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Gilberto Pichetto, ministro Ambiente e Sicurezza Energetica, ed Emanuele Orsini, presidente Confindustria
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Energia, ora è pressing su Cdp per i bond taglia-bollette

di Angela Zoppo
15 dicembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 22:11

Gli industriali: necessario cartolarizzare gli oneri di sistema per 5 miliardi l’anno. Si accende il dibattito sulla misura più discussa del dl Energia: i bond di Cassa per tagliare i prezzi. Il ministro Pichetto: necessarie altre valutazioni. Allerta aiuti di Stato | Il decreto Energia piace al mercato. Risparmi per quasi 30 miliardi per famiglie e imprese

Il pressing degli industriali e la prudenza del governo stanno rimestando le acque attorno al decreto energia, atteso per fine 2025 con interventi per circa 2 miliardi di euro a beneficio di 4,5 milioni di famiglie e delle piccole e medie imprese sulle bollette 2026. Non è più soltanto una partita sulle singole misure – bonus, sconti o interventi tampone – ma un confronto sul metodo e sulla portata del decreto e in particolare sul coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti, chiamata in causa nell’ultima bozza che introduce la cartolarizzazione degli oneri di sistema: una partita che vale 25 miliardi di euro.

Coe funziona la misura più attesa dagli industriali

La misura, come ormai noto, piace agli industriali perché con 5 miliardi di euro l’anno finanziati da bond a 20 anni emessi dalla Cassa si andrebbe a sterilizzare per cinque anni la componente Asos della bolletta, ovvero la voce che copre gli incentivi per le rinnovabili e la geotermia.

Ma il fine settimana del 13 e 14 dicembre è andato meno liscio del previsto rispetto all’impazienza manifestata dagli industriali. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin intervenendo dal palco di Atreju si è mostrato più prudente sul contenuto della bozza in circolazione: «ci sono valutazioni in corso».

Secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini invece non va perso tempo e «la cartolarizzazione è una misura indispensabile», tanto che la si vorrebbe estendere a sei anni rispetto ai cinque ipotizzati, portandola da 25 a 30 miliardi di euro.

Ma già altre fonti vicine al dossier Energia aggiungono al dibattito un elemento per spiegare come mai dalle parti del Mase si sta ancora ragionando sulla proposta dei bond: c’è da capire se l’intervento di Cdp potrebbe configurarsi come aiuto di Stato.

Tutte le proposte contro il caro-energia

Mentre il dibattito torna ad accendersi, dal fronte industriale stanno emergendo anche altre proposte per abbassare i costi dell’energia.

Per esempio, si propone di utilizzare gli impianti di energia rinnovabile esistenti per realizzare il cosiddetto «disaccoppiamento» tra i prezzi per fonte e rendendo disponibili fino a ulteriori 23 Teravattora di energia rinnovabile nel periodo 2026-2030.

I benefici verrebbero trasferiti ai consumatori industriali. Si guarda anche all’ottimizzazione dell'idroelettrico attraverso l’assegnazione delle concessioni esistenti (che stanno quasi tutte arrivando a scadenza) a fronte di un piano di investimenti e la riserva del 15% dell'energia idroelettrica, in accordo con le Regioni, per i consumatori industriali (pari a 6 Twh annui) a un prezzo competitivo esente da tasse e canoni regionali, locali e nazionali.

Si è parlato anche dell’integrazione dei mercati all’ingrosso del gas attraverso l’eliminazione dello spread Ttf (olandese) e Psv (italiano), permettendo di ottenere un risparmio diretto di circa un miliardo di euro l’anno sulle bollette gas e un ulteriore alleggerimento di pari importo sulle bollette elettriche di cittadini e imprese.

Gli industriali chiedono anche di fare leva sulla produzione nazionale di gas naturale e biometano, destinandola alle imprese a forte consumo di gas per il tramite del Gse, il Gestore del Sistema Elettrico. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima già prevede di arrivare a produrre circa 5 miliardi di metri cubi annui di biometano al 2030, 4 miliardi dei quali per il settore industriale con benefici parametrati al costo delle emissioni di CO2 evitate (circa 15 euro al Megawattora).
L’altro fronte di pressing riguarda il nucleare, perché la bozza di disegno di legge trasmessa al Parlamento dal Consiglio dei ministri dovrà essere discussa e approvata nei primi mesi del 2026 per poter avere i primi reattori disponibili dal 2035. L’obiettivo è coprire una quota dell’11% del fabbisogno energetico nazionale attraverso la produzione di energia nucleare. (riproduzione riservata)



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