La normativa italiana sul golden power è illegittima perché attribuisce al governo prerogative che invadono il perimetro esclusivo della Bce e finisce per ostacolare la libera circolazione dei capitali. La legge scoraggia operazioni di consolidamento nel settore bancario e consente interventi potenzialmente motivabili da ragioni economiche, non compatibili con i criteri di sicurezza nazionale e ordine pubblico previsti dal diritto europeo.
Sono queste le motivazioni alla base della procedura d’infrazione avviata venerdì 21 novembre dalla Commissione Ue. Le contestazioni riguardano l’intera legge sul golden power, finita nel mirino dell’Ue dopo che Palazzo Chigi ha imposto quattro prescrizioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm, tra cui l’uscita entro nove mesi dalla Russia. La banca guidata dal ceo Andrea Orcel ha poi ritirato l’offerta e si è rivolta al Consiglio di Stato per annullare il decreto emesso dal governo.
Come anticipato mercoledì 19 da MF-Milano Finanza, l’Ue ha agito dopo una serie di rinvii (tutto era pronto già a ottobre) dovuti, secondo ricostruzioni, anche alle pressioni italiane per posticipare la messa in mora. La stessa Meloni avrebbe affrontato più volte la questione con Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione è sempre attenta a non infastidire la premier italiana perché ne ha bisogno per avere i numeri necessari nel Parlamento Europeo in caso di contrasti nella sua storica maggioranza (Ppe, S&D e Renew).
L’Italia ora avrà due mesi per rispondere alle contestazioni e in questo periodo continuerà a trattare con Bruxelles per evitare che la procedura d’infrazione vada avanti. A fine ottobre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva già aperto a una modifica della legge sui poteri speciali, di cui il governo può servirsi per tutelare l’interesse nazionale nei settori strategici. Ora il titolare del Mef sembra pronto a fare uno sforzo ulteriore.
«La Commissione solleva obiezioni sulla norma cosiddetta golden power, riformata nel 2022 con il governo Draghi. Sulla base delle valutazioni della sentenza risponderemo ai rilievi che ci vengono mossi nelle sedi competenti. Con spirito costruttivo e collaborativo faremo una proposta normativa che farà chiarezza e supererà le obiezioni. Siamo convinti che permetterà di avere un quadro di competenze condiviso», commenta il titolare del Mef. Si tratterà, insomma, di definire meglio le diverse competenze: quelle della Commissione, della Bce e dell’Italia. E lo strumento utilizzato potrebbe essere un decreto legge oppure un emendamento alla legge di bilancio.
Bruxelles ha formalmente aperto la procedura dopo l’Eu Pilot avviato dalla Dg Fisma della commissaria Maria Luis Albuquerque. In una nota l’esecutivo comunitario ha parlato di mancato rispetto del regolamento sul Meccanismo di Vigilanza Unico e ha espresso preoccupazione sulla normativa golden power perché conferisce al governo italiano ampie prerogative per esaminare, bloccare o imporre condizioni alle operazioni societarie nel settore bancario.
Pur essendo intesa a salvaguardare la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, prosegue la nota, «tale normativa, così come applicata dalle autorità italiane, rischia di consentire interventi ingiustificati per motivi economici, che compromettono i principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei capitali nel mercato unico». La legge italiana, inoltre, «si sovrappone alle competenze esclusive della Bce nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico».
L’Ue ha acceso un faro sul golden power dopo il caso Unicredit-Banco Bpm. Ma la portavoce della Commissione, Arianna Podestà, ha precisato che «la lettera di costituzione in mora riguarda la normativa italiana sui poteri speciali e non è indirizzata a una situazione specifica». Sull’ops di Unicredit si sarebbe dovuta esprimere la Dg Comp, guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, che si è mossa per verificare eventuali violazioni del regolamento sulle concentrazioni. Sembra però che l’Antitrust Ue non si pronuncerà sulla vicenda perché Orcel ha ritirato l’ops, facendo cessare la materia del contendere.
«Per quanto concerne la procedura dell’articolo 21» del regolamento europeo sulle concentrazioni, «il 14 luglio avevamo esposto le nostre preoccupazioni preliminari riguardo all’esercizio della normativa sul golden power in una specifica operazione. Il governo italiano ha inviato una risposta che stiamo valutando», precisa tuttavia Podestà. «Si tratta di casi separati: la decisione di oggi riguarda la normativa sui poteri speciali in sé, senza riferimento a nessun caso specifico, mentre le procedure ai sensi dell’articolo 21 sono separate e lì non abbiamo preso alcuna decisione».
L’eco della procedura d’infrazione è arrivato fino in Italia, dove è subito bagarre con l’opposizione. «Semplicemente incredibile che un governo che ha costretto l’Italia a una folle austerità per spendere di più in armi, provando a uscire dalla procedura d’infrazione per deficit, adesso si ritrovi sotto un’altra procedura d’infrazione europea per come ha gestito il risiko bancario», dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della Commissione d’inchiesta sulle banche.
«Abbiamo un Governo che ha saldato un’alleanza di ferro con alcune banche e alcune cordate finanziarie, arrivando a regalare la filiera che va da Mps a Generali, passando per Mediobanca. Il tutto attraverso cessioni mirate di pacchetti della banca senese, risanata con i soldi degli italiani». (riproduzione riservata)