Sul tavolo del fondatore Fausto Manzana non c’è soltanto la vendita di una quota di Gpi, ma anche la ricerca di una nuova guida operativa. Gpi è il colosso trentino della sanità digitale che vende software a ospedali, cliniche private e alla Pa da 510 milioni di euro di ricavi.
Secondo quanto riferiscono alcune fonti finanziarie a MF-Milano Finanza, la holding FM - cassaforte di famiglia con cui Manzana ha in portafoglio il 47,9% del capitale della quotata Gpi ma ne esprime il 57,3% dei diritti grazie al voto maggiorato - avrebbe contattato una società di head hunter per trovare un manager adatto a scrivere il nuovo capitolo della società nella fase dell’apertura del capitale a cui seguirà una nuova accelerazione nell’internazionalizzazione.
Manzana, attuale amministratore delegato, si ritaglierebbe un ruolo da presidente onorario. Secondo altre fonti, il prossimo ceo sarebbe già in casa: Andrea Di Santo, consigliere cooptato nel board a marzo di quest’anno con alle spalle 30 anni di esperienza da manager industriale e forti skill nella sanità. Come rivelato da questo giornale (si veda il quotidiano del 17 giugno), il dossier apertura del capitale è sul tavolo dei fondi di private equity.
Nelle settimane scorse è circolato il nome del colosso americano Kkr che in Italia controlla la società della rete tlc Fibercop, ma si tratta solamente di interlocuzioni informali. Inoltre pare che con gli americani non ci sia già da subito un allineamento sul prezzo. Non è stata ancora aperta una gara formale, anche perché a quanto risulta Manzana starebbe ancora esplorando il gradimento dei potenziali investitori.
Sul tavolo ci sarebbe la doppia opzione della vendita di quote di minoranza o della cessione del controllo. Non c’è un disegno chiaro e la scelta finale dipenderebbe anche dalla natura dell’acquirente. Fra le opzioni ci sarebbe anche l’ingresso al piano di sopra, nella holding, senza un riassetto a cascata nella controllata.
Per le quote di Gpi, dov’è presente anche Cdp con il 18,4% della società (e con il 22,3% dei diritti di voto), c’è un vincolo di lock-up proprio con il colosso di via Goito, entrato nel capitale nel 2022. (riproduzione riservata)