Con grandi opere per circa 450 miliardi di euro, un grosso contributo agli investimenti e all’accelerazione degli iter autorizzativi può arrivare dai finanziamenti sostenibili. A patto però che i progetti possano davvero esibire credenziali verdi. È la battaglia che sta portando avanti l’Ais, l’Associazione Infrastrutture Sostenibili, che mette insieme stazioni appaltanti, società di ingegneria, imprese di costruzioni, produttori di materiali e tecnologie e società di servizi, contando circa 100 associati tra i quali Enel, Webuild, Autostrade per l’Italia etc .
«La sostenibilità è fondamentale, sbagliato ridurla a una questione di facciata. Non è più nemmeno un costo, ma un’opportunità. Significa anche avere autorizzazioni più veloci, meno ostacoli da parte delle comunità locali, presenta insomma una serie di vantaggi che si possono spendere quando si va a trattare un finanziamento», spiega Lorenzo Orsenigo, presidente di Ais, a MF-Milano Finanza, «Possono sembrare considerazioni persino scontate, ma nella pratica non lo sono. Le infrastrutture vanno realizzate con una prospettiva di medio/lungo termine. Vuol dire pensare oggi a come l'opera impatterà domani sul territorio e sulla collettività, così da poterne spiegare l’impatto in termini di qualità della vita. L’approccio è valido che si tratti di un collegamento ferroviario, una variante autostradale o persino del Ponte sullo Stretto di Messina».
Partendo dai numeri del rapporto congiunturale e previsionale del Cresme, che prevede per gli investimenti nel rinnovo residenziale una flessione del -26,5% e una crescita dell’ 11,4% per quelli in opere pubbliche rispetto al 2023, Orsenigo sostiene la necessità di cavalcare questa tendenza per facilitarne la messa a terra dei cantieri.
Ma come coniugare investimenti infrastrutturali e sostenibilità? La ricetta di Ais passa per il position paper sul cantiere sostenibile, al quale hanno lavorato oltre 100 professionisti indicati da 30 tra i principali operatori nazionali, e alcune proposte chiave, a cominciare dalle gare d’appalto.
«Si potrebbe pensare all’utilizzo di un meccanismo premiante nei punteggi assegnati alle imprese che adottano protocolli e sistemi di rating sostenibili», sottolinea Orsenigo, «La valutazione del cosiddetto sottostante nei fondi green va presa molto sul serio. Non basta che l’ opera sia considerata rispettosa dell’ambiente, deve essere realizzata con criteri di sostenibilità oggettivi e misurabili, per esempio secondo il Protocollo Envision, un vero e proprio sistema di rating per le infrastrutture». In generale, significa attenersi al principio Dnsh secondo il quale ogni progetto finanziato nell'ambito del Pnrr deve garantire la totale assenza di impatti di rilievo sull'ambiente. «La sostenibilità andrà valutata anche attraverso la valutazione PdR Uni, l’Ente Nazionale di Normazione, sul cantiere, attualmente in fase di approvazione».
Tra le proposte di Ais c’è anche quella di istituire nella direzione lavori la figura di un responsabile per la sostenibilità e di formare degli esperti in grado di valutare i rischi idrogeologici. Ma qui si incontrano altre difficoltà. «Il numero di ingegneri addetti è gravemente insufficiente a soddisfare le richieste ed esigenze in tema di protezione dai rischi», commenta Orsenigo, «E in futuro potrebbe essere ancora peggio: basti pensare che al Politecnico di Milano in appena 10 anni c’è stata una diminuzione di laureati magistrali in Ingegneria Civile di quasi il 30%». (riproduzione riservata)