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Goldman Sachs punta sul rame

07 agosto 2023, 14:30 Ultimo aggiornamento: 14:31

L’influenza del Politburo cinese, l’organo decisionale più importante del Paese presieduto dal presidente Xi Jinping, sul comparto dei metalli industriali è stata relativamente contenuta finora. In seguito all’incontro politico della scorsa settimana in cui il Politburo del partito comunista ha promesso nuovi interventi di sostegno al Paese, i prezzi dei metalli di base hanno solo in parte seguito l’andamento rialzista dei mercati. “Gli investitori sono stati poco inclini a considerare questo incontro come un catalizzatore positivo per il mercato dei metalli, complice la mancanza di interventi concreti a favore di un aggiustamento della domanda della materia prima, per cui siamo d’accordo con la visione generale di un impatto limitato” fanno sapere da Goldman Sachs. “Rimaniamo ribassisti su nichel, zinco, minerale di ferro e rialzisti sul rame” aggiungono. Il comparto dei metalli può contare su fondamentali eccezionalmente solidi, che non dipendono in maniera diretta dalle mosse del Politburo. Tuttavia, gli analisti segnalano che i prezzi del rame potrebbero esser stati intaccati dal deterioramento delle condizioni di crescita della Cina e dall'impatto negativo che ciò ha avuto sul sentiment della domanda finale.

 

 

Per Goldman Sachs, Pechino è intenzionata a modificare la propria politica macro al fine di contrastare i venti contrari alla crescita interna, in primis il rallentamento del mercato immobiliare e la scarsa fiducia del settore privato, che hanno posto un forte freno al prezzo del metallo rosso. Sebbene nell’ultimo incontro del Politburo non siano stati fatti nuovi annunci, il business del rame può fare affidamento su un significativo supporto politico, per cui qualsiasi altra decisione a suo favore è un plus. Negli ultimi 9 mesi, la domanda manifatturiera dei mercati sviluppati ha pesato sul consumo dei metalli su scala globale. “Abbiamo subito rilevato che tali pressioni sono da ricondurre in gran parte alla normalizzazione post-pandemia dei settori manifatturieri, a cui si somma l’effetto dei tassi in crescita dei mercati sviluppati” spiegano da Goldman Sachs. Inoltre, gli ultimi dati pubblicati questa settimana mostrano scarsi miglioramenti del pmi manifatturiero europeo, mentre quello Usa sta dimostrando una certa resistenza, complice anche la spesa sostenuta del CHIPS act (legge pensata per rafforzare l'ecosistema dei semiconduttori in Usa e garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento) che sta stimolando la spesa privata per l'edilizia negli Stati Uniti.

 

 

Il deterioramento della domanda europea è destinato ad alimentare le pressioni al ribasso sui prezzi dell'alluminio, con il riavvio della capacità di fusione nella provincia cinese di Yunnan. Inoltre l'assenza di misure di sostegno alle maggiori importazioni di metallo dal dragone lascia il mercato primario dell'alluminio ex-Cina sempre più esposto all’indebolimento della domanda europea. “Date queste premesse, ci aspettiamo che il prezzo dell'alluminio quotato alla London Metal Exchange, la borsa dei metalli non ferrosi più importante del mondo, rimanga sotto pressione nel breve termine, vicino al livello di 2.000 dollari per tonnellata, fino a quando le condizioni della domanda dei mercati sviluppati non miglioreranno o i cicli di destoccaggio non invertiranno l’attuale rotta” fanno sapere da Goldman Sachs, aggiungendo che “i nostri economisti pensano che il ciclo di destoccaggio abbia superato il punto di minimo nell'area dell'euro, situazione che sarebbe di sostegno ad un'eventuale ripresa della domanda europea di alluminio”. (riproduzione riservata)



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