Si è conclusa la visita di due giorni del presidente americano Donald Trump a Pechino. Nella due giorni di incontri sono stati conclusi, secondo quanto annunciato dal presidente, accordi commerciali «fantastici» mentre sul dossier più atteso, quello dell’Iran, il presidente Usa ha dichiarato che anche secondo Pechino l’Iran non dovrebbe possedere armi nucleari. Trump ha inoltre sostenuto che gli Usa non hanno bisogno della riapertura dello Stretto di Hormuz, tema invece urgente per la Cina. Secondo quanto comunicato dal ministero degli Esteri cinese, la guerra in Iran non avrebbe mai dovuto verificarsi ed è necessario raggiungere un accordo per un cessate al fuoco duraturo che consenta la riapertura di Hormuz il prima possibile.
La portaerei nucleare Charles-De-Gaulle, il colosso dei mari orgoglio della Marina militare francese (Marine Nationale) è giunta nel Mar Arabico, insieme alle fregate di scorta, nel quadro di una possibile futura missione di messa in sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz: è quanto annunciato dalla viceminsitra per gli Eserciti, Alice Rufo, intervistata ai microfoni di BFMTV. La portaerei Charles-de-Gaulle «ha superato il Canale di Suez, avanzando verso il Mar Arabico ed è giunta nella zona, ma non nello Stretto di Hormuz», ha precisato l’esponente governativa, ricordando che «sin dall'inizio la posizione della Francia è veramente quella di offrire la possibilità di riprendere la libertà di circolazione marittima nello Stretto, ma secondo una modalità che non è affatto offensiva, ma completamente difensiva e nel rispetto del diritto internazionale».
Gli Emirati Arabi Uniti hanno respinto i «tentativi di giustificare gli attacchi terroristici iraniani» dopo che Teheran ha accusato il ricco Stato del Golfo di svolgere un ruolo attivo nella guerra in Medio Oriente. Il ministro di Stato Khalifa bin Shaheen Al Marar ha «ribadito il categorico rifiuto degli Emirati Arabi Uniti delle affermazioni iraniane e dei tentativi di giustificare gli attacchi terroristici iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti» e altre nazioni, si legge in una dichiarazione.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno tentato, senza successo, di persuadere gli altri Stati del Golfo a unirsi a un attacco coordinato contro l'Iran poco dopo l'inizio della campagna militare di Usa e Israele contro la Repubblica Islamica. Lo rivela Bloomberg, precisando che il presidente emiratino, lo sceicco Mohammed bin Zayed, ne ha parlato al telefono con altri leader della regione, tra cui il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, perorando la causa di un’azione congiunta, ma questi hanno rifiutato. Sempre Bloomberg riporta che Riad colpì l’Iran a marzo ma successivamente cambiò strategia, appoggiando gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan. Da parte sua, Abu Dhabi sarebbe rimasta delusa per non essere stata invitata a svolgere un ruolo più incisivo nel processo negoziale. Secondo il quotidiano, il Qatar aveva valutato la possibilità di rappresaglia dopo l’attacco iraniano al suo impianto di gas naturale liquefatto di Ras Laffan, il più grande al mondo, ma aveva poi deciso di non farlo. Gli Usa erano a conoscenza degli sforzi degli Emirati di organizzare un attacco congiunto e sperava che gli altri Paesi del Golfo aderissero.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, conversando con i cronisti sull’Air Force One, ha dichiarato che sarebbe aperto a una sospensione ventennale del programma nucleare iraniano purchè l’impegno di Teheran sia «reale». Trump ha ribadito di aver cestinato l’ultima proposta negoziale iraniana senza neanche finire di leggerla. «L’ho vista e se non mi piace la prima frase la butto via e basta», ha spiegato, «era una frase inaccettabile. Se mantengono il nucleare in qualsiasi forma, non leggo».
«Ho avuto una buona telefonata con Trump nel corso del suo viaggio di ritorno dalla Cina. Siamo d’accordo sul fatto che l’Iran debba sedersi al tavolo dei negoziati. Lo stretto di Hormuz va riaperto. Teheran deve rinunciare al possesso delle armi nucleari». Lo scrive il cancelliere tedesco Friedrich Merz su X. «Abbiamo inoltre discusso di una soluzione pacifica per l’Ucraina e coordinato le nostre posizioni in vista del vertice Nato di Ankara. Gli Stati Uniti e la Germania sono partner solidi in una Nato forte» conclude il cancelliere.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un’intervista notturna al programma “Hannity” di Fox News, ha affermato che la sua pazienza nei confronti dell’Iran si sta esaurendo, dopo aver discusso ieri con il presidente cinese Xi Jinping proprio sulla guerra tra Usa e Teheran. «Dovrebbero trovare un accordo», ha aggiunto il tycoon riferendosi ai dissidi dentro i vari poteri iraniani. Sulla questione cruciale delle scorte nascoste di uranio arricchito dell’Iran, Trump ha minimizzato. «In realtà mi sentirei meglio se le ottenessi. Ma penso che sia più una questione di pubbliche relazioni che altro, però», ha affermato.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato, al termine del vertice dei ministri degli Esteri dei Brics, che lo Stretto di Hormuz rimane aperto al traffico commerciale proveniente dai paesi amici, e che alle navi è stato chiesto di coordinare il passaggio con le forze iraniane per garantire un transito sicuro. «Lo Stretto di Hormuz, per quanto ci riguarda, non è chiuso, soprattutto per i paesi amici», ha dichiarato Araghchi in un'intervista ai media indiani. «Alle navi appartenenti a tutti gli altri paesi viene solo chiesto di coordinare il loro passaggio con le nostre forze armate».
Al termine dei due giorni di colloqui a Washington tra Israele e Libano, gli Stati Uniti dovrebbero rilasciare una dichiarazione riassuntiva degli incontri avvenuti e annunciare una proroga del cessate il fuoco, insieme a una «dichiarazione d’intenti». È quanto riferisce il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, secondo il quale la dichiarazione si concentrerà su un meccanismo per un graduale ritiro israeliano, in parallelo con l’avvio da parte del Libano di un processo globale di disarmo del gruppo sciita filo-iraniano. Secondo Al-Akhbar, Washington ha discusso con Tel Aviv di «linee guida generali di un piano concreto» da attuare con le autorità di Beirut, nell’ambito degli sforzi per separare la questione libanese da un possibile accordo con l’Iran.
Pechino spinge per un cessate il fuoco in Iran che sia «duraturo» e che inizi «al più presto» e che lo Stretto di Hormuz riapra «il prima possibile». È quanto indicato in un comunicato del ministero degli Affari Esteri nel corso del secondo giorno di incontri tra il presidente cinese Xi Jinping e quello americano Donald Trump. «Un cessate il fuoco globale e duraturo deve essere instaurato al più presto» riporta la nota aggiungendo che «le rotte marittime devono essere riaperte il prima possibile, come richiesto dalla comunità internazionale». La nota, da quanto riportato dalle agenzie internazionali, risponde alle richieste dei giornalisti sul fatto che i due leader abbiano discusso nella giornata del 14 maggio della situazione in Iran. In una intervista a Fox News, Trump ha affermato che il presidente cinese gli ha assicurato di non avere intenzione di inviare attrezzature militari a Teheran e di essere disposto a fornire un contributo per la riapertura di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno cercato favorire un’estensione del fragile cessate il fuoco tra Israele e Libano, considerato ancora in vigore malgrado le centinaia di morti causate dai raid israeliani, in vista della scadenza di domenica. Mentre le tensioni si sono nuovamente riaccese tra Libano e Israele, gli ambasciatori israeliano e libanese hanno tenuto il primo di due giorni di colloqui al Dipartimento di Stato, con Israele accompagnato da ufficiali militari, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche. Le due parti si sono incontrate l’ultima volta il 23 aprile alla Casa Bianca, dove Trump ha annunciato una proroga di tre settimane del cessate il fuoco tra i due Paesi, tecnicamente in guerra da decenni. (riproduzione riservata)
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