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Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino
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Hippocrates Holding compra una farmacia ogni tre giorni. Ecco il segreto della catena «Lafarmacia.» e quando uscirà Antin

28 febbraio 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 04 marzo 2025, 13:01

Dopo soli 6 anni di attività la catena «Lafarmacia.» fa oltre 800 milioni di ricavi e 160 di ebitda. Rilevato un punto vendita ogni tre giorni. Dal 2026 la crescita verrà finanziata solo con la cassa  | Hippocrates e Pharma Green, salta il risiko delle farmacie

Una farmacia acquistata più o meno ogni tre giorni, circa una decina al mese, al ritmo di un centinaio all’anno. Non smette di crescere Hippocrates Holding, primo gruppo italiano di farmacie a insegna «Lafarmacia.», fondato dagli ex Ubs Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, che del gruppo controllato (all’80%) dal fondo francese Antin sono anche co-amministratori delegati. Insieme agli investitori della prima ora, i due top-manager hanno in portafoglio il restante 20% delle quote.

L’idea nata da un articolo di giornale sulla liberalizzazione in corso nel settore delle farmacie

Da un’idea nata nel 2017 (dopo aver letto di fronte a un caffè un articolo di giornale sulla liberalizzazione in corso nel settore delle farmacie) i due giovani ex banker - che anni prima si erano conosciuti ai desk del colosso svizzero (nel frattempo Guarino era passato al private equity con Carlyle) - dal niente hanno messo in piedi un leader di settore. Un colosso che dopo sette anni (Hippocrates Holding è stata fondata a maggio 2018) fattura oltre 800 milioni di euro e ne genera quasi 160 di ebitda.

Ha all’attivo 521 farmacie, due terzi delle quali si trovano nel ricco Triveneto e in Lombardia, punti vendita che mirano a diventare 600 entro la fine dell’anno. La presenza copre tutte le Regioni, da Roma in su (Sardegna compresa). I dipendenti, anche questi in crescita, sono più di 2.500, di cui circa 2.000 farmacisti. «Nell’anno appena concluso chiuderemo il bilancio con oltre 800 milioni di ricavi, in crescita del 3%, con una profittabilità significativa intorno a 158 milioni di ebitda e una leva finanziaria in linea con i covenant», spiega Tavaniello a Milano Finanza.

Il target di 150 e 160 milioni di ricavi aggiuntivi su base annua

«Siamo partiti con 386 farmacie a fine 2023 e abbiamo chiuso l’anno con 484. Dunque, un ritmo di 100 farmacie all’anno. Ma più che al numero di negozi guardiamo al fatturato che acquisiamo: il nostro obiettivo è quello di stare fra 150 e 160 milioni di ricavi aggiuntivi su base annua. In media, compriamo una farmacia ogni tre giorni», ha aggiunto il manager. I fattori che hanno reso vincente l’idea (maturata già prima del Covid e che aveva subito colto le opportunità post-liberalizzazione del settore), dei due geniali imprenditori sono stati il timing e la velocità dell’investimento.

Timing e la velocità dell’investimento

Con il primo aumento di capitale da 53 milioni del 2018 sottoscritto tramite club deal da nomi blasonati dell’imprenditoria italiana (Barilla, Benetton, Recordati, Borletti, Marzotto, Lunelli, Palmieri e Drago; molti hanno reinvestito) Guarino e Tavaniello sono stati gli early birds in grado di cogliere al volo «l’opportunità di fare rete per far scattare le sinergie» in un settore molto parcellizzato e «strutturalmente» anche protetto. Il comparto delle farmacie opera sulla base del monopolio (tramite licenza di distribuzione) della vendita del medicinale prescritto in una precisa area territoriale.

Dunque, ricavi da traffico certo, su cui mettere poi a punto un’offerta di natura commerciale fatta di parafarmaci, integratori, cosmetica e servizi ancillari che vanno a supplire carenze sistemiche del Ssn. «La farmacia risponde all’esigenza di essere il primo presidio sanitario territoriale e noi volevamo creare il più grande player nazionale di farmacie socialmente responsabile, una realtà che da una parte potesse avere le spalle larghe in grado di generare le economie di scala tipiche di alcune catene estere, ma che dall’altra non scordasse quelle che sono le peculiarità del sistema italiano», ha aggiunto Guarino.

In Italia ci sono circa 20 mila farmacie, una ogni 2.950 persone, un numero molto inferiore alla media europea (una farmacia ogni 3.200 abitanti) o della ricca Germania (una ogni 4 mila), mercato che Hippocrates Holding ha aggredito in un momento di tassi a zero che consentiva di minimizzare il ricorso all’equity e di pagare le farmacie a multipli più bassi rispetto agli attuali. Una fortunata congiunzione che è stata sfruttata celermente da Guarino e Tavaniello che raggiungendo subito una massa critica con tanto di centrale acquisti per accorciare i tempi della messa a terra delle sinergie si sono garantiti un vantaggio competitivo verso altri concorrenti come Farmagorà, Dr Max o Alma.

Antin, investitore con un orizzonte minimo di 5 anni

I competitor sono entrati nel mercato solo in un momento successivo, quando il costo del debito si è alzato e le condizioni si sono fatte più sfidanti. Il punto di svolta è stato l’ingresso nel 2021 di Antin che ha messo a disposizione oltre 700 milioni di equity consentendo a Hippocrates di chiudere una linea di credito da 900 milioni e finanziarsi ulteriormente la crescita a condizioni più vantaggiose. Dal 2026 il gruppo continuerà a marciare a un ritmo di 100 farmacie in più all’anno finanziando la crescita solo con la cassa generata. La macchina delle farmacie è difficile da arrestare. L’exit di Antin? I francesi sono investitori infrastrutturali che operano con un orizzonte minimo di 5 anni, fino a 7. Se ne parlerà dal 2026. (riproduzione riservata)



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