazione e costruzione di un portafoglio obbligazionario». Per questo motivo il consiglio è di guardare anche al rischio di credito o di tasso d’interesse. Per quanto riguarda il rischio di credito, attraverso indicatori come la spread duration e il duration times spread è possibile attestare l’esposizione ai rischi di un certo portafoglio. «Nell’ultimo decennio, il tasso d’interesse complessivo, ovvero la duration, del mercato globale delle obbligazioni corporate è costantemente aumentato», spiega l’analista, aggiungendo che tale componente può contribuire positivamente o negativamente ai rendimenti del settore corporate complessivo, a seconda dell’andamento generale dei rendimenti dei titoli di Stato a livello globale. «Ad esempio, in presenza di una lieve recessione e di una conseguenziale discesa dei tassi d’interesse, le obbligazioni investment grade potrebbero offrire un certo grado di resilienza grazie alla loro duration più lunga rispetto a quella dei titoli corporate high yield», spiega Carpenzano.
Secondo fattore: l’esposizione alle aree geografiche. L’universo delle obbligazioni corporate investment grade ha certamente una portata globale con titoli di emittenti provenienti da 65 Paesi. A dominare sono quelli statunitensi, che cubano per circa la metà del mercato.
Terzo fattore: l’esposizione valutaria. Gli esperti spiegano che «sebbene il rischio di mercato sia di natura globale e gli emittenti abbiano sede in varie parti del mondo, le oscillazioni valutarie non rappresentano in linea generale una componente dei rendimenti del portafoglio». Oscillazioni valutarie, seppur minime, possono verificarsi dato che i tassi d’interesse forward a breve termine variano nel corso del mese e i rinnovi delle coperture ne potrebbero risentire.
Quarto fattore: i rating creditizi. Generalmente a ogni emissione obbligazionaria viene assegnato un rating creditizio da almeno una delle tre agenzie di rating, tra S&P, Moody’s e Fitch. «Possiamo pertanto raggruppare tutte le obbligazioni con lo stesso rating per delineare un quadro del profilo del rischio di credito complessivo nel mercato», suggerisce Carpenzano, segnalando che negli ultimi dieci anni la qualità creditizia complessiva dell’indice è diminuita mentre sono aumentati la componente BBB dell’indice (che cuba per il 50% del mercato) e il livello di indebitamento delle aziende.
Quinto fattore: i settori. Si considerano tre grandi categorie: quella dei prodotti industriali, quella dei servizi finanziari e quella delle utilities. Uno tra i più importanti cambiamenti nell’ultimo decennio è stata la riduzione della ponderazione del settore bancario. Le banche, infatti, hanno ridimensionato i propri bilanci in seguito al deleveraging post crisi finanziaria globale. Intanto sta avanzando il settore tecnologico.
Sesto fattore: emittenti ed emissioni. Gli indici del mercato delle obbligazioni corporate globali sono composti da oltre 2800 emittenti corporate e da circa 15 mila diverse emissioni obbligazionarie. «Esiste chiaramente una gamma molto ampia di gestori degli investimenti con una presenza globale e dotati di ottime risorse per individuare i titoli sottovalutati», conclude. (riproduzione riservata)