L’emergenza geopolitica è diventato il dossier più urgente di Palazzo Chigi. Tra vertici con l’intelligence e riunioni tecniche, il governo di Giorgia Meloni vorrebbe mettere in campo almeno due linea di azione: il contenimento dei prezzi energetici e la gestione delle richieste di aiuti militari. «In questo momento», ha dichiarato il ministro della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, «è difficile dire qual è il tipo di intervento che dobbiamo attuare. Stiamo valutando quello è che il quadro complessivo, visto che ogni movimento di mercato porta con sé speculazione».
Petrolio e carburanti sono i primi a segnare il colpo, con effetti potenzialmente immediati sui prezzi al consumo. E su indicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida, il meccanismo pensato per intercettare sul nascere tensioni speculative e fenomeni di trasmissione anomala dei prezzi.
La prima riunione, alle 9.30, sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con un focus specifico su prodotti petroliferi e carburanti. La seconda, alle 11.30, allargherà il perimetro agli effetti macro: inflazione, carrello della spesa e filiera agroalimentare, tradizionalmente tra le più sensibili agli shock energetici.
Il governo non vuole farsi trovare impreparato come in altre fasi di volatilità internazionale. E infatti, già da lunedì, su impulso diretto di Urso, è stato potenziato il monitoraggio lungo l’intera filiera dei carburanti. Sotto la lente del Garante sono finiti i listini consigliati dalle compagnie, i margini di distribuzione e soprattutto i prezzi alla pompa.
I primi esiti dell’analisi sono stati trasmessi alla Guardia di Finanza, mentre alle principali compagnie petrolifere sono state chieste spiegazioni puntuali sulle recenti variazioni dei prezzi. Nel mirino, in particolare, il rapido adeguamento al rialzo di benzina e gasolio, spesso più veloce degli aumenti delle quotazioni internazionali e molto meno reattivo nelle fasi di discesa.
Sul fronte politico-strategico, la crisi mediorientale è stata al centro di un nuovo vertice svoltosi a Palazzo Chigi, presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepresidente e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini (collegato da remoto), il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, insieme ai vertici dell’intelligence.
Al termine della riunione si è convenuto che, giovedì 5 marzo, Tajani e Crosetto torneranno in Parlamento e riferiranno alle Camere sull’evoluzione del quadro internazionale. Non si esclude che i due ministri affronteranno il tema degli aiuti militari: come riportato da Il Corriere della Sera, sono almeno quattro i Paesi del Golfo che hanno già chiesto aiuti militari al governo italiano: Kuwait, Emirati arabi uniti, Qatar e Bahrein. Inoltre, il titolare della Farnesina, parlando a 5Minuti, ha dichiarato che se gli Stati Uniti dovessero chiedere di utilizzare le basi militari sul territorio italiano «il governo farà una valutazione». (riproduzione riservata)