Per frenare il fenomeno dei transfrontalieri delle pompe di benzina, molti distributori sloveni hanno posto un tetto di trenta litri per erogazione del carburante. Tra austriaci e italiani, sono in molti ad approfittare dei prezzi più contenuti in Slovenia.
L’Iran ha rivendicato gli attacchi delle ultime ore a due raffinerie israeliane (Haifa, come detto, e Ashdod) e a tre basi americane nel Golfo: si tratta della base di al-Kharj (Prince Sultan in Arabia Saudita), il principale punto di rifornimento per i caccia F-16 e F-35 e gli aerei spia Awacs americani, la base di Sheikh Isa (Bahrein), centro di comando e controllo e hub dati per le comunicazioni di combattimento dell'esercito terroristico statunitense, e la base di al-Dhafra (Emirati Arabi Uniti).
Donald Trump ha ricevuto nello Studio Ovale la premier giapponese Sanae Takaichi e ha regalato ai giornalisti una risposta quanto mai in stile Tycoon. «Chi meglio del Giappone ne sa dell’effetto sorpresa? Perché non ci avete avvisato di Pearl Harbor?», è stata la battuta alla domanda sul perché gli Usa non avessero avvisato gli altri Paesi dell’attacco all’Iran.
La premier nipponica ha espresso vicinanza agli Usa con queste parole: «Credo fermamente che solo tu, Donald, possa ottenere la pace in tutto il mondo. Per farlo, sono pronta a contattare molti partner della comunità internazionale per raggiungere insieme il nostro obiettivo».
Il Giappone è, assieme all’Italia, uno dei sei Paesi che ha firmato la nota di collaborazione su Hormuz nella giornata di oggi.
Sulla revoca delle sanzioni al petrolio iraniano Trump è possibilista: «faremo tutto il necessario per mantenere il prezzo il più basso possibile».
Intanto gli Usa confermano le vendite militari (soprattutto radar di rilevamento per la difesa aerea e missilistica) per 16,46 miliardi di dollari agli Emirati Arabi Uniti e al Kuwait.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che la nota sottoscritta dall’Italia su Hormuz è un documento politico e non militare, mentre monta il dissenso tra i partiti di opposizione, con Magi che chiede, sul tema, di «passare dalle Camere».
La società statale QatarEnergy potrebbe dover dichiarare la forza maggiore sui contratti di lungo termine per un periodo fino a cinque anni per le forniture di gnl destinate a Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina, a causa dei due impianti danneggiati, ha dichiarato il ceo Saad Sherida Al-Kaabi.
«Si tratta di contratti di lungo termine per i quali dobbiamo dichiarare forza maggiore. Abbiamo già effettuato una dichiarazione, ma si trattava di un periodo più breve. Ora dipenderà dalla durata effettiva», ha affermato.
Secondo quanto riportato dalla Cnn, un aereo F35 americano è stato colpito dal fuoco iraniano: è la prima volta dall’inizio del conflitto.
Il pilota, costretto a un atterraggio d’emergenza, è in condizioni stazionarie, fa sapere Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti.
Intanto ad Haifa, in Israele, sono stati rilevati danni a una raffineria a seguito dell’attacco missilistico operato da Teheran. «C'è stato un danno specifico, non significativo. L'elettricità tornerà nelle prossime ore», commenta il ministro dell’energia israeliano Eli Cohen.
L’Italia si è resa disponibile a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz assieme ad altri cinque Paesi.
Non si è fatta attendere la risposta iraniana. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in una telefonata con il suo omologo giapponese, ha detto che chi proverà a riaprire lo Stretto di Hormuz sarà considerato complice di Usa e Israele nell’aggresione a Teheran.
Nel frattempo continua l’escalation militare.
L'Iran ha lanciato un nuovo attacco missilistico su Israele poco dopo che le forze armate israeliane avevano annunciato di aver colpito diverse navi della Marina iraniana nel Mar Caspio. Nel mirino sono finite «navi equipaggiate con sistemi missilistici, navi di supporto e pattugliatori e un centro di comando portuale dal quale le forze della Marina iraniana controllavano le operazioni navali nel Mar Caspio», si legge in una nota dell'Idf. «Si tratta di uno degli attacchi più significativi» dall'avvio della guerra contro la Repubblica islamica.
Anche gli altri Paesi della regione sono stati coinvolti in operazioni militari nel primo pomeriggio italiano.
In Bahrein sono state attivate le sirene d’allarme e sono state sentite delle esplosioni.
Altri attacchi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar.
In Iran intanto arriva a 20 giorni il blocco di internet: superato il precedente ban di gennaio in occasione delle rivolte popolari.
Nella mattinata di oggi c’è stata l’esecuzione di tre manifestanti delle proteste di inizio anno per mano del regime.
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha parlato in conferenza stampa: «Il budget di 200 miliardi per la guerra in Iran potrebbe essere aumentato: servono soldi per uccidere i cattivi».
«I parenti dei caduti in Medio Oriente ci chiedono di andare avanti e completare il lavoro. Li onoreremo», ha detto Hegseth.
Sono 120 le navi iraniane affondate o danneggiate dagli Usa dall’inizio del conflitto: «Undici sottomarini sono stati distrutti, i loro porti militari sono fuori uso».
Sulla fine del conflitto, il numero uno della difesa non dà limiti temporali: «Il Pentagono non ha fissato nessuna scadenza per la fine della guerra in Iran, sarà il presidente Donald Trump a decidere quando gli obbiettivi saranno conseguiti», ha dichiarato Hegseth, che aggiunge: «Non è stata fissata una scadenza precisa», ha detto, «ma siamo in linea con i piani».
La difesa area degli Emirati Arabi ha intercettato oggi sette missili balistici e 15 droni lanciati dall'Iran.
Dall'inizio del conflitto, il ministero della Difesa emiratino ha detto di aver intercettato 334 missili balistici, 15 missili da crociera e 1.714 droni. Questi attacchi hanno causato la morte di due militari, sei civili e il ferimento di 158 persone, ha aggiunto il ministero.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto, assieme all’omologa danese Mette Frederiksen, una lettere all’Ue per preparare «un coordinamento in caso di nuove ondate migratorie» delle popolazioni colpite dal conflitto verso il Vecchio Continente «con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015».
Per Meloni occorre «rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente», si legge in una nota. «Dobbiamo fornire immediatamente un sostegno sufficiente ai nostri partner e agli Stati ospitanti in Medio Oriente, poiché i rifugiati e i migranti dovrebbero in genere essere assistiti là dove si trovano».
«Possiamo aiutare più persone in modo migliore e più efficiente fornendo sostegno direttamente alle loro regioni di origine», spiegano Meloni e Frederiksen. «Ci congratuliamo con la Commissione per l’adozione del pacchetto umanitario da 458 milioni di euro in risposta alla crisi umanitaria».
Nel frattempo l’Iran nomina il sostituto di Ali Larijani, ucciso nei raid israeliani su Teheran, come segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Si tratta dell’ex ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan: un’importante figura militare ed ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica.
Da parte dell’Iran continuano le minacce al fronte occidentale: «Avvertiamo il nemico che ha commesso un grave errore attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica dell’Iran. La risposta è in corso e non è ancora terminata», ha detto il portavoce del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaqari, citato dai media iraniani.
«Se dovesse ripetersi, gli attacchi alle vostre infrastrutture energetiche e a quelle dei vostri alleati non si fermeranno finché non saranno completamente distrutte, e la nostra risposta sarà molto più dura», hanno avvertito i pasdaran.
Nel frattempo da Bruxelles arriva il commento della presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, che richiama gli attori al dialogo: Fin dall’inizio del conflitto «abbiamo affermato che si dovrebbero utilizzare soluzioni diplomatiche e che è necessaria una de-escalation, soprattutto alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e nelle ultime ore, con gli attacchi anche contro i Paesi del Golfo. Credo che questo sarà il messaggio che emergerà anche oggi», in riferimento al Consiglio Europeo in agenda nella giornata di odierna.
Arrivano le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron, che propone una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture civili in Medio Oriente, inclusa l’energia, e dichiara di aver parlato con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e con l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani. «È nell’interesse comune attuare senza indugio una moratoria sugli attacchi che colpiscono infrastrutture civili, in particolare infrastrutture energetiche e idrauliche», ha scritto Macron su X, spiegando di aver raggiunto i leader del Qatar e degli Stati Uniti dopo che gli attacchi hanno colpito «siti di produzione di gas in Iran e Qatar». «Le popolazioni civili e i loro bisogni fondamentali, così come la sicurezza delle forniture energetiche, devono essere preservate dall’escalation militare», ha aggiunto.
Il parlamento iraniano starebbe varando una legge per imporre un pedaggio alle navi che intendono attraversare lo Stretto di Hormuz in sicurezza.
Sempre in tema di trasporti, i Paesi del Golfo, attraverso il Consiglio di cooperazione, vogliono istituire una «fast track» che velocizzi i collegamenti tra i porti e le più importanti città della regione per i mezzi che trasportano merci.
Il progetto prevede l’impiego di camion sigillati, eliminando la necessità di sdoganamento finale nei punti di transito intermedio e riducendo sensibilmente i tempi di percorrenza. La procedura si basa sullo scambio anticipato dei dati di spedizione e dei manifesti di carico tra le diverse autorità doganali nazionali. La priorità assoluta verrà data ai beni di prima necessità, inclusi prodotti alimentari, forniture mediche e merci deperibili.
Teheran ha attaccato il principale impianto energetico del Qatar dopo che Israele ha bombardato il giacimento di gas di South Pars, in Iran, segnando un'escalation del conflitto e facendo impennare i prezzi dell'energia.
In merito il govero qatariota parla di «ingenti danni» alla città industriale di Ras Laffan.
Oltre a QatarEnergy, anche Shell ha rivelato di aver subito conseguenze per l’attacco a Ras Laffan. In particolare, sono stati segnalati danni all’impianto di Pearl Gtl della compagnia britannica. L’incendio divampato sul sito, ha spiegato Shell, è stato domato e l’impianto è ora in «stato di sicurezza». Il personale essenziale è al sicuro e si sta valutando l’entità dei danni.
Ieri l’Iran ha celebrato i funerali di Ali Larijani, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza eliminato dalle forze israelo-americane, azione che Pechino ha bollato come «inaccettabile».
Si tratta di una delle vittime «eccellenti» del conflitto, parte della strategia delle forze occidentali che mira a decimare gli alti papaveri del regime di Teheran.
Su questo solco, sempre ieri, è stata confermata l’uccisione da parte dell’Idf israeliana del ministro dell’intelligence iraniano Ismail Khatib, braccio destro di Khamenei su cui gli americani avevano messo da quattro anni una taglia di dieci milioni di dollari. Khatib è considerato l’artefice della repressione del 2023 che soffocò le rivolte di piazza scoppiate dopo l’uccisione di Mahsa Amini.
Non si arrestano comunque le azioni militari di Teheran.
La Kuwait Petroleum Corporation (Kpc) ha dichiarato che un’unità della raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata attaccata da un drone, che ha provocato un piccolo incendio, come riporta l’agenzia di stampa kuwaitiana Kuna, aggiungendo che non ci sono stati feriti.
La raffineria di petrolio di Mina Al-Ahmadi si trova a circa 40 chilometri a sud della capitale del Paese, Kuwait City. Poco fa le forze armate del Kuwait avevano affermato che la difesa aerea del Paese sta rispondendo a «minacce ostili con missili e droni».
Il ministro della difesa italiano Guido Crosetto lancia intanto un appello affinché l’Ue e il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sostengano la missione a Hormuz: «Serve la presenza del mondo», ha dichiarato il ministro, «affinché l’Iran non percepisca tali presidi come un attacco».
Nel frattempo Trump ha minacciato di «far saltare in aria South Pars», giacimento iraniano di gas, qualora Teheran dovesse colpire i Paesi vicini in rappresaglia per il raid di ieri di Israele sulla più importante riserva di gas del mondo.
«Non voglio autorizzare questo livello di violenza e distruzione a causa delle implicazioni a lungo termine che avrà sul futuro dell’Iran, ma se il deposito di gnl del Qatar verrà nuovamente attaccato, non esiterò a farlo» ha concluso Trump. (riproduzione riservata)