«Un’intera civiltà morirà stasera, per non essere mai più riportata indietro», ha dichiarato qualche ora fa il presidente Usa Donald Trump. In serata è arrivata la dichiarazione di Papa Leone XIV: «Oggi, come tutti sappiamo, c'è stata una minaccia contro tutto il popolo dell'Iran e questo non è accettabile», ha detto il Pontefice ai giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castel Gandolfo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha abituato a roboanti promesse e repentine corse all'indietro. Così, parlando a Fox News, ha confermato la tempistica dell'ultimatum dato all'Iran, ma ha anche aperto a un potenziale posticipo.
Durante l'intervista telefonica all’emittente, il giornalista Bret Baier ha chiesto al presidente Usa di fornire le probabilità di un accordo negoziato tra Washington e Teheran entro le due di notte italiane. Il Tycoon non ha fornito percentuali, ma ha detto che le «8 di sera», secondo l’orario di Washington, restano in vigore come scadenza all’Iran.
Raccontando la conversazione con Trump, il giornalista di Fox News ha riportato le seguenti parole del presidente: «Se arriviamo a quel punto, ci sarà un attacco come non ne hanno mai visti».
Ma Trump ha poi aggiunto che «se i negoziati avanzano oggi e c'è qualcosa di concreto, questo (l’ultimatum e la conseguente offensiva, ndr) potrebbe cambiare».
Stando a Baier, Trump non ha voluto fare previsioni, ma ha detto che si sta «procedendo con i piani che abbiamo. È una cosa grossa».
Ore 17:45 Colpito un convoglio della Santa Sede in Libano
Ore 17:00 Usa negano di considerare l’uso di armi nucleari in Iran
Ore 16:00 L’Iran chiude i canali diplomatici con gli Usa
Ore 15:00 Trump: un’intera civiltà può sparire stanotte
Ore 14:00 Pasdaran: petrolio bloccato per anni
Ore 13:30 Esplosioni sull’isola di Kharg
Ore 12:30 Ue contro le minacce alle infrastrutture civili in Iran
Ore 12:00 Teheran risponde agli attacchi
Ore 11:30 Pasdaran: la guerra può espandersi fuori dal Golfo
Ore 11:00 Sale il bilancio delle vittime: quasi 3.600 morti da inizio guerra
Ore 10:00 Bombardamenti in corso su Teheran
Ore 9:00 L’ambasciatore iraniano in Pakistan: colloqui in fase critica
Ore 8:00 Mojtaba Khamenei in stato di incoscienza
Ore 7:00 Ultimatum di Trump forse esteso in caso di progressi
Ore 6:00 Israele agli iraniani: non prendete treni
Attaccato un convoglio di aiuti umanitari del Nunzio Apostolico in Libano, monsignor Paolo Borgia, costretto quindi a tornare indietro. Lo riferisce l’Afp. Il gruppo, scortato dal battaglione francese della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), era diretto verso Debel, vicino al confine con Israele. Diversi villaggi cristiani in questa zona sono coinvolti negli scontri a fuoco tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah. Gli abitanti di queste città cristiane si rifiutano di evacuare come chiesto dall’esercito israeliano, che sta avanzando nella parte meridionale del Libano.
La Casa Bianca nega la possibilità di considerare l’uso di armi nucleari in Iran. La smentita si è resa necessaria dopo un intervento di Jd Vance in Ungheria, dove è andato a sostenere il premier Viktor Orbán in vista delle elezioni. Il vicepresidente americano si è detto «fiducioso su una risposta, positiva o negativa, entro stasera alle 20», quando scadrà l’ultimatum di Trump. «Mi auguro che riceveremo la risposta giusta perché vogliamo un mondo in cui i flussi del petrolio scorrono liberamente. Ma dovete sapere che abbiamo strumenti che ancora non abbiamo usato se l’Iran non cambierà rotta».
L’Iran ha chiuso tutti i canali diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti. Lo scrive su X il Tehran Times. «Sono stati sospesi anche tutti gli scambi di messaggi», spiega il quotidiano controllato dal governo iraniano e legato alle fazioni più intransigenti dell’esecutivo.
Su Truth Trump torna a minacciare l’Iran in vista dell’ultimatum che scade questa notte (7 aprile): «Un’intera civiltà morirà stasera, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà. Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario può accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stasera, uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsione, corruzione e morte finiranno finalmente. Dio benedica il grande popolo iraniano!».
I Pasdaran minacciano di interrompere le forniture regionali di petrolio e gas «per anni», e avvertono i Paesi del Golfo che la «moderazione è finita» e che prenderanno di mira le infrastrutture degli Stati Uniti e dei loro alleati in tutto il Medio Oriente. Le parole dei Guardiani della Rivoluzione arrivano mentre si avvicina la scadenza fissata da Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Il presidente americano ha minacciato di annientare tutto l’Iran «in una sola notte» se non eseguirà le sue richieste.
Nuovo attacco all’isola di Kharg nel Golfo Persico. Lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr. A metà marzo l’esercito americano aveva già effettuato dei raid aerei sull’isola da cui proviene la stragrande maggioranza delle esportazioni iraniane di petrolio. Usa e Israele hanno lanciato poi un altro attacco contro un ponte vicino alla città di Qom, a sud di Teheran, e uno contro il ponte ferroviario di Kashan, vicino a Isfahan.
L’Unione Europea «respinge con fermezza» qualsiasi minaccia o attacco «contro le infrastrutture civili essenziali». Lo ha dichiarato una portavoce della Commissione. Queste azioni sono considerate «estremamente pericolose» perché rischiano di avere ripercussioni «su milioni di persone in Medio Oriente e oltre, e di provocare un’ulteriore e pericolosa escalation». Ecco perché l’Ue esorta tutte le parti a dar prova «della massima moderazione», a proteggere i civili e le infrastrutture civili e a rispettare «pienamente il diritto internazionale».
L’Iran bombarda diversi obbiettivi sia in Israele che nel Golfo. Nello Stato ebraico è stata presa di mira la zona industriale di Dimona, area importante per l’economia perché ospita un grande complesso chimico. Teheran ha colpito poi il centro di manutenzione e riparazione della Marina degli Stati Uniti nel porto di Jebel Ali (Emirati Arabi Uniti), uno dei più grandi scali americani nella regione. Infine l’Iran ha centrato la base aerea Ahmed Al-Jaber del Kuwait, che ospita forze militari statunitensi.
I Pasadaran minacciano di estendere il conflitto fuori dal Medio Oriente. «Se l’esercito terroristico statunitense oltrepasserà le linee rosse, la nostra risposta andrà oltre la regione», si legge in una nota dell’ufficio stampa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. «Non siamo stati e non saremo i primi a iniziare gli attacchi contro gli obiettivi civili, ma non esiteremo a reagire contro i vili attacchi contro le nostre di infrastrutture civili».
Sale il conto delle vittime della guerra in Iran. Dal 28 febbraio quasi 3.600 persone sono state uccise negli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro Teheran, tra cui almeno 1.665 civili. Di questi, almeno 248 erano bambini. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa per i diritti umani Hrana, una ong con sede negli Usa.
Nuovi attacchi aerei di Usa e Israele su Teheran, dove sono state udite tre forti esplosioni. Lo riferisce Al Jazeera, che parla di aerei da combattimento che stanno sorvolando la capitale iraniana.
«Gli sforzi positivi e costruttivi intrapresi dal Pakistan per porre fine alla guerra si stanno avvicinando a una fase critica e delicata». Lo scrive l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, su X. Il post è stato pubblicato poche ore prima dell’ultimatum del presidente americano Donald Trump, che ha minacciato di distruggere le infrastrutture essenziali in Iran se non si arriverà a un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz, vitale per le forniture globali di petrolio.
Mojtaba Khamenei sarebbe privo di sensi e in cura nella città di Qom. Lo scrive la testata israeliana Ynet, che riprende un articolo del Times. Secondo un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, pubblicato dal quotidiano britannico, la Guida Suprema iraniana sarebbe «in gravi condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcuna decisione del regime».
Donald Trump potrebbe estendere l’ultimatum all’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, fissato alle due del mattino italiane di domani 8 aprile, se ci saranno progressi verso un accordo. Lo dichiara ad Axios un alto funzionario dell’amministrazione americana. Un’altra fonte invece si è mostrata «scettica» sulla proroga. Trump resterebbe il principale «falco» anti-Iran mentre il capo del Pentagono, Pete Hegseth, e il segretario di Stato, Marco Rubio, «sembrano colombe».
Il vicepresidente, Jd Vance, e i due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero invece spingendo per raggiungere un’intesa subito, se possibile. Israele, Arabia Saudita ed Emirati, però, hanno chiesto a Trump di non fare concessioni sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e la consegna dell’uranio arricchito.
L’esercito israeliano ha suggerito agli iraniani di non viaggiare in treno fino alla sera del 7 aprile, alludendo a imminenti attacchi alle ferrovie del Paese. «Cari cittadini, per la vostra sicurezza, vi esortiamo ad astenervi dall’utilizzare o viaggiare in treno in qualsiasi parte del Paese da ora fino alle 21:00 ora iraniana», scrive su X l’esercito israeliano. «La vostra presenza sui treni e in prossimità dei binari mette a rischio la vostra vita». (riproduzione riservata)