Le stime sull'andamento economico e finanziario contenute nel Def sono «improntate alla prudenza e alla responsabilità», in linea con l’approccio adottato dal governo Meloni finora, da non confondere però con mancanza di ambizione. D’altronde con tale criterio l’esecutivo è riuscito sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia e nei prossimi giorni varerà un ulteriore pacchetto di aiuti a favore dei redditi medio bassi. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Documento di economia e finanza, di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.
Questa duplicità è stata riconosciuta e promossa sia da Bankitalia che dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Infatti le previsioni del Def sugli indicatori macroeconomici per il 2023-26 risultano coerenti con l’attuale andamento dell’economia italiana, pur collocandosi nella parte superiore dell’intervallo delle stime disponibili.
Restano però delle ombre sul futuro dell’economia italiana, da qui al 2026. La possibilità che l’inflazione resti elevata, soprattutto nella componente di fondo, e che il calo dei prezzi dell’energia che si sta registrando non dovesse trasmettersi ai prezzi finali degli altri beni «le conseguenze per la crescita potrebbero essere più prolungate», sottolinea Sergio Nicoletti Altimari, capo di dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia. Inoltre va monitorata «la forte riduzione del credito alle imprese, in gran parte normale conseguenza della restrizione monetaria» ma che riflette tanto i rimborsi che le imprese hanno effettuato attingendo alle ampie disponibilità liquide presso le banche quanto «condizioni di offerta più stringenti».
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Un altro problema italiano, in questo caso strutturale, che minaccia la crescita è l’elevata pressione fiscale. Sarebbe «importante ridurla soprattutto per le fasce meno abbienti della popolazione», continua Altimari. Ma questo richiederebbe aumenti di spesa pubblica e tagli di entrate significativi, dunque il governo deve individuare «coperture adeguate, strutturali e credibili».
Aspetto un po’ lacunoso nel Def, secondo la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari. Non è chiaro infatti il raccordo tra il taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi, pari a tre miliardi di euro (che si tradurrebbe in un aumento annuale del reddito disponibile di 200 euro in media, stando alle simulazioni di Bankitalia), indicato come temporanea, e gli interventi strutturali previsti nel disegno di legge delega per la riforma fiscale.
Nondimeno Palazzo Koch e l’Upb sono totalmente allineati sul ruolo chiave del Pnrr per la crescita italiana. Le previsioni contenute nel Def potranno infatti concretizzarsi soltanto se saranno attuati «con tempestività ed efficienza le riforme e gli investimenti previsti dal Pnrr, anche con gli eventuali aggiustamenti necessari», sottolinea Altimari.
D’altronde la completa realizzazione dei progetti previsti nel Recovery varrebbe per l’Italia circa tre punti percentuali di pil complessivi da qui al 2026, calcola l’Upb. Però nei primi due anni del Piano, aggiunge Cavallari, l'attivazione di investimenti pubblici è stata moderata, per cui adesso «occorre un forte recupero della capacità di spesa per compensare i ritardi».
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