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Guerra dei dazi, Morgan Stanley prevede un impatto limitato per le azioni europee. Il dollaro resta un rifugio sicuro
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Guerra dei dazi, Morgan Stanley prevede un impatto limitato per le azioni europee. Il dollaro resta un rifugio sicuro

19 gennaio 2026, 15:40 Ultimo aggiornamento: 15:59

Gli investitori puntano sui beni rifugio come il franco svizzero e l’euro dopo le ultime minacce del presidente Trump di imporre dazi a otto Stati europei a causa della Groenlandia. Ma nessun sell America. Le implicazioni per la crescita dell'Ue e la Bce

Gli investitori puntano sui beni rifugio come il franco svizzero e l’euro dopo le ultime minacce del presidente statunitense, Donald Trump, di imporre dazi a otto Stati europei a causa della Groenlandia.

Le minacce di Trump e la reazione europea

Nel fine settimana Trump ha detto che imporrà un'ulteriore tariffa di importazione del 10% a partire dal 1° febbraio sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Gran Bretagna, fino a quando gli Stati Uniti non saranno autorizzati ad acquistare la Groenlandia.

I leader europei hanno già preparato alcune misure di ritorsione se i dazi dovessero essere applicati. L’Europa potrebbe colpire gli Stati Uniti con 93 miliardi di euro di dazi dal 6 febbraio o limitare l'accesso delle aziende americane al mercato europeo.

«Con le elezioni di mid-term negli Usa alle porte e le minacce statunitensi sulla Groenlandia destinate probabilmente a unire l’opinione europea, una ritorsione dell’Ue che colpisca settori politicamente sensibili negli Stati Uniti appare molto più credibile», commentano gli esperti di Banque Lombard Odier & Cie Sa. «Il nostro scenario di base rimane che questi dazi non entreranno in vigore: anche se lo facessero per un breve periodo, le ricadute politiche per gli Usa derivanti da qualsiasi escalation possono essere più significative degli effetti economici diretti».

L'impatto sui mercati valutari

In ogni caso, con il riaccendersi della guerra commerciale, il franco svizzero registra il maggior rialzo giornaliero (fino a 1,2540) rispetto al dollaro da un mese a questa parte, l’euro sale dello 0,46% a 1,1634 dollari, la sterlina dello 0,22% a 1,3413 dollari e il cross dollaro-yen flette dello 0,12% a 157,902 (la moneta giapponese, sui minimi di metà 2024, è comunque un caso a sé con le probabili elezioni entro luglio che hanno aumentato le aspettative di un maggior stimolo fiscale e di un intervento di Tokyo sulla valuta).

Il dollaro resta un rifugio sicuro

«Di solito si pensa che la minaccia di dazi porti a un indebolimento dell'euro», ha detto Khoon Goh, responsabile della ricerca di Anz. «Ma, come abbiamo visto anche l'anno scorso, quando le tariffe del Giorno della Liberazione sono state messe in atto, l'impatto sui mercati valutari è stato più verso la debolezza del dollaro ogni volta che c'è una maggior incertezza politica proveniente dagli Stati Uniti».

Tuttavia, secondo Jane Foley, chief currency strategist di Rabobank, non bisogna dare per scontato che il dollaro non sia più un bene rifugio: «anche se gli investitori non statunitensi decidessero di ritirare il loro denaro, dove andrebbero? Gli altri mercati non sono abbastanza grandi per mantenere questo status».

Per altro, a detta del team di Ebury, questa volta la reazione iniziale del mercato valutario è stata contenuta e non si vedono ancora segnali che il trend «sell America» sia tornato in pieno vigore. «Non vogliamo saltare a conclusioni affrettate. Ci siamo già passati molte volte, ovviamente, e per la maggior parte le grandi e roboanti minacce tariffarie di Trump non si sono concretizzate o, per lo meno, sono state annullate poco dopo. Anche se ci aspettiamo che la storia si ripeta», indicano gli esperti della società fintech, «l'imprevedibilità dell'amministrazione Trump significa che nulla può essere dato per scontato».

L'imprevedibilità di Trump

Il grande timore è che l'ultima ondata di protezionismo statunitense possa «compromettere l'accordo commerciale Usa-Ue e scatenare una guerra commerciale totale tra America ed Europa che creerebbe solo caos e danneggerebbe la crescita globale. Si dice che Trump si tira sempre indietro e, sebbene sospettiamo che probabilmente lo farà di nuovo, aspettatevi una maggior nervosità del mercato finché non lo farà», avvertono a Ebury.

In attesa del rapporto sull'inflazione Pce di dicembre questa settimana, concludono gli esperti di Ebury, «i mercati non hanno ancora reagito a questa nuova ondata di volatilità politica vendendo il dollaro come hanno fatto ad aprile, ma la situazione potrebbe cambiare in un attimo se Trump dovesse continuare a farsi strada prepotentemente verso un accordo sulla Groenlandia».

La risposta ufficiale dell’Ue finora è stata affermare che «l’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale» e che «i dazi comprometterebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero di innescare una pericolosa spirale discendente».

Le implicazioni per la crescita dell'Ue e la Bce

Dal punto di vista politico, «questa situazione può rafforzare la determinazione dei Paesi europei ad aumentare ulteriormente la spesa per la difesa. In assenza di una rapida de-escalation, ci aspetteremmo anche che l’Ue aumenti i dazi sulle merci statunitensi e potenzialmente attivi il suo strumento anti-coercizione (prevede restrizioni su import/export di beni e servizi, limitazioni agli investimenti diretti esteri e ai diritti di proprietà intellettuale, restrizioni all'accesso agli appalti pubblici Ue e all'immissione sul mercato di prodotti regolamentati, ndr)», sottolinea Jens Eisenschmidt, il capo economista europeo di Morgan Stanley.

Chiaramente, dazi più alti e una nuova incertezza commerciale rappresentano rischi negativi per la crescita dell’area euro. Da questo punto di vista, «la nostra previsione per la Bce di due ulteriori tagli dei tassi di interesse a giugno e a settembre resta. Potremmo, però, ipotizzare che i tagli arrivino prima in uno scenario in cui i dazi dovessero aumentare su entrambi i lati dell’Atlantico e il sentiment economico dovesse peggiorare», continua Eisenschmidt.

La politica monetaria probabilmente non sarebbe l’unica risposta macroeconomica: anche maggiori spese fiscali potrebbero essere una possibilità sia a livello nazionale sia a livello europeo. «Questo dovrebbe fornire una rete di sicurezza contro un impatto molto significativo sul pil dell’Europa», aggiunge il capo economista europeo di Morgan Stanley, convinto che i dazi attuali degli Usa rappresentino «un freno, ma finora non molto forte. La nostra regola empirica sull’impatto dei dazi americani sulla crescita dell’area euro è che tariffe universali del 10% si tradurrebbero in un calo della crescita compreso tra 30 e 60 punti base del pil dell’area euro. Ad oggi, nel contesto dell’accordo commerciale di luglio tra Usa e Ue, riteniamo che gli impatti osservati si collocano nella fascia bassa della nostra stima».

L'analisi di Morgan Stanley sui rischi economici

Le esportazioni europee verso gli Stati Uniti sono diminuite parecchio (-20% annuo a novembre del 2025), con picchi per alcuni prodotti (chimici e farmaceutici) e, in ultima analisi, cali per la maggior parte degli altri. Tuttavia, le esportazioni europee verso il resto del mondo sono rimaste resilienti, e l’incertezza commerciale è diminuita drasticamente nella seconda metà del 2025.

«Ciò detto, stiamo ancora monitorando gli effetti e potrebbero esserci ulteriori sviluppi, poiché ci vuole tempo per assorbire pienamente uno shock», sostiene Eisenschmidt, prevedendo che Trump possa usare la prossima decisione della Corte Suprema sull’Ieepa (l’International Emergency Economic Powers Act) come opportunità per ridurre leggermente i dazi.

I nuovi dazi del 10% relativi alla Groenlandia sollevano, infatti, due domande critiche: quali autorità verrebbero utilizzate per imporre questi dazi, dato che la decisione potrebbe arrivare già martedì 20 gennaio, e cosa potrebbe significare per l’attuale accordo commerciale bilaterale con l’Ue. «Come abbiamo osservato, questi accordi sono fragili e comportano un alto rischio di esecuzione, e l’accordo Usa-Ue comporta un rischio ancora maggiore», avverte l’esperto.

Altri rischi negativi all’orizzonte? Attualmente l’esperto di Morgan Stanley vede la crescita dell’area euro all’1% nel 2026, con qualche rischio al rialzo, ma gli sviluppi di questo weekend vanno chiaramente nella direzione opposta con una crescita che potrebbe perdere slancio nel medio termine a causa delle tensioni commerciali. «Meglio, quindi, rimanere cauti con le previsioni di crescita dell’area euro per il 2026», dice.

L'impatto sui mercati azionari europei

A livello di azionario, per Marina Zavolock e Regiane Yamanari sempre analisti di Morgan Stanley, l’esposizione delle azioni europee all’ultimo colpo di Trump è «idiosincratica» piuttosto che «diffusa». I due hanno stimato che solo il 2,2% dei ricavi dell’indice Msci Europe sia «direttamente esposto» ai dazi. Detto in altri termini, circa il 10% del peso dell’Msci Europe è composto da aziende con oltre il 10% dei ricavi esposti ai nuovi dazi.

Quasi metà dell’esposizione legata alla Groenlandia nelle azioni europee ricade attualmente sotto l’International Emergency Economic Powers Act che Trump ha utilizzato come giustificazione per i suoi dazi. «La decisione molto attesa della Corte Suprema degli Usa sulla legittimità dei dazi Ieepa di Trump dovrebbe arrivare già martedì. I mercati si aspettano in larga misura che l’Alta Corte si pronunci contro Trump», dichiarano Zavolock e Yamanari.

Per cui in questa situazione i due esperti di Morgan Stanley hanno ribadito il suggerimento di sovrappesare (overweight) in portafoglio le azioni del settore della difesa europea, sostenendo che gli ultimi sviluppi «rafforzano la necessità e la determinazione dell’Europa ad assumersi una maggior responsabilità per la propria sicurezza e autonomia strategica, il che richiede un sostanziale aumento della spesa per la difesa nei prossimi anni». In sintesi, vedono «rischi tattici limitati per le azioni europee e flussi di diversificazione continui». (riproduzione riservata)



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