Mentre il presidente americano Donald Trump attacca il cancelliere tedesco Friedrich Merz, contestando duramente la sua interpretazione del conflitto in corso, gli Stati Uniti impongono sanzioni a 35 tra individui e società ritenuti legati al sistema bancario ombra di Teheran. Il provvedimento anticipa l’annuncio del tycoon, nella notte italiana, di una presunta «vittoria militare» sull’Iran, fatto durante una cena con re Carlo III in visita negli Stati Uniti.
Ore 9:00 Usa sanzionano 35 entità-persone per aiuto Iran a eludere sanzioni
Ore 8:00 Trump: Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran
Ore 7:00 Trump attacca Merz, «pensa sia giusto abbia il nucleare, non sa di cosa parla»
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe preparato un piano per un’ondata di attacchi «breve e potente» contro l’Iran nella speranza di sbloccare lo stallo dei negoziati. Lo rivela Axios, citando tre diverse fonti informate, secondo cui dopo gli attacchi, che probabilmente includerebbero obiettivi infrastrutturali, gli Stati Uniti riprenderebbero le pressioni sul regime affinché torni al tavolo dei negoziati e mostri maggiore flessibilità.
Il presidente americano, Donald Trump, respinge la proposta iraniana e mantiene il blocco navale su Hormuz. Lo riporta Axios che cita una conversazione con il presidente. «Il blocco navale contro l’Iran finchè il regime non accetterà un accordo che affronti le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al suo programma nucleare», scrive il sito americano riportando le affermazioni di Trump.
«Approssimativamente, a oggi stiamo spendendo circa 25 miliardi di dollari per l'Operazione Epic Fury». Lo ha dichiarato il sottosegretario all’Esercito al Pentagono, Jules Hurst, in audizione in commissione Forze Armate alla Camera Usa. «La maggior parte di questa somma è destinata alle munizioni. Ovviamente, comprende anche le spese di gestione e manutenzione, le attrezzature e il personale», ha spiegato.
Secondo quanto riportato dal canale televisivo statale Press Tv, ripreso da Sky News, l’Iran potrebbe presto intraprendere «azioni militari concrete e senza precedenti» in risposta al blocco navale statunitense dei porti iraniani. Citando una «fonte di sicurezza di alto livello», l’emittente afferma che la mancata azione dell’Iran contro il blocco è stata un tentativo di «dare una possibilità alla diplomazia». Tuttavia, gli Usa «dovrebbero presto aspettarsi un diverso tipo di risposta al blocco navale in corso» se le condizioni dell’Iran venissero respinte.
Il rial iraniano, la valuta nazionale del Paese, ha toccato il suo minimo storico di 1,8 milioni per un dollaro, mentre il fragile cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele continua a reggere. Il rial era rimasto stabile per settimane durante la guerra, iniziata il 28 febbraio, in parte a causa della limitazione degli scambi commerciali e delle importazioni. Gli esperti avvertono che il crollo del rial rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione nel Paese. Molti beni importati, da alimenti e medicinali a elettronica e materie prime, risentono del tasso di cambio del dollaro.
Secondo quanto riportato da Axios, il presidente americano Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca i principali dirigenti del settore petrolifero e del gas per discutere delle conseguenze economiche e sui mercati energetici della guerra con l’Iran.
Tra i partecipanti figurava anche l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth. Alla riunione erano presenti anche alti funzionari dell’amministrazione, tra cui il capo di gabinetto Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Durante l’incontro si è parlato dell’impatto del conflitto sui mercati globali dell’energia, ma anche di temi come la produzione interna di petrolio, la situazione in Venezuela, il gas naturale e il trasporto marittimo.
Il blocco di internet in Iran è entrato nel 61mo giorno, superando le 1.400 ore di interruzione della connettività. Lo rende noto Netblocks, gruppo attivo nel monitoraggio della connettività globale. La sospensione di Internet, riferisce il gruppo, ha limitato drasticamente i canali di comunicazione e rafforzato il controllo statale sull’ambiente digitale del Paese. L’Iran ha dovuto affrontare limitazioni quasi totali all’accesso a Internet a livello globale per oltre due mesi, con connettività disponibile solo in misura limitata o selettiva in alcuni casi. Mentre la maggior parte della popolazione locale è esclusa dalle comunicazioni con il mondo esterno, le autorità e i media filo-governativi proseguono nelle loro attività digitali.
L’Iran deve «darsi una regolata» e accettare di includere nel negoziato in corso il programma nucleare, invece di rimandare la questione alla trattativa successiva. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post su Truth accompagnato da un’immagine, presumibilmente realizzata con l’IA, che lo mostra imbracciare un mitra sullo sfondo di quelli che appaiono impianti nucleari su una montagna punteggiata da esplosioni. A corredo dell'immagine la scritta 'No More Mr. Nice Guy', titolo di una celebre canzone di Alice Cooper traducibile come «basta fare il bravo ragazzo». «L’Iran non riesce a darsi una regolata. Non sanno come firmare un accordo non nucleare. Farebbero meglio a farsi furbi in fretta!», scrive Trump.
«In soli 60 giorni di conflitto la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro». Ursula von der Leyen fotografa così l’impatto economico della crisi in Medio Oriente, avvertendo: «Stiamo perdendo quasi 500 milioni al giorno».
L’aumento dei costi energetici è già significativo e rischia di protrarsi nel tempo. «Tutti dobbiamo affrontare una dura realtà: le conseguenze di questo conflitto potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni», ha dichiarato la presidente della Commissione europea, sottolineando la vulnerabilità dell’Ue alle tensioni globali. La linea di Bruxelles è netta: «La strada da seguire è ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita».
Sul piano geopolitico, l’obiettivo resta «una fine duratura alla guerra» e il «ripristino della piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz senza tariffe». Von der Leyen ha anche chiarito che «qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare il programma nucleare e missilistico balistico iraniano», indicando i nodi centrali per la stabilità della regione.
Il presidente americano Donald Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dei porti iraniani. A rivelarlo sono funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal. Nel corso di recenti incontri, tra questi un colloquio lunedì nella Situation Room, Trump ha optato per continuare a comprimere l’economia e le esportazioni di petrolio iraniane bloccando le rotte marittime da e verso i suoi porti, valutando le altre opzioni - riprendere i bombardamenti o ritirarsi dal conflitto - più rischiose del mantenimento del blocco. Il suo proseguimento tuttavia - osserva il quotidiano - prolunga un conflitto che ha fatto aumentare i prezzi della benzina, danneggiato i sondaggi di Trump e ulteriormente oscurato le prospettive dei repubblicani nelle elezioni di medio termine
Gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione sull’Iran imponendo sanzioni a 35 tra individui ed entità coinvolti nel sistema bancario ombra, accusati di facilitare miliardi di dollari legati all’elusione delle sanzioni e al sostegno al terrorismo. Washington ha anche minacciato misure contro le banche che fanno affari con raffinerie cinesi indipendenti, soprattutto nello Shandong, accusate di importare petrolio iraniano e pagare pedaggi per il passaggio nello Stretto di Hormuz. Il Tesoro ha infine avvertito che qualsiasi rapporto con soggetti legati al governo iraniano o ai Pasdaran potrebbe comportare pesanti sanzioni.
Il presidente degli Stati Uniti, che ospita alla Casa Bianca il re Carlo III del Regno Unito, ha affrontato il tema della guerra contro l’Iran in un discorso tenuto durante una cena di stato. Ha affermato che la sua amministrazione si stava «occupando di questioni relative al Medio Oriente» e che la situazione stava «andando molto bene». «Abbiamo sconfitto militarmente quell’avversario in particolare, e non permetteremo mai a quell'avversario – Carlo è ancora più d’accordo con me di quanto lo sia io – non permetteremo mai a quell'avversario di avere un’arma nucleare», ha aggiunto. Lo riporta la Reuters.
Il portavoce dell'esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha dichiarato in un video ripreso da Al Jazeera di non considerare «finita la guerra», nonostante il cessate il fuoco con gli Stati Uniti.
Il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, «pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non sa di cosa parla! Se l’Iran avesse un’arma nucleare, il mondo intero sarebbe in ostaggio. Sto facendo qualcosa con l’Iran, proprio ora, che altre nazioni, o presidenti, avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti!». Lo ha scritto il presidente americano DonaldTrump dopo che il cancelliere tedesco aveva detto che gli Usa non hanno una strategia in Iran.(riproduzione riservata)