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Huawei sfida Nvidia con il nuovo chip AI 910C, in arrivo già a maggio in Cina. Sostituirà l’H20?
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Huawei sfida Nvidia con il nuovo chip AI 910C, in arrivo già a maggio in Cina. Sostituirà l’H20?

21 aprile 2025, 14:27 Ultimo aggiornamento: 17:47

La cinese Huawei Technologies inizierà le spedizioni di massa del suo chip AI avanzato 910C già da maggio, secondo Reuters. Il titolo Nvidia va sotto 96 dollari a Wall Street

Lo scontro Usa-Cina su chip e AI entra in una nuova fase critica. Il titolo del colosso statunitense dei semiconduttori Nvidia cade a Wall Street (-5,60% a 95,81 dollari) in scia alla notizia che la cinese Huawei Technologies inizierà le spedizioni di massa del suo chip AI avanzato 910C ai clienti cinesi già da maggio

Sale la tensione tra Usa e Cina


Washington ha cercato di limitare lo sviluppo tecnologico cinese, in particolare i progressi in campo militare, escludendo Pechino dai prodotti di intelligenza artificiale più avanzati di Nvidia, tra cui il chip di punta B200, il chip per AI più potente al mondo. Inoltre ad aprile l'amministrazione Trump ha imposto nuove restrizioni all’esportazione di acceleratori di intelligenza artificiale, colpendo direttamente il gigante Usa e il suo chip H20. Il risultato è stata una svalutazione da 5,5 miliardi di dollari nel primo trimestre fiscale.

Il 910C sostituirà l’H20 in Cina?

Mentre le aziende cinesi di intelligenza artificiale si sono trovate dall’oggi al domani a cercare alternative nazionali all'H20. Tra cui Huawei che, secondo fonti vicine al dossier citate da Reuters, avrebbe già effettuato alcune spedizioni di massa del suo chip avanzato per l'intelligenza artificiale 910C. Questa unità di elaborazione grafica (Gpu) raggiunge prestazioni paragonabili a quelle del chip H100 di Nvidia combinando due processori 910B in un unico pacchetto grazie a tecniche di integrazione avanzate.

Ciò significa, hanno spiegato a Reuters le fonti, che ha una potenza di calcolo e una capacità di memoria doppie rispetto al 910B e presenta anche un maggior supporto per i diversi carichi di lavoro AI. Tra l’altro nei prossimi giorni potrebbero essere introdotti anche dazi sulle esportazioni di chip, come più volte ventilato da Trump. Una mossa che causerà enormi danni economici alle aziende statunitensi e avvantaggerà i produttori cinesi, in particolare Huawei.

Nvidia è buy

Intanto il titolo Nvidia è sceso del 28,6% quest’anno, il doppio del calo dell’indice Nasdaq 100. Parnassus Investments ritiene l’azione correttamente valutata, anche se scambiata a 22 volte gli utili stimati, ben al di sotto della media di lungo termine. Comunque, la valutazione non è lontana dal multiplo dell’indice S&P 500, pari a 19. 

Se le tensioni commerciali dovessero spingere l’economia americana in recessione, tutte le ipotesi sugli utili futuri verrebbero meno. Il consenso degli analisti sugli utili annuali di Nvidia è già sceso dell’1,1% nell’ultimo mese, mentre le previsioni sui ricavi sono diminuite dell’1%, secondo dati raccolti da Bloomberg.

Gli investitori già da tempo hanno messo in discussione le spese per l’AI, sin da quando la cinese DeepSeek a gennaio ha affermato di poter offrire prestazioni comparabili ai modelli statunitensi, pur costando meno e richiedendo meno chip.

Anche la guerra commerciale è molto volatile. Il recente rinvio dei dazi su smartphone, computer e altri dispositivi elettronici ha eliminato un freno sul titolo del colosso Usa, anche se Trump ha dichiarato che si tratta di una misura temporanea. 

«La politica rimarrà parte integrante dello scenario degli investimenti nel prossimo futuro e lo scenario continuerà a evolversi», ha detto Daniel Flax, analista senior di Neuberger Berman. «Questo influenzerà molte aziende, inclusa Nvidia, ma penso che continuerà a innovare, e questo continuerà a trainare la crescita della società. Credo che le azioni siano piuttosto attraenti se si ha un orizzonte temporale di 12 o 18 mesi». Gli analisti restano, dunque, positivi, con quasi il 90% che, secondo il consenso Bloomberg, raccomanda di acquistare (70 buy, 9 hold e 0 sell) il titolo anche perché scambiato oltre il 60% al di sotto del prezzo target medio a 165,77 dollari. (riproduzione riservata)


 



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