Donald Trump fissa un ultimatum di «pochi giorni» per un’intesa con l’Iran, mentre i mediatori accelerano i lavori su una lettera d’intenti che aprirebbe 30 giorni di trattative sul nucleare e sullo Stretto di Hormuz. Teheran fa sapere di stare esaminando la lista di osservazioni inviata da Washington, mossa che viaggia in parallelo con la missione diplomatica a Teheran del capo dell’esercito pakistano, Asim Munir.
18:30 Trump: guerra finirà presto, garantiremo no atomica. O saremo drastici
17:50 Rubio: con pedaggi a Hormuz «impossibile» un accordo
17:30 Media: Teheran nega l’ordine di Khamenei di tenere l’uranio in Iran
16:00 Media: la Casa Bianca nega la decisione di Khamenei sull’uranio
15:00 Cremlino: «La Russia è disposta a stoccare l’uranio arricchito»
13:00 Da Khamenei stop a uscita dal paese dell'uranio arricchito
12:00 Iran-Usa: fonti stampa, uranio arricchito rimane il «punto critico dei negoziati»
11:00 Teheran: Usa hanno colmato alcune lacune, stiamo preparando risposta
10:00 Iran, Teheran: Ricevuto il parere degli Usa, lo stiamo esaminando
09:04 Capo esercito Pakistan atteso a Teheran come mediatore
Donald Trump ribadisce la linea dura di Washington sul programma nucleare iraniano. Il presidente Usa, parlando dalla Casa Bianca ha insistito anche sul controllo dello Stretto di Hormuz e sul rischio di escalation globale in caso di sviluppo di armi atomiche da parte di Teheran.
«Il conflitto con l’Iran finirà presto, molto presto. E quando finirà, i prezzi della benzina scenderanno più in basso di quanto fossero prima», ha detto il tycoon legando l’andamento dei mercati energetici alla de-escalation in Medio Oriente.
Trump ha, poi, affermato che gli Stati Uniti otterranno l’uranio arricchito iraniano: «Ce lo prenderemo e probabilmente lo distruggeremo, ma non permetteremo che lo abbiano loro». L’obiettivo, ha ribadito, resta impedire a Teheran di sviluppare un’arma nucleare.
Il presidente ha poi richiamato lo Stretto di Hormuz, definito strategico per il commercio globale del petrolio: «Il blocco navale è stato efficace al 100%, nessuno è riuscito a passarlo», ha detto.
Un sistema di pedaggi nello Stretto di Hormuz «renderebbe impossibile un accordo diplomatico» tra Stati Uniti e Iran. Lo ha detto oggi alla stampa il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. «Abbiamo sempre detto che un sistema di pedaggio nello Stretto di Hormuz sarebbe inaccettabile. Ma non lo diciamo noi, lo dice il mondo intero», ha dichiarato Rubio, aggiungendo: «Nessuno al mondo è favorevole a un sistema di pedaggi, non può accadere, sarebbe inaccettabile e renderebbe impossibile un accordo diplomatico». Per Rubio, «sarebbe una minaccia per il mondo se tentassero di farlo, ed è peraltro completamente illegale».
Un alto funzionario iraniano, parlando ad Al Jazeera, ha definito «propaganda dei nemici dell'accordo» la notizia di Reuters secondo cui la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe emesso un ordine che impone di lasciare l'uranio arricchito in Iran. Lo riporta Iran International. Inoltre, la fonte citata da Al Jazeera avrebbe aggiunto che «la posizione di Teheran rimane quella di procedere autonomamente alla diluizione del materiale».
La Casa Bianca ha smentito la notizia secondo la quale la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato che l’uranio arricchito rimanga in Iran. E' quanto ha riferito Fox News citando fonti all'interno dell'amministrazione Usa. «La Casa Bianca sta respingendo questa affermazione. Sostengono che il rapporto di Reuters non sia vero. Mi è stato detto che non è stata presa alcuna decisione in merito alla questione specifica dell'uranio arricchito», ha riferito la giornalista Aishah Hasnie.
Il presidente russo Vladimir Putin ha discusso del conflitto con l’Iran con il presidente cinese Xi Jinping durante la sua visita in Cina, condividendo la possibilità di trasportare e stoccare in Russia l’uranio arricchito iraniano. Lo ha riferito il Cremlino, secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax.
Il leader supremo iraniano ha emanato una direttiva secondo cui l’uranio del Paese, quasi ad alto grado, non deve essere portato all’estero. Lo scrive Reuters, citando «due fonti iraniane di alto livello», e annotando come si rafforzi così «la posizione di Teheran su una delle principali richieste degli Stati Uniti nei colloqui di pace».
L'ordine dell'Ayatollah Mojtaba Khamenei, spiega l’agenzia internazionale, «potrebbe frustrare ulteriormente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e complicare i colloqui per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Funzionari israeliani hanno riferito a Reuters che Trump ha assicurato a Israele che le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, necessario per fabbricare un’arma atomica, saranno inviate fuori dall’Iran e che qualsiasi accordo di pace dovrà includere una clausola in merito».
L’uranio arricchito resta il principale punto critico dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo ha detto all’emittente panaraba qatariota «Al Jazeera» una fonte pachistana a conoscenza dei colloqui mediati da Islamabad, secondo cui i funzionari iraniani hanno chiesto al Pakistan di avere più tempo per poter «valutare e studiare la determinazione statunitense» nel perseguire una soluzione diplomatica.
Secondo l’emittente panaraba saudita «Al Arabiya», che cita fonti diplomatiche a conoscenza della questione, sono in corso sforzi per raggiungere un accordo temporaneo, dopo che Washington ha presentato a Teheran il testo di una nuova proposta tramite Islamabad. Secondo le stesse fonti, l’accordo temporaneo prevede la fine della guerra, rimandando a una discussione successiva la questione dello Stretto di Hormuz e del nucleare iraniano.
Il testo iraniano è attualmente oggetto di discussione a Teheran, in particolare per quanto riguarda il quadro generale, alcuni dettagli e le misure di rafforzamento della fiducia a titolo di garanzia. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale Isna. Aggiunge: «Il testo trasmesso [da Washington] ha ridotto in una certa misura le divergenze [tra Iran e Stati Uniti], ma una riduzione più significativa delle divergenze richiede che Washington abbandoni le sue tendenze bellicose». La visita a Teheran del capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, Asim Munir, prevista per giovedì, mira a colmare le lacune e a facilitare l’annuncio formale di un accordo.
L’Iran ha dichiarato di star valutando l’ultima posizione di Washington sulla fine della guerra, dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva suggerito di essere disposto ad aspettare qualche giorno per «ottenere le risposte giuste» da Teheran, avvertendo tuttavia di un possibile ritorno degli attacchi in caso di mancato accordo. «Abbiamo ricevuto le posizioni degli Stati Uniti e le stiamo esaminando», ha dichiarato Esmaeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri, citato dall'agenzia di stampa statale iraniana Nour News. Il Pakistan, che ha ospitato i colloqui di pace il mese scorso e funge da tramite per i messaggi tra le due parti, continua a mediare tra Teheran e Washington, ha aggiunto Baghaei, con diversi cicli di comunicazioni già avvenuti.
Secondo i media iraniani, il potente capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, è atteso a Teheran giovedì 21 maggio, nell’ambito degli sforzi per raggiungere un accordo di pace. Dopo la visita del ministro degli Interni pakistano, il viaggio di Munir ha lo scopo di «proseguire i colloqui con i funzionari iraniani», hanno riferito l’agenzia di stampa Isna e altri media, senza fornire ulteriori dettagli.
«Abbiamo ricevuto la lista delle osservazioni degli Stati Uniti e le stiamo esaminando». Lo ha indicato il portavoce del Ministero degli Esteri dell'Iran Esmaeil Baghaei, citato dall'agenzia statale Nour News, con riferimento alle trattative mediate dal Pakistan per raggiungere un accordo di pace e alla nuova proposta in 14 punti consegnata da Teheran a Washington.
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth assicura che gli Usa sono «pronti all'azione», in attesa degli sviluppi negoziali tra Usa e Iran, assistiti dal lavoro dei mediatori. In un post di tre parole su X, il capo del Pentagono ha ripreso una clip del vicepresidente JD Vance, impegnato martedì nel briefing con i media alla Casa Bianca. «Non concluderemo un accordo che consenta agli iraniani di dotarsi di un'arma nucleare; pertanto, come mi ha appena detto il presidente Trump, siamo pronti all'azione. Non vogliamo imboccare quella strada, ma il presidente è disposto e in grado di farlo, qualora fosse necessario».
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso ottimismo sul fatto che un accordo di pace con l'Iran sia sempre più vicino. Trump ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti e l'Iran si trovano «proprio sul filo del rasoio»tra il raggiungimento di un accordo e la ripresa della guerra. «Se non otteniamo la risposta giusta, potrebbe succedere molto rapidamente. Dobbiamo ottenere la risposta giusta. Dovranno essere risposte positive al 100%», ha aggiunto. Il presidente ha affermato che concederà ancora «qualche giorno» affinché gli sforzi diplomatici abbiano successo. «Speriamo che quelle persone raggiungano un accordo che sia ottimo per tutti, ma non lo so... Se posso salvare delle vite aspettando un paio di giorni, penso che sia una cosa fantastica da fare».