L’Italia ha perso l’occasione di ospitare l’Expo 2030, ma nei prossimi due anni sarà protagonista di due rilevanti eventi internazionali che potranno fungere da vetrina mondiale. O, al contrario, mettere a nudo le debolezze organizzative del Paese.
Da un lato l’Italia dal gennaio 2024 ha assunto, per la settima volta, la presidenza del G7, il foro intergovernativo economico-finanziario che riunisce, a cadenza annuale, i capi di Stato e di governo di sette Paesi altamente industrializzati: Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Usa.
Se i lavori a guida italiana sono iniziati da quasi un mese - il 7 febbraio si è tenuta la prima riunione interministeriale - e si protrarranno fino alla fine dell’anno con una serie di riunioni tecniche e incontri istituzionali dedicati ai principali argomenti di attualità internazionale, il faro è puntato sul sul vertice del 13-15 giugno in Puglia tra i capi di Stato e di governo degli Stati membri. Per non farsi trovare impreparato il governo ha stilato un decreto-legge contenente «disposizioni urgenti per la realizzazione degli interventi infrastrutturali connessi con la presidenza italiana del G7», che lunedì 4 marzo ha avuto il via libera alla Camera con 141 sì e passa così all'esame del Senato.
Il testo prevede la nomina di un commissario straordinario, per cui è stato scelto Fulvio Maria Soccodato, già sub commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del 2016. Ma soprattutto prescrive che l’affidamento degli appalti di lavori, servizi e forniture, avvenga con la procedura negoziata senza pubblicazione di bando di gara, per ragioni di urgenza. D’altronde il vertice principale del G7 è tra soli tre mesi e il commissario è in servizio da un mese.
A disposizione ci sono oltre 18 milioni di euro per il 2024, di cui 50 mila euro di compenso per il commissario, 16 milioni per la messa in sicurezza della rete stradale pugliese (147,570 km di strade comunali, provinciali e statali) e due milioni per la realizzazione di elisuperfici.
Dall’altro lato manca meno di un anno all’apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro che decreterà l’inizio del Giubileo 2025. Eppure dei 230 interventi previsti da 2,9 miliardi - a cui si aggiungono i 500 milioni del filone Pnrr «Caput Mundi» - uno soltanto è stato completato: la messa in sicurezza e il collaudo dell’area eventi a Tor Vergata, dove sorgono le Vele della Città dello Sport e che avrebbe dovuto ospitare l’Expo 2030. Insieme a Centocelle è una delle due aree dove si svolgeranno gli eventi con il Papa. L’investimento ha una consistenza di 70 milioni.
Si contano poi 32 interventi, ovvero 70 cantieri, in corso e che vanno dal sottovia di Piazza Pia da 70 milioni alla riqualificazione di piazza dei Cinquecento da 30 milioni. Altre 60 opere saranno avviate entro marzo e 30 sono in fase di gara. Altre 107 opere sono in fase di progettazione. Questo emerge dal 12esimo aggiornamento sull’attuazione del Piano per preparare Roma all’anno giubilare, sotto la guida del Commissario straordinario al Giubileo nonché sindaco capitolino, Roberto Gualtieri. Non sorprende quindi che il 51,1% delle opere previste risulti in ritardo rispetto al cronoprogramma iniziale e che per l’8,6% (venti opere) di queste sia scattato l’allarme rosso, per criticità e rallentamenti consistenti.
Peculiare il caso dello snodo ferroviario del Pigneto, per garantire il collegamento con le linee Orte-Fiumicino Aeroporto e Roma-Viterbo, la cui gara è andata deserta per tre volte, nonostante l’aumento dell’importo da 100 a 116 milioni. Se ne riparlerà ormai dopo il 2025. (riproduzione riservata)