Le imprese tedesche aprono all’integrazione tra Unicredit e Commerzbank. A una settimana dal blitz che ha portato Piazza Gae Aulenti al 9% dell’istituto di Francoforte per 1,5 miliardi, le associazioni imprenditoriali escono allo scoperto.
Una possibile acquisizione di Commerzbank da parte di Unicredit potrebbe «avviare la trasformazione urgentemente necessaria dell'attività in difficoltà di Commerzbank, al fine di renderla nuovamente competitiva, un vantaggio anche per le aziende tedesche», ha dichiarato ieri Marc Tenbieg, direttore generale della Deutscher Mittelstands-Bund di Dusseldorf, l’associazione tedesca delle piccole e medie imprese che rappresenta circa 25.000 aziende in tutta la Germania.
«Senza un sostegno esterno, difficilmente Commerzbank potrà sopravvivere nel mercato finanziario globale a lungo termine», ha spiegato Tenbieg, per cui il consolidamento in Europa è necessario a creare offerte più interessanti verso le pmi. Per l’associazione tedesca comunque un deal comporta anche dei rischi.
«In tempi incerti, molti imprenditori vogliono affidarsi a partner nazionali», ha ammesso Tenbieg. Le preoccupazioni per i possibili tagli di posti di lavoro e per il trasferimento della sede centrale all'estero sono comprensibili, «tuttavia, sono proprio misure di questo genere che potrebbero risolvere le difficoltà di Commerzbank». Lo Stato non dovrebbe quindi adottare misure protezionistiche contro l’operazione visto che, in ultima analisi, un partner più forte gioverebbe anche alle piccole e medie imprese: «ecco perché i meccanismi naturali del mercato non dovrebbero essere nuovamente disturbati dall'intervento dello Stato», ha concluso Tenbieg.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa sempre ieri la Bundesverband mittelständische Wirtschaft di Berlino, l’associazione federale delle piccole e medie imprese a cui aderiscono 55.000 mila aziende. «Nell'attuale fase di notevoli sconvolgimenti economici, partner finanziari forti e solidi sono estremamente importanti per le piccole e medie imprese», ha dichiarato a Reuters il capo economista dell’associazione Hans-Jürgen Völz. «È quindi giusto che le banche commerciali sfruttino il loro potenziale di redditività, rafforzino il loro bilancio, crescano e siano quindi in grado di sopravvivere sul mercato come partner affidabili per le pmi», ha aggiunto Völz per cui, «nel caso di Commerzbank, se una fusione con un'altra istituzione bancaria europea contribuisse a questo obiettivo, noi la accoglieremmo con favore».
La berlinese Bundesverband Junger Unternehmer, l'associazione dei giovani imprenditori tedeschi, ha una visione simile. «Indipendentemente da ciò che accadrà ora a Commerz, ritengo positivo che lo Stato faccia un passo indietro come influente azionista», ha dichiarato il presidente nazionale Thomas Hoppe. «La decisione deve essere mantenuta a prescindere da qualsiasi consolidamento del mercato bancario, che è di natura più economica che politica».
Finora né il governo tedesco, né altre istituzioni di Berlino si sono espressi sull’operazione di Unicredit e solo i sindacati sono usciti allo scoperto. Stefan Wittmann per esempio, portavoce di Verdi che siede nel board di sorveglianza di Commerz, è andato all’attacco in un’intervista al quotidiano francese Les Echos.
Nel frattempo Unicredit starebbe già preparando le prossime mosse. La banca intende portare avanti la propria strategia in due tappe: prima un progressivo arrotondamento della partecipazione attraverso acquisti sul mercato e poi il balzo per l’aggregazione. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, tra la fine del mese e l’inizio di ottobre la banca dovrebbe presentare a Bce l’istanza per superare il 10% del capitale, specificando la finalità dei nuovi acquisti. Nel mirino ci sarebbero sia la quota residua in mano allo Stato, il 12% che potrà finire sul mercato anche prima della scadenza del lock-up, sia i robusti pacchetti in mano ai fondi e ad altri gruppi privati.
Con un’autorizzazione della Vigilanza, la quota in mano a Unicredit potrebbe irrobustirsi fino al 20% di Commerz, così da poter costruire un dialogo con management, amministratori e azionisti della banca tedesca, sinora cauti nei giudizi sull’operazione. Sul passo successivo sarebbero al vaglio diverse opzioni, compresa un’opa totalitaria sulla banca. Sullo sfondo resta l’ipotesi di un intervento di Deutsche Bank che avrebbe iniziato a esaminare il dossier. Restano infine aperte le discussioni all’interno del governo sull’opportunità di cedere l’ultimo 12% di Commerz rimasto in portafoglio. (riproduzione riservata)?????????????????????????????????????????????????