Fondata a Genova nel 1754 da Giovan Battista Gismondi (fornitore di Papa Pio VI e della famiglia Doria), Gismondi 1754 è una casa di creazione, produzione e commercializzazione di gioielli che, sotto la guida di Massimo Gismondi, ha raggiunto in gioielleria un’eccellenza e una competenza ormai riconosciute a livello globale. Massimo Gismondi, noto per la visione del gioiello come arte, esprime nelle sue creazioni secoli di artigianalità e una ricca storia, coniugate con uno stile contemporaneo che tramanda così un gusto per il bello, eredità della sua famiglia da oltre sette generazioni. Dal mese di aprile 2023, del Gruppo Gismondi 1754 fa parte anche il prestigioso marchio Vendorafa i cui gioielli si sono sempre più distinti, oltre che per la creatività, per le pregevoli lavorazioni manuali, come la martellatura, l’incisione e lo sbalzo – tecniche simbolo della lavorazione artigianale valenzana. Gismondi ha assunto su di sé il ruolo di direttore creativo del marchio, iniziando, da subito, a immaginarne lo sviluppo per dare continuità e nuovo impulso, alle linee estetiche esistenti, cercando di re-interpretarne lo stile per dare seguito all’eredità di questo storico esempio di una gioielleria fatta a mano in Italia da italiani.
UN PATRIMONIO ITALIANO

UNA GRANDE STORIA

Di generazione in generazione l’arte e le cura del cliente sono passate di mano in mano, fino ad arrivare a Massimo Gismondi, il primo, che decide di dedicare lo sguardo solamente alla gioielleria. Incoraggiato da un successo sempre crescente, lascia la bottega di famiglia e progressivamente apre i negozi di Portofino e St. Moritz, che mettono Gismondi 1754 a contatto diretto con la clientela internazionale. Seguono poi l’apertura dei concessionari e di alcuni corner in Neiman Marcus negli USA, un concessionario a Napoli ed uno a San Pietroburgo oltre ad un negozio a Milano all’interno del The Brian & Barry Building in via Durini ed uno in franchising nella famosa Pariska di Praga.
CREATIVITÀ ED ECCELLENZA ARTIGIANALE
Valenza Po, un distretto manifatturiero della gioielleria, unico al mondo in cui una grande capacità tecnica, la ricerca della perfezione lasciano spazio alla sensibilità ed alla creatività di chi conosce a fondo il proprio lavoro ed ama esprimere se stesso nelle cose che fa; Massimo Gismondi cerca e chiede questo livello di coinvolgimento ai suoi artigiani.
L’amore per “l’imperfezione” è appannaggio solamente di artigiani che consci della propria capacità tecnica sanno raggiungere “il Bello”, lasciando traccia nascosta della loro maestria in piccole imperfezioni visibili solo alla lente di ingrandimento… questo si trova sempre nei gioielli di Gismondi 1754.
Per realizzare un gioiello Gismondi 1754 gli artigiani devono dimostrare la capacità di essere sensibili e creativi, elemento imprescindibile per entrare in sintonia con la ricerca stilistica di Massimo Gismondi, pietre che apparentemente fluttuano nell’aria, simmetrie asimmetriche, posizioni e incastonature delle pietre inattese, questi sono gli elementi della sua ricerca.
UN TERRITORIO, INFINITA ISPIRAZIONE
«In un mio gioiello le pietre non devono dare l’idea di essere simmetricamente disposte, perché», dice Massimo Gismondi, «quali sono le cose che non ti stanchi mai di guardare? Il fuoco del caminetto ed il mare, perché non stanno mai fermi ed hanno forme inattese sempre nuove… così devono essere i miei gioielli!».
Essere Liguri ed essere cresciuti nei colori nelle forme della Riviera Ligure, influenza tutta l’opera di Massimo Gismondi, il suo amore per i colori della vegetazione e del mare ligure, l’incombenza delle montagne a picco sul mare, tutto questo è la sorgente di ispirazione dei prodotti di Gismondi 1754, filtrato da storie familiari di viaggi in Oriente, piccole memorie di gesti d’amore.

Non solo. Prima del risplendente sorgere, ogni Fenice sceglie un luogo bellissimo e appartato dove tessere il suo straordinario nido preparandosi al ciclo dell'immortalità. Così l’ispirazione nasce anche dal sacrificio che la Fenice maestosa compie mentre crea il nido in cima alla palma affinché il suo successore possa risorgere. «Oltre all'eccezionale bellezza, ogni Fenice che risorge è la conoscenza immortale e l'esperienza delle difficili circostanze del passato, un simbolo di rinnovamento, speranza e possibilità del nostro destino», riflette Massimo Gismondi.