All’indomani della Fed, che ha confermato le attese di dicembre di tre tagli dei tassi, anche l’Asia festeggia. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei chiude con un rialzo del 2% circa, l’Hang Seng balza del 2,8% (il dollaro di Hong Kong è collegato a quello Usa), mentre Shanghai è sopra la parità. Il T bond Usa decennale viaggia laterale con un rendimento del 4,266%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,75%.
L'Esercito popolare cinese sta costruendo un arsenale su una scala mai visto dalla seconda Guerra Mondiale e tutti i segnali suggeriscono che abbia l'obiettivo di essere pronto a invadere Taiwan entro il 2027. Questo, secondo la testimonianza al Congresso dell'ammiraglio John Aquilino, a capo dell'esercito americano nel Pacifico. «Tutte le indicazioni puntano al fatto che l’esercito cinese rispetta le direttive del presidente Xi Jinping e che sarà pronto a invadere Taiwan entro il 2027», ha detto l'ammiraglio.
«Le azioni dell’Esercito popolare indicano la sua capacità di rispettare la tempistica attesa da Xi per unificare Taiwan con la Cina continentale con la forza, se sarà richiesto», ha aggiunto l’ammiraglio, secondo quanto riporta Bloomberg. Nonostante le sfide economiche di Pechino, alle prese con una deflazione interna, il bilancio per la difesa è aumentato del 16% a oltre 223 miliardi di dollari, ha affermato l’ammiraglio.
Nei tre anni trascorsi da quando ha assunto il comando, Aquilino ha affermato che l’Esercito popolare di liberazione è cresciuto di oltre 400 aerei da combattimento e più di 20 grandi navi da guerra. Ha anche raddoppiato l’inventario di missili balistici e da crociera dal 2020. L’ammiraglio ha aggiunto che l’esercito cinese ha giù effettuato attività legate alle operazioni contro Taiwan, come simulare un accerchiamento con un blocco marittimo e aereo.
Il deficit commerciale del Giappone si è ridotto a febbraio, con le esportazioni verso gli Stati Uniti in forte aumento mentre lo yen è rimasto storicamente debole rispetto al dollaro.
Il deficit commerciale complessivo del paese è sceso a 379,4 miliardi di yen (2,5 miliardi di dollari), in calo del 59% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e riducendosi sostanzialmente rispetto al deficit di gennaio di 1,76 trilioni di yen.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 18% su base annua raggiungendo 1,72 trilioni di yen, portando ad un surplus di 712 miliardi. Ma il deficit commerciale del Giappone con la Cina è stato di 437 miliardi di yen, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
«La posizione commerciale del Giappone è migliorata nell’ultimo anno con il calo dei prezzi globali delle materie prime che ha abbassato il valore dei beni importati, mentre l’allentamento delle catene di approvvigionamento ha stimolato le esportazioni», ha scritto Moody’s Analytics giovedì.
I funzionari della Fed hanno confermato quanto detto a dicembre, ovvero di prevedere tagli dei tassi per tre quarti di punto quest'anno nonostante la speculazione che le pressioni inflazionistiche potrebbero frenare l’entusiasmo per l'allentamento e spostare la proiezione a solo due riduzioni.
I titoli del Tesoro a breve termine si sono ripresi in risposta al fatto che la Fed ha dato fiducia agli investitori nella prospettiva di tassi più bassi, rendendo la curva dei rendimenti più ripida, mentre le azioni statunitensi sono balzate a un altro massimo storico. Il board della Banca centrale americana ha però ridimensionato le aspettative di tagli per il prossimo anno, portandoli a tre, invece dei quattro previsti per il 2025 appena tre mesi fa.
Alla domanda se i funzionari avrebbero abbassato i tassi nelle prossime riunioni di maggio o giugno, il governatore Jerome Powell ha esitato, aggiungendo che la prima riduzione avrà luogo probabilmente «ad un certo punto quest’anno». La Fed sta inoltre mantenendo il ritmo con cui riduce i bond in portafoglio, anche se il board ritiene che sarà opportuno rallentarlo abbastanza presto. (riproduzione riservata)