È iniziata la volata finale nel maxi processo antitrust che vede imputata Google negli Stati Uniti. La causa si è aperta il 21 aprile con la richiesta, formalmente avanzata dal rappresentante del Dipartimento di Giustizia Usa (Doj), di misure drastiche – spezzatino compreso – contro Google. La società ha già perso un altro procedimento antitrust sulla pubblicità online ed è pronta a difendersi, in primo grado e in appello. Oggi, 22 aprile, si inizia con alcune testimonianze di peso, tra cui quella di Nick Turley, head of product di OpenAI.
Nell’estate 2024 una sentenza ha definito quello di Google un «monopolio illegale» nelle ricerche online. Di conseguenza, a novembre il Doj ha chiesto che la big tech venda il browser Chrome, uno dei pilastri del suo modello di business, per ripristinare la concorrenza.
Agguerrita la replica di Mountain View che ha fin da subito ha detto di essere pronta a combattere in appello, se il tribunale dovesse accogliere le richieste del Doj, ritenute sproporzionate e dannose per l’innovazione. Il processo dovrebbe durare alcune settimane, durante le quali saranno ascoltati numerosi testimoni - tra cui diverse società tecnologiche - dopodiché arriverà la sentenza, forse già nel mese di maggio o a giugno.
«È giunto il momento di dire a Google e a tutti gli altri monopolisti che ci sono delle conseguenze quando si infrangono le leggi antitrust», ha dichiarato David Dahlquist, avvocato del Doj, nella sua arringa iniziale davanti alla corte. Google, ha aggiunto il legale, ha creato un monopolio con tecniche non lecite e lo ha rafforzato con l’intelligenza artificiale.
Secondo l’accusa, Alphabet ha replicato con l’AI il modello – contestato –utilizzato con il motore di ricerca. Google, infatti, ha stretto un accordo da 20 miliardi di dollari con Apple per essere il motore di ricerca di default sui dispositivi della Mela. Dopodiché, ha fatto lo stesso con Samsung per installare il chatbot Gemini sugli smartphone della compagnia coreana. La rottura di tali accordi esclusivi, considerati dannosi per la concorrenza, è uno dei rimedi chiesti dal Doj.
Google si oppone, sostenendo che gli utenti scelgono i suoi servizi perché sono più efficienti di quelli dei competitor. Prima di decidere, il giudice ascolterà alcuni dei rivali di Mountain View, tra cui le società di AI come Perplexity AI e OpenAI. (riproduzione riservata)