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Antonio Gozzi, Duferco
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Guerra Usa-Iran, Antonio Gozzi (Duferco): «Sul gas per ora solo speculazione. Ma dipende da quanto durerà l’azione militare»

02 marzo 2026, 20:15 Ultimo aggiornamento: 20:17

Il patron del colosso italiano attivo nella siderurgia, nel trading e nella distribuzione di energia e nello shipping analizza gli effetti sui mercati del nuovo conflitto nel golfo. Duferco chiude il 2025 con 26,9 miliardi di dollari di ricavi (+46%) ma utili in calo a 86,8 milioni per la normalizzazione dei mercati energetici rispetto agli anni passati

«Sul petrolio ma soprattutto sul prezzo del gas, che ha visto oggi uno spike importante di circa il 50%, incide una componente speculativa molto forte, perché ad oggi non c’è uno shortage di gas. Certo ci può essere prospetticamente e i mercati scontano previsioni sul futuro», ragiona Antonio Gozzi, presidente del gruppo Duferco, colosso italiano che spazia dal trading alla produzione di energia, dallo shipping alla siderurgia, che proprio lunedì 2 ha presentato i conti 2025 chiusi con un fatturato globale annuo di 26,9 miliardi di dollari (+46% rispetto a settembre 2024, mese nel quale Duferco Group chiude il bilancio).

«Gli speculatori di gas e petrolio stiano attenti»

La sua multinazionale abbraccia insomma settori e mercati colpiti dagli stravolgimenti in Medio Oriente ed è direttamente coinvolto nella compravendita di energia. Ma l’imprenditore non è pessimista: «È una questione di tempo: se la guerra durerà varie settimane, certamente ci sarà una ripercussione. Se invece in una settimana-dieci giorni finirà, credo che ci sarà solo speculazione. Anzi, bisogna che gli speculatori stiano attenti, perché quando si capisce che si va verso una fase di arresto del conflitto i prezzi crolleranno, anche perché siamo in una fase di sovrapproduzione sia di petrolio sia di gas. Ce n’è tanto in giro».

Sui mercati comunque la situazione non è delle migliori: «Sì, nel corso della giornata di oggi (lunedì 2, ndr) è peggiorata, il che significa che i mercati stanno metabolizzando una previsione negativa sulla durata del conflitto. Ma io invece credo che non durerà tanto», continua Gozzi. «per una ragione di potenza militare. In più di 48 ore non c’è stato un solo aereo americano o israeliano abbattuto sui cieli iraniani. Significa che non c’è una contraerea. Questa deterrenza indebolisce anche le proxy dell'Iran, cioè Hezbollah e gli Houti. Si tratta di una sconfitta militare in piena regola, anche se non entrassero in campo – come hanno detto che potrebbero fare – sauditi, emiratini, inglesi e francesi. C’è anche un tema di isolamento internazionale: Russia e Cina non stanno facendo niente».

«Tutto questo fa pensare a un conflitto breve», continua Gozzi, «e al fatto che lo stretto di Hormuz possa essere liberato in tempi brevi. E poi agli americani vendere un po’ di gas e petrolio a prezzi più cari fa solo comodo. Per quanto riguarda le nostre navi, noi non incrociamo nello stretto di Hormuz, ma da mesi non passiamo più dal Mar Rosso; preferiamo circumnavigare, anche se ci mettiamo 15 giorni in più. Ma le assicuro che né lo shipping né gli assicuratori si sono stracciati le vesti, perché questo conto lo pagano le famiglie e le imprese».

Gli scenari post-guerra: la ripresa dei Patti di Abramo

Il patron di Duferco e presidente di Federacciai (Confindustria) con lo sguardo è già oltre gli scenari di guerra: «Dalla sconfitta di Hezbollah, Hamas e Iran vedo solo cose buone per la rinascita del Medio Oriente con il rilancio dei Patti di Abramo».

Gozzi non vede rischi di carenza di gas, per il momento, per l’Italia: «Noi siamo abbastanza a posto, non come l’anno scorso ma ne abbiamo a sufficienza e poi ora si va verso la primavera…». È quel gas che il dl Bollette prevede di vendere per finanziare gli aiuti ai consumatori finali: «Se dovessi dare un consiglio da trader, io lo venderei adesso: a questi prezzi si recupera gran parte del costo di acquisto. Ma io ragiono da operatore privato, senza responsabilità pubbliche...».

I conti 2025 di Duferco Group: debole la siderurgia, corrono energia e shipping 

Da operatore privato, Duferco fa i conti con il quadro geopolitico e geoeconomico incerto che ha caratterizzato il 2025. Il gruppo chiude con un utile sceso a 86,8 milioni di dollari dai 152,4 del precedente esercizio proprio per la normalizzazione del mercato energetico dopo i prezzi eccezionali degli anni scorsi. E ha pesato anche il mercato della siderurgia, con un ebitda di 18,5 milioni ei un risultato negativo di 23,4 milioni. «Per il 2026 prevediamo di avere risultati migliori e a non perdere cassa: puntiamo a un ebitda di 25 milioni».

Sono andati bene i comparti del trading, con 70,6 milioni di dollari di utili netti dopo ricavi per 22,3 miliardi, frutto di volumi gas/lng in crescita del 42% e come elettricità del 58%, e quelli della distribuzione: «Serviamo 750 mila clienti, soprattutto imprese, e abbiamo fatto investimenti nei nostri 70 megawatt di rinnovabili, prevalentemente idroelettico, mentre il settore delle colonnine elettriche è in divenire, lo sappiamo tutti».

«Soddisfazione» dallo shipping (11,9 milioni di utili) «anche perché il nostro settore, fatto di navi da 40-50 mila tonnellate, è più stabile e non è influenzato dai futures sui noli. Ci aspettiamo molto dalla nostra flotta di cementiere, la più importante al mondo, proprio dai progetti in Medio Oriente». (riproduzione riservata)



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