Dal primo Conto Energia alla stagione del fotovoltaico avanzato. I vent’anni di Greenergy attraversano l’intera parabola industriale delle rinnovabili in Italia, tra accelerazioni incentivate e frenate normative che hanno ridisegnato il mercato. Oggi il gruppo guidato dall’amministratore delegato Valentino Vivo arriva al traguardo con una pipeline complessiva di circa 2,5 Gigawatt, dei quali 2 Gigawatt attivi tra fotovoltaico e sistemi di accumulo (Bess), e avvia un biennio 2026-2027 che apre una nuova fase di espansione.
«Quando abbiamo iniziato», spiega a MF-Milano Finanza, «attorno al fotovoltaico c’era ancora molto scetticismo. Aver attraversato 20 anni ci colloca tra i primi che hanno creduto davvero in questa tecnologia. Il contesto è sempre stato estremamente instabile: normative che cambiano, sistemi incentivanti che prima accelerano il mercato e poi lo frenano bruscamente, domanda altalenante. C’è stata una fase di fortissima espansione e subito dopo una contrazione improvvisa. Molte realtà nate in quegli anni non esistono più. Noi siamo cresciuti in modo graduale, trasformandoci da start-up a operatore indipendente strutturato da 30 milioni di ricavi, con attività che coprono sviluppo, costruzione e servizi».
Il 2026 segna un’accelerazione significativa: l’obiettivo è mettere a terra circa 80 Megawatt che si aggiungeranno ai 100 Mw già realizzati, portando la capacità complessiva vicino ai 180 Mw, quasi un raddoppio dei volumi installati finora. «Il 2026 e il 2027 saranno anni molto importanti perché entreranno in costruzione numerosi impianti già autorizzati. In parte erano stati rallentati in attesa dei nuovi meccanismi di mercato, tra Ppa e strumenti incentivanti. Oggi abbiamo un piano industriale che prevede una crescita strutturata: nei prossimi tre anni contiamo di realizzare circa 400 Megawatt complessivi, con una media intorno ai 130/150 Mw annui».
Circa l’80% degli impianti sarà a terra, con una forte componente agrivoltaica avanzata. «Noi abbiamo creduto nell’agrivoltaico prima che diventasse una parola di moda. Parliamo di impianti che coniugano produzione elettrica e tutela del suolo, con sensoristica evoluta e monitoraggio continuo».
Greenergy punta a rafforzare il proprio posizionamento lungo tutta la catena del valore. «Operiamo dallo sviluppo alla costruzione fino ai servizi post-realizzazione. Guardiamo con interesse anche a operazioni straordinarie che possano integrare competenze e ampliare la nostra offerta».
Inevitabile un commento sul decreto Bollette, approvato il 18 febbraio scorso dal governo.
«Ogni misura che mira a ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese è positiva. L’Italia ha tra i costi energetici più elevati in Europa e questo incide sulla competitività del sistema Paese. Intervenire per alleggerire la bolletta è corretto. Tuttavia c’è necessità di stabilità regolatoria. Gli investimenti nelle rinnovabili richiedono certezze. Interventi che incidono sugli incentivi o sui flussi di cassa degli impianti, anche se motivati da esigenze contingenti, possono aumentare la percezione di rischio. Anche sui tempi delle autorizzazioni serve un cambio di passo: occorre tutelare i progetti in fase avanzata che hanno già sostenuto costi rilevanti».
«Dal nostro punto di vista il rischio è anche opportunità. In ogni fase di mercato cerchiamo di individuare spazi per creare valore, ma è fondamentale che il quadro regolatorio resti coerente e prevedibile. Gli obiettivi 2030 e 2050 richiedono una componente rinnovabile forte. La tecnologia è matura. Gli investimenti non devono essere scoraggiati, ma accompagnati da una programmazione stabile». (riproduzione riservata)